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Dieci domande sulle Regioni
Dino Martirano
Corriere della Sera 1/3/2019

Il governo continua a trattare con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna per mettere a punto singole intese Stato-Regioni finalizzate a concedere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Sanità (trattamento di medici e infermieri), infrastrutture (autostrade, ferrovie, porti, aeroporti, reti), istruzione (assunzione dei docenti), beni culturali (musei), politiche per il lavoro (centri per limpiego), costituiscono solo alcune delle funzioni di questa partita.

1 Autonomia differenziata: come funziona?

Trattenendo le risorse finanziarie ora destinate allo Stato, la Regione chiede il trasferimento di funzioni (ambiente, tutela della salute, istruzione, tutela del lavoro, rapporti internazionali e con lUnione europea, tutela beni culturali, etc.) da esercitare direttamente.

2 Come si finanziano i servizi regionali?

Il Veneto, per esempio, chiede che le risorse necessarie a finanziarie le sue nuove funzioni corrispondano ai 9/10 del gettito riscosso nel territorio della regione delle principali imposte erariali (Irpef, Ires e Iva). Tuttavia, ogni Regione ha una differente capacità fiscale per cui le minori entrate per lo Stato dovrebbero poi essere compensate dal fondo perequativo.

3 Cosa stabilisce la Costituzione in materia?

La Costituzione, infatti, prescrive che lo Stato garantisca le prestazioni a tutti i cittadini a prescindere dalla capacità fiscale dei territori.

4 Chi concede lautonomia alle Regioni ordinarie?

Il Parlamento, approvando a maggioranza assoluta un disegno di legge del governo. Il testo che recepisce lintesa Stato-Regione non sarebbe, secondo uninterpretazione della Costituzione, emendabile dalle Camere che dovrebbero solo recepire i contenuti dellaccordo. Invece, unaltra scuola di pensiero sostiene che i ddl del governo sulle intese Stato-Regione sono emendabili perché si chiede al Parlamento di spogliarsi di una potestà legislativa.

5 Quante Regioni hanno chiesto più autonomia?

Alle tre regioni di testa, che nel 2018 hanno sottoscritto accordi preliminari con il governo Gentiloni, si aggiungono 5 consigli regionali: Campania, Liguria, Marche, Piemonte e Umbria che hanno dato mandato ai rispettivi presidenti di attivare un negoziato con il governo. Basilicata, Puglia e Calabria sono alla fase preliminare.

6 Quali materie sarebbero trasferite alle Regioni?

Veneto e Lombardia hanno chiesto più autonomia su 23 materie (tre della quali di esclusiva competenza statale: giustizia di pace, norme generali sullistruzione e tutela dellambiente) mentre lEmilia-Romagna si è limitata a 15. Per la sanità, il Veneto chiede di poter legiferare su personale e acquisti. La Lombardia vuole controllare le concessioni autostradali e le ferrovie regionali; arretrare i beni pubblici dal demanio statale a quello regionale; regionalizzare musei statali (con relativo personale) come la pinacoteca di Brera e il Palazzo ducale di Mantova.

7 Come avviene il trasferimento delle funzioni?

Ogni funzione acquisita dalle Regioni deve però essere ceduta dai ministeri competenti che già stanno facendo resistenza.

8 Cosa sono Lep, Lea e costi storici?

Per quantificare le risorse da trattenere dalle regioni, si considerano alcuni parametri: i costi storici (quanto è costato un determinato servizio); i Livelli essenziali di prestazione (Lep) che riguardano tutti i servizi esclusa la Sanità; i Livelli essenziali di assistenza (Lea) dedicati agli ospedali. Solo dopo aver calcolato Lep e Lea, si potrà giungere a valutare i fabbisogni standard. Cioè i costi del servizio differenziato in ogni regione.

9 Chi decide i fabbisogni standard?

Esiste già una commissione per i fabbisogni standard (Ctfs) composta da tecnici di livello ma senza presidente da 9 mesi. Ora il governo prevede commissioni paritetiche di 18 membri (9 della regione interessata e 9 dal ministero per gli Affari regionali) che procederanno al calcolo dei fabbisogni standard.

10 Le Regioni con poca capacità fiscale?

Per i governatori del Nord le intese Stato-regione sono unopportunità per tutti gli italiani. Però, dal Mezzogiorno si moltiplicano le preoccupazioni di chi teme un federalismo fiscale ostile alle compensazioni tra regioni ricche e povere. È vero infatti che, se il Veneto tratterrà i 9/10 dellIva incassata nel suo territorio, i suoi servizi saranno più efficienti. Ma il gettito rimanente (1/10) sarà sufficiente a soccorrere le Regioni con capacità fiscale limitata?



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