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Cividate Camuno, Villa Malaguzzi. Pareti che «parlano»
Eletta Flocchini
Corriere della Sera - Brescia 6/3/2019

Ci sono luoghi e persone che si somigliano. E assorbendo tratti e atmosfere gli uni dalle altre, finiscono con lo scambiarsi le rispettive identità e diventare una cosa sola. Come quei matrimoni che durano tutta una vita o certi legami affettivi, in cui ci si sente così a proprio agio da creare un’armoniosa simbiosi, senza però annullarsi.

La stessa cosa è accaduta a un antico palazzo nel cuore di Cividate Camuno e alla sua proprietaria, Silvia Malaguzzi. Il luogo è una signorile dimora che pare uscita da un romanzo ottocentesco e da una saga familiare di eterei quanto originali personaggi (letterati, preti, persino un aviatore), tutti rigorosamente Malaguzzi con rispettivi coniugi indietro nel tempo fino al Cinquecento.

L’attuale a proprietaria di Villa Malaguzzi è una storica dell’arte — attualmente vive a Firenze dove insegna al Middlebury College — specializzata nello studio dei gioielli antichi: «Da parte di mamma provengo da una famiglia di antiquari esperti in preziosi». Dalla parte paterna, invece, si dipana la lunga discendenza «camuna» di abitanti di Villa Malaguzzi che lei, Silvia, ha ereditato da alcuni anni e trasformato in un luogo di eventi e iniziative, aprendolo al pubblico.

«Da bambina trascorrevo qui tutte le estati. I Malaguzzi hanno sempre abitato questa casa, incluso mio padre. Io ho sempre vissuto a Firenze ma per questo luogo ho avuto sin da piccola un amore intenso». Una casa di famiglia, luogo del cuore. Fra le stanze affrescate del palazzo, i camini in marmo, i pavimenti in cotto e porte intagliate si sono incrociati i destini di tante persone: «I Malaguzzi hanno iniziato ad abitarla all’incirca nel Cinquecento; erano di origine emiliana, come Daria Malaguzzi madre di Ludovico Ariosto. Non siamo una famiglia nobile in senso tradizionale anche se c’è uno stemma. I miei antenati erano quasi tutti intellettuali, come il mio bisnonno che fu preside alle scuole di Breno. Alla Valle Camonica i miei avi erano legatissimi».

Con la morte del padre, Silvia Malaguzzi eredita la grande casa: «Ho iniziato ad attuare i lavori di sistemazione, essendo una dimora antica e ho deciso di aprirla al pubblico. Non è stata una scelta a cuor leggero, ma destinarla a location di eventi, come matrimoni, conferenze, feste private mi ha permesso di poterla mantenere».

Oggi Villa Malaguzzi ha ancora il fascino di un luogo discreto e ricco di storia, che risente delle generazioni che l’hanno abitata: «Quando vengo qui sento quasi delle presenze. Io mi diverto a chiamarli “i fantasmi di Villa Malaguzzi” come lo zio Agostino, l’aviatore, e sua moglie la zia Pina, che trascorsero qui una vita lunga e bellissima, fra partite a tennis, musica e serate di ballo. O lo zio Piero, che si era sposato con una scrittrice veneziana».

Ma quale sarà il futuro di questa casa? «Vorrei continuare a destinarla a incontri ed eventi particolari, magari culturali. E aprirla alle visite. Resta comunque un patrimonio storico e artistico importante della Valle Camonica».



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