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Napoli, Caravaggio. Il prof che ha rifiutato di firmare l’evento: «Lasciai perché ero contrario a trasferirla»
Roberto Russo
Corriere del Mezzogiorno - Campania 6/3/2019

Porzio: «Bellenger vuole che mi dimetta dal Museo»

NAPOLI «Evidentemente avevo visto giusto». Giuseppe Porzio, 43 anni, docente di Storia dell’Arte moderna a L’Orientale, considerato uno dei maggiori esperti della pittura caravaggesca, è stato sempre contrario al trasferimento e aveva firmato a sua volta la petizione contro il prestito pur facendo parte del Comitato scientifico del Museo di Capodimonte.

Professore Porzio, eppure lei era stato chiamato a far parte del comitato organizzatore della mostra. Ci spiega cos’è accaduto?

«Premetto che dal gennaio 2016 sono componente del Comitato scientifico del Museo di Capodimonte. Verso la fine di maggio dell’anno scorso il direttore Sylvain Bellenger mi convocò per una riunione preliminare con la curatrice Cristina Terzaghi e un altro componente. Mi venne illustrato l’elenco dei dipinti che si intendeva mettere in mostra. Quando sentìì nominare “Le Sette opere” ebbi un sussulto e subito misi in chiaro le cose, cioé che a mio avviso era una decisione sbagliata».

Ci fu tensione tra voi?

«No, assolutamente. In quell’occasione espressi il mio parere da studioso che ovviamente era opposto a quello di Bellenger e anche a quello di Terzaghi, quest’ultima ha sempre insistito molto per quel prestito. Alla fine della riunione ognuno rimase sulle sue posizioni».

Poi cos’è accaduto?

«Niente, non sono stato più convocato, né mi sono più occupato dell’organizzazione ma ho svolto il mio ruolo all’interno del Comitato scientifico del museo come accade da anni. Poi però nei mesi successivi ho trovato il mio nome tra quelli che figurano nel comitato scientifico della mostra. A quel punto ho inviato una mail molto garbata a Bellenger».

Cosa gli ha scritto?

«Nulla di polemico, semplicemente ho ricordato che non condividevo le ragioni del prestito e gli ho chiesto, seppur a malincuore, di cancellare il mio nome dalla mostra, ecco non ho aggiunto altro, niente di particolarmente polemico ma ho semplicemente ribadito come la penso».

E la risposta?

«Beh, il direttore mi ha inviato una mail nella quale mi chiedeva, per coerenza, di dimettermi anche dal comitato scientifico del museo».

Immagino che non le abbia fatto piacere.

«Lasciamo stare, non voglio accendere uno scontro personale. Mi limito a ricordare che lo scopo dei comitati scientifici dev’essere quello di esprimere pareri autorevoli e, nel caso, anche fare da contenimento...Ovviamente non vedo che c’entri la coerenza, un conto è far parte di un comitato per una singola mostra, altro del comitato scientifico di nomina ministeriale».

Ma lei perché era contrario al prestito delle Sette opere?

«Il mio non era un no assoluto. Quando venne prestata alla Royal Academy di Londra negli anni 80 aveva un senso perché fu al centro di un evento internazionale; così come epocale fu L’ultimo tempo di Caravaggio a Capodimonte nel 2004-2005. Ma se come viene detto la prossima mostra vuol essere un ripensamento delle opere caravaggesche sull’ambiente figurativo napoletano, allora non c’è alcun luogo migliore per ammirare le “Sette opere” che non sia la sua sede “naturale” cioè il Pio Monte di Misericordia. Al suo interno quel quadro è perfettamente storicizzato, se ne può godere la vista anche dall’alto dalla sala del coretto, senza contare la possibilità di ammirare le altre opere in mostra. Insomma, tutto questo senza voler parlare dei rischi connessi a un qualsiasi spostamento di opere d’arte».

Rischi e criticità che sono stati sottolineati proprio ieri nel provvedimento firmato dal direttore generale del Mibac Gino Famiglietti. Le dimensioni della tela e la stessa delicatezza del luogo in cui si trova, la presenza di altre opere non meno importanti ai lati del capolavoro, hanno suggerito al direttore del ministero di sconsigliare l’autorizzazione del prestito.



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