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Rutelli: il mondo abbatte statue come fossero post
Paolo Conti
Corriere della Sera 10/3/2019

Lallarme: da Colombo a Nagy, è rischioso demolire quello che non corrisponde a ciò che pensiamo ora

Cè un diffuso desiderio di semplificare la storia. Di pretendere che i monumenti non abbiano ombre e contraddizioni e di arrivare a un astratto politically correct. Lo vediamo con leliminazione dei monumenti a Cristoforo Colombo negli Stati Uniti, o al martire dello stalinismo Imre Nagy in Ungheria, addirittura a Gandhi in alcune zone dellAfrica....

Francesco Rutelli, ex sindaco di Roma ed ex ministro per i Beni culturali, oggi si occupa di diplomazia culturale internazionale e presiede lAssociazione Priorità Cultura. Parla allAccademia di Francia a Roma, a villa Medici, su invito del direttore Stéphan Gallard , cè anche lambasciatore di Francia Christian Masset. Il titolo dellincontro è Continuiamo a demolire i monumenti. Stavolta non si parla delle odiose distruzioni dellIsis né del lavoro di ripristino, da parte della sua associazione, di alcuni tesori danneggiati. Il nodo è ciò che continua ad avvenire in tempo di pace, in Occidente: Leggere la storia nella sua complessità, con spirito critico, è indispensabile per capire la modernità e costruire un universo simbolico condiviso, non sterilizzato da polarizzazioni e contrapposizioni politiche. Sostiene in sostanza Rutelli che abbattere i monumenti perché non corrispondono più a ciò che pensiamo oggi è un controsenso. Soprattutto una rimozione della storia che rischia di non farci più riconoscere in una memoria comune. Occorre saper contestualizzare.

Per esempio, si chiede Rutelli, ha avuto senso labbattimento del monumento a Colombo nel novembre scorso nel Gran Park di Los Angeles? È stato accusato di essere liniziatore del più grande genocidio della storia, quelli dei nativi americani. È davvero così? È stato abbattuto lanno scorso il monumento Early Days a San Francisco perché rappresenta un nativo americano a terra, un cowboy e un frate francescano... beh, se San Francisco si chiama così, ci sarà anche un motivo. È stata la scelta giusta per un monumento con 125 anni di storia?. Lo stesso discorso vale, dice Rutelli, per i monumenti ai soldati dellArmata Rossa abbattuti sia a Tallinn, in Estonia, che a Varsavia: Le condizioni politiche sono cambiate ma si tratta comunque di chi liberò quelle terre dalloccupazione nazista. Altro esempio è il Memoriale italiano ad Auschwitz realizzato nel 1980 da grandi nomi della nostra cultura come lo studio Bbpr, il regista Nelo Risi, con testi di Primo Levi, musiche di Luigi Nono, rimosso perché non corrisponde più alle nuove linee narrative dei monumenti in Polonia. Conclusione: Abbattere monumenti non è come rimuovere post che non ci piacciono più. Rischiamo di non avere in futuro più monumenti nelle piazze perché lo spazio pubblico è sempre più digitale e sarà sempre più difficile una condivisione assoluta.



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