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Roma. Portico d’Ottavia, la riqualificazione sarà finanziata dai commercianti
Lilli Garrone
Corriere della Sera - Roma 19/3/2019

Sul piatto 400 mila euro. Residenti favorevoli Il nodo dell’occupazione di suolo pubblico

Via i marciapiedi, in buona parte distrutti. Pavimentazione completamente in sampietrini, anche per riprendere le antiche caratteristiche della via. E lungo la passeggiata nuovi elementi di arredo comprese panchine «vis a vis», per premettere a chi si vuole riposare di parlare facilmente. Infine, risistemazione delle fognature.

Ecco il restyling del Portico d’Ottavia , che i commercianti sono disposti a pagare di tasca propria: la cifra si aggira intorno ai 400 mila euro, ma sia i negozianti sia gli abitanti vogliono restaurare la strada centrale del Ghetto, dove abita la più antica comunità ebraica del mondo, oggi in abbandono. Il progetto dovrebbe comprendere anche nuove regole per l’occupazione di suolo pubblico: in cambio infatti si chiede un piano per le sedie e i tavoli di ristoranti e bar che da tempo non c’è (oggi in teoria i locali sarebbero in gran parte abusivi). Nella proposta, che ha già superato vari esami, ci sono spazi che vanno da sei a dodici tavolini al massimo, quindi occupazioni piuttosto contenute, con arredi uniformi e al posto degli ombrelloni grandi teloni bianchi. Un piano di massima occupabilità, però, era già allo studio del I Municipio e adesso quello schema dovrebbe essere armonizzato con il nuovo. La proposta dei commercianti è stata consegnata al I Municipio e la giunta ha dato mandato all’ufficio tecnico di convocare una Conferenza dei servizi entro questo mese, in modo che possano subito partire i lavori.

«Riteniamo importante riqualificare una zona storica come il Ghetto, dove noi viviamo - afferma il presidente dell’Associazione dei commercianti Alberto Ouazana - Questo luogo va assolutamente migliorato perché è un fiore all’occhiello della nostra città, un bacino di utenza importante e soprattutto qui è la nostra storia». Ma il nodo potrebbero essere proprio le occupazioni di suolo pubblico: «Sono decisamente modeste - spiega Ouazana - e nonostante questo dopo tre anni di contatti e confronti con le istituzioni non siamo ancora riusciti a concludere l’operazione. Gli assessori del Municipio sono molto collaborativi, ma ci sono difficoltà oggettive che vanno affrontate, molte realtà cambiano in continuazione e la macchina pubblica è più lenta delle nostre necessità quotidiane. Noi speriamo di portare in porto i lavori entro l’estate, prima della riapertura delle scuole». E proprio la presenza di una scuola è uno dei problemi: per questo i commercianti sono già d’accordo di apparecchiare i loro tavoli «a tempo», ovvero nel tardo pomeriggio.

Peraltro il restauro è ben visto anche dagli abitanti. Titti Cafini, presidente del Comitato residenti Portico d’Ottavia, ammette che i cittadini che rappresenta sono favorevoli al progetto, anche se con una serie di richieste. «Da quando c’è stato l’attentato a Charlie Hebdo a Parigi (il 7 gennaio 2015, ndr) - spiega - abbiamo una vivibilità molto difficile, anzi impossibile: non abbiamo neppure la possibilità di portare i nostri disabili a casa o di poter accedere come residenti per caricare e scaricare la spesa o le merci». Due anni fa infatti a causa dell’allarme terrorismo le strade del Ghetto sono state sbarrate con dissuasori mobili che probabilmente resteranno. «Con questo progetto - prosegue Cafini - i locali avrebbero il giusto spazio per i tavoli, mentre adesso è una giungla che ci impedisce di camminare e di accedere a casa nelle ore serali. Quindi siamo favorevoli a condizione che siano prese in considerazione anche le nostre esigenze: poter portare facilmente a casa bambini e disabili e transitare così come transitano le mamme della scuola. Per noi poi è fondamentale il controllo e che le norme vengano rispettate».



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