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Milano. Una scuola nella Scuola di Atene per il Cartone di Raffaello
Annachiara Sacchi
Corriere della Sera 26/3/2019

Da domani alla Pinacoteca Ambrosiana l’opera nel nuovo allestimento didattico: un restauro da 1,2 milioni

Pitagora, seduto, è impegnato a scrivere. Platone e Aristotele sono al centro, il primo con il Timeo sotto braccio e l’indice destro rivolto verso l’alto. Non ci sono i colori vividi della Stanza della Segnatura ma un disegno in carboncino e biacca che in quasi 23 metri quadrati (285 per 804 centimetri) mostra tutto il genio di Raffaello: quel tratto sublime — grazie a un sapiente restauro — si può ora ammirare da vicino, individuando particolari, perdendosi nella meraviglia della scena, soffermandosi sui personaggi. Il Cartone preparatorio della Scuola di Atene di Raffaello torna visibile al pubblico (da domani) nella Sala 5 dell’Ambrosiana, a Milano. Con un nuovo allestimento, firmato da Stefano Boeri, immaginato come «una scuola nella Scuola»: il capolavoro appeso alla parete e, poco distante, un tavolo didattico su cui studiare — anche con l’aiuto di tablet — ogni aspetto del capolavoro. A partire dalla sua storia.

Epopea degna di un romanzo: il più grande cartone del Rinascimento giunto fino a noi, realizzato per eseguire La filosofia, uno dei quattro affreschi commissionati nel 1508 a Raffaello da Papa Giulio II in Vaticano (ma per trasferire il disegno sul muro fu usato un altro cartone), arrivò all’Ambrosiana nel 1610, ceduto in prestito dal conte Fabio II Visconti di Brebbia: alla sua morte, il cardinale Federico Borromeo, affascinato dall’opera interamente autografa del maestro urbinate (a differenza dell’affresco romano, affidato in parte alla bottega) riuscì a comprarlo nel 1626 per l’esorbitante cifra di 600 lire imperiali. Il «ben finito cartone» di Raffaello (1483-1520) rimase così all’Ambrosiana per più di 150 anni. Fino al «ratto» napoleonico del 1796: trasportato a Parigi, fu restaurato ed esposto al Louvre per poi tornare a Milano nel 1816, sopravvivere a due guerre mondiali, alle riparazioni, all’umidità, alla pioggia.

Cinque secoli di vicissitudini. Ecco perché per eliminare l’antica polvere, togliere muffe e macchie, staccare la tela del periodo «francese», rimuovere resti di Vinavil degli anni Sessanta, consolidare gli strappi, sostituire l’allestimento di Luigi Caccia Dominioni (1966), sono stati necessari oltre 4 anni di lavoro dell’équipe di Maurizio Michelozzi, l’impegno dell’Ambrosiana (e di Lorenzo Ornaghi, presidente della Congregazione dei Conservatori), di un comitato scientifico che riunisce Musei Vaticani e Istituto superiore per la Conservazione, Soprintendenza di Milano e Venaria Reale, della consulenza di Pinin Brambilla Barcilon (autrice del restauro del Cenacolo) e di un generoso mecenate quale la società RaMo (si parla di 1,2 milioni di euro di investimento voluto dal fondatore Giuseppe Rabolini, scomparso nel 2018), cui si aggiunge lo sponsor Fondazione Fiera Milano. Dopo la pulizia il cartone è stato fissato su una struttura in grado di ruotare su speciali cerniere e infine chiuso nella teca (per trasportarla è stato necessario abbattere una parete perimetrale) realizzata da Goppion e dotata di sistema di stabilizzazione dell’umidità.

Il lavoro, che si inserisce in un itinerario rinascimentale collegando idealmente Castello Sforzesco (Pietà Rondanini), Cenacolo e Ambrosiana, punta a far conoscere un capolavoro dell’arte universale: oltre al tavolo didattico, l’allestimento di Boeri prevede una parete, all’ingresso della Sala, che su video riproduce l’affresco del Vaticano e dimostra le differenze con il cartone (non tutte le 58 figure «romane» sono presenti a Milano). Spiega il direttore dell’Ambrosiana Alberto Rocca: «Federico Borromeo colse subito il valore di Raffaello». Poi aggiunge: «Il cardinale diceva che “Milano parla di danari e non d’arte”, che i milanesi “spendono solo per cani e cavalli”. Ebbene, questo restauro smentisce il nostro fondatore». Mentre annuncia un’apertura straordinaria gratuita per il 6 aprile (data della morte di Raffaello, di cui nel 2020 ricorrono i 500 anni della scomparsa), il prefetto dell’Ambrosiana, Marco Ballarini, conclude: «Nelle figure di Raffaello auguriamo ai visitatori di trovare, come accadde a Flaubert nel 1845, un senso di “calma e intelligenza, verità e forza”». La forza della filosofia, come illustrato ieri durante una lectio speciale tenuta da Rocca e dal docente della Cattolica Silvano Petrosino.




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