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Laffaire dellUomo vitruviano. Parigi lo vuole, il ministro frena
Francesco Chiamulera
Corriere del Veneto 2/4/2019

Venezia Puntuale, torna laltolà ai francesi, ci rubano un altro capolavoro!. Oggetto del contendere, stavolta, è lUomo Vitruviano, capolavoro di Leonardo, conservato alle Gallerie dellAccademia di Venezia. Lo chiede in prestito il Louvre da più di un anno

Bonisoli frena sul prestito ai francesi: Nessuna decisione. Ma Giorgetti: Troveremo una soluzione

Con i francesi ci sono contenziosi decennali sulle opere darte, ma vedremo di trovare una soluzione. In qualche modo. Ha voglia a gettare acqua sul fuoco (mestiere che gli riesce così bene), il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti. Ma che il più cauto e riflessivo dei leghisti lo voglia oppure no, puntuale come la mitica entrecôte servita alla brasserie Lipp della Rive Gauche, ecco riaffacciarsi il grido di battaglia sciovinista: altolà ai francesi, ci rubano un altro capolavoro! Succede, nel 2019.

A scivolare in mano transalpina potrebbe essere, stavolta, lUomo vitruviano, capolavoro in penna e inchiostro su carta di Leonardo da Vinci, conservato nelle Gallerie dellAccademia di Venezia. Possibile? Davvero il direttore Giovanni Panebianco si prepara a prestare al Louvre il celeberrimo disegno delluomo iscritto contemporaneamente in un quadrato e in un cerchio? E corrisponde a verità che la trattativa fosse in corso da molto tempo, forse più di un anno, senza che nessuno lo sapesse? Era il 1798 quando Napoleone faceva comporre il Canto ditirambico per i capolavori dellarte italiana conquistati dalle mani della vittoria che facevano il loro ingresso trionfale a Parigi: dalle Nozze di Cana di Veronese alla Trasfigurazione di Raffaello. Lo studioso Alessandro Marzo Magno ci ha fatto un bel libro, Missione grande bellezza (Garzanti) . Ma quello era un saccheggio, qui al massimo si parla di un prestito. Che i francesi chiedono insistentemente per la mostra che si preparano ad allestire nei cinquecento anni dalla morte del geniale artista rinascimentale. Eppure il problema è che lUomo vitruviano appartiene alle diciassette opere che costituiscono il fondo dellEnte: quelle cioè che non possono, salvo decisione del Ministero, uscire dItalia per esposizioni temporanee. Di qui la battaglia, aperta dagli esponenti veneti dei Cinque Stelle (Ho sentito che si vorrebbe considerare lipotesi di prestare lUomo vitruviano, se così fosse così mi opporrei decisamente e totalmente, ha detto la deputata M5S Orietta Vanin).

La trattativa, tuttavia, è in corso. E se il Ministero dei Beni culturali ribadisce in una nota che nessuna decisione è stata ancora presa in merito, è vero che i contatti, e dei pensieri assai approfonditi, ci sono. Certo, lo sappiamo da almeno due, tre anni che i francesi lo vorrebbero, insieme a molte altre opere, conferma al Corriere del Veneto Paola Marini, che fino a ottobre scorso era direttrice dellAccademia. Non ho alcun problema ad ammetterlo, anzi. Sappiamo di questa richiesta dei parigini da anni. E già che ci sono, vorrei puntualizzare che, a differenza di quanto dichiara Giuseppe Barbieri a La Nuova Venezia , io non ho mai detto né a lui né ad altri che lUomo vitruviano fosse già stato promesso ai francesi. Al massimo gli avrò detto che ce lo avevano chiesto, e non ci trovo nulla di strano. Non capisco da cosa venga tutta questa bagarre a volte mi chiedo se non siamo strumenti di disegni più grandi di noi. Una domanda innocente, quella di Marini. Che rilancia questioni assai meno naïf, e più vicine allattualità politica: non è che per caso lUomo vitruviano, insieme a qualche altro regalino, sarebbe oggetto di un gesto riparatore rispetto alle relazioni assai tese tra il governo gialloverde e la presidenza Macron?

Non mi sorprenderebbe, ragiona Marzo Magno. Nella storia larte è stata spesso utilizzata per fini politici. Il caso più clamoroso fu quando la Serenssima mandò Gentile Bellini a ritrarre il Sultano Maometto II. Anche non prestare unopera, anche tenersela è unoperazione politica: è uno schiaffo a chi te la chiede.

Ma perché considerare il prestito un automatismo? Perché a mio parere le opere darte devono girare: sono patrimonio dellumanità, non proprietà di chi le detiene. Tanto più che lUomo vitruviano arrivò a Venezia per uno strano scambio: faceva parte delle collezioni del pittore milanese Giuseppe Bossi, fu una sorta di compensazione voluta dagli austriaci per tutte le opere di cui Brera aveva depredato Venezia. Se lo continueremo a vedere solo allAccademia, oltre che in effigie sulle monete da un Euro, oppure anche al Louvre, è dunque ancora un mistero. Ma perfino in quella minuscola icona, dellUomo vitruviano resta la profonda, perturbante bellezza, come ricorda lo storico dellarte Antonio Forcellino, che a Leonardo ha dedicato Il cavallo di bronzo (HarperCollins). La bellezza viene dal fatto che lì cè tutto lo spirito leonardesco: la verifica empirica della cultura astratta. Leonardo si confronta con una proposizione teorica, cioè che luomo potesse essere iscritto in un cerchio e in un quadrato. Si accorge che questo non è possibile: luomo dovrebbe avere degli arti abnormi. Lo ridisegna dunque, tirando fuori il quadrato dal cerchio. In questo modo, e solo così, le cose possono funzionare. Leonardo è un uomo che misura gli uomini.



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