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Botteghe, scatta la salvaguardia. Centro storico, Trento chiama Firenze e punta al decreto Unesco.
Erica Ferro
Corriere del Trentino 25/4/2019

Il nuovo piano. Lassessore comunale Stanchina: Bisogna arginare le grandi catene. Anche la Provincia apre
Regolarizzare le attività

Anche il capoluogo trentino è al lavoro per applicare il cosiddetto decreto Unesco, che prevede la decodifica di uno strumento in grado di regolarizzare la presenza delle attività commerciali nei centri storici, al fine di salvaguardare il loro patrimonio artistico e tutelare le botteghe e i negozi storici. Ci stiamo lavorando assicura lassessore comunale Roberto Stanchina. Che ha già discusso con lassessore provinciale Roberto Failoni.

Trento. A fare da apripista è stata Firenze. Bologna ci sta lavorando e si attiverà entro lestate. Anche Trento, però, potrebbe essere fra le prime dItalia. È lassessore alle politiche economiche e agricole, tributi e turismo di Palazzo Thun Roberto Stanchina ad annunciare che anche il capoluogo è al lavoro per decodificare uno strumento in grado di regolarizzare la presenza delle attività commerciali nei centri storici, al fine di salvaguardare il loro patrimonio artistico e al contempo tutelare le botteghe e i negozi diventati un simbolo della città: Potrebbe essere uno dei temi da portare a termine entro la fine della consiliatura dichiara.

Cè chi lo chiama decreto Unesco, ma è noto anche come decreto Scia 2: il riferimento normativo è il medesimo, ovvero il disegno di legge entrato in vigore alla fine del 2016 in base al quale il Comune, dintesa con la Regione e sentita la Soprintendenza e le associazioni di categoria, può adottare deliberazioni volte a delimitare zone o aree aventi particolare valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico in cui è vietato lesercizio di una o più attività individuate con riferimento al tipo o alla categoria merceologica, in quanto non compatibile con le esigenze di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale. Nella bozza del provvedimento bolognese, ad esempio, si parla di attività di commercio e artigianato alimentare, pubblici esercizi, compravendita di oro e money-transfer cui per tre anni non verrebbe concessa lautorizzazione ad aprire.

A Firenze si cercava di contenere il proliferare di kebab, paninerie e minimarket fra Santa Maria del Fiore e Palazzo Vecchio. Al rientro da questo lungo ponte festivo sentiremo proprio il capoluogo toscano e chiederemo allamministrazione felsinea di mandarci la bozza del suo regolamento per provare a seguirne il percorso fa sapere Stanchina la settimana scorsa abbiamo incontrato Roberto Failoni per parlare delle aperture domenicali e una delle nostre idee sarebbe ampliare il ragionamento alla tutela e alla valorizzazione dei centri storici: su questo lassessore provinciale ha dimostrato una grande apertura. La nostra autonomia potrebbe essere un vantaggio per provare a stabilire un piano dazione.

La partita, dunque, non sarà solo amministrativa comunale, ma coinvolgerà anche la Provincia, le categorie del settore, gli operatori dellimmobiliare e i locatori privati chiosa Stanchina.Unazione su più fronti, dunque, da un lato per tutelare chi in centro storico cè già e magari anche da più decenni, dalle aperture continue di franchising, la cui sovrabbondanza rischia di snaturare lidentità cittadina, dallaltro per valorizzare le opportunità che una collocazione centrale offre, garantendo affitti che non diventino troppo onerosi per fare impresa. Lesplosione dei pubblici esercizi a Bologna, infatti, ha causato una bolla speculativa: vista lalta domanda i prezzi di locazione e vendita sono schizzati alle stelle e le botteghe storiche non sono più riuscite a sostenerli.

Le liberalizzazioni introdotte dalla Legge Bersani se per certi versi hanno portato grandi vantaggi, sugli orari hanno condotto ad aperture illimitate e hanno messo le amministrazioni nella condizione di non poter più governare i processi di insediamento illustra Stanchina questo per noi è diventato un grosso problema, perché ci sono intere vie della città dove si è venuto a creare un contesto di sovrappopolazione commerciale mono-prodotto: dobbiamo creare diversità e soprattutto limitare il crescere dellalimentare fast, peraltro in controtendenza con lidea di città di qualità, dove si possa mangiare con calma cibi di livello e a chilometro zero, che vogliamo proporre a livello turistico.

Lassessore non perde tempo: Credo si possa iniziare a ragionare da subito, in modo tale da arrivare entro la fine dellanno a una proposta che possa entrare in qualche modo nella finanziaria provinciale e diventare un regolamento comunale che il consiglio voti nei primi mesi del prossimo anno.



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