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Milano. Palazzo Citterio, restauri sbagliati
Francesca Bonazzoli
Corriere della Sera - Milano 7/5/2019

Il ribaltone di Bradburne: montacarichi inadeguato, nuova scalinata, cambia lingresso
di Stefano Landi di Francesca Bonazzolie Stefania Chiale

Il restauro di Palazzo Citterio? Da rifare. Il direttore James Bradburne presenta il suo progetto per ledificio. La sovrintendente Antonella Ranaldi: Sconcertata.

È passato giusto un anno da quando la Sovrintendenza ha chiuso il cantiere di restauro di Palazzo Citterio, che già si parla di ripartire con i lavori. Ieri il direttore della Pinacoteca James Bradburne ha presentato il suo progetto in un video dettagliato che prevede addirittura un nuovo ingresso, spostato dallattuale civico 12 di via Brera al 16, e una nuova scala monumentale in vetro che comporta lo sfondamento di un soffitto. Come di consueto ha cercato di evitare ogni polemica: Accogliamo il bambino come ci è stato consegnato. Ora tocca a noi gestire questa patata bollente e ci riusciremo. Abbiamo pronti un progetto scientifico e uno architettonico. Limportante è andare avanti, ha detto dopo aver snocciolato in otto punti lelenco delle criticità che si è trovato a gestire: montacarichi sottodimensionato; un ingresso con un soffitto di 2,34 metri di altezza che non può rappresentare lentrata di un museo; la necessità di sfondare un soffitto per collegare i due piani attraverso una nuova scala monumentale in vetro; la sistemazione dei canali del condizionamento che attualmente limitano lo spazio espositivo al secondo piano; la messa a punto dellimpianto di condizionamento che così come è stato consegnato non è idoneo a garantire la conservazione ottimale delle opere; una divisione degli spazi non adatta a un percorso organico; la sistemazione di molti dettagli come i dispositivi di allarme acustici posizionati ad altezza quadri e infine parte delle sale trattate con un restauro storico non fruibile per un uso museale.

In un video dettagliato il direttore ha mostrato come sarà il suo nuovo museo. Abbiamo i soldi e siamo pronti con le gare; aspettiamo solo i permessi. Le sfide ora sono tre: creare un clima stabile; rendere possibile laccessibilità delle opere anche se almeno una ventina non potranno mai entrare perché troppo grandi; creare il nuovo ingresso monumentale.

Niente che non si possa realizzare entro lestate 2020, ha assicurato il direttore. Sempre che il ministero garantisca, come promesso, lassunzione di trenta nuovi custodi e che la gara per i servizi aggiuntivi venga pubblicata e affidata entro lanno.

Laspetto più surreale è che questo nuovo progetto di modifica è in attesa di approvazione sui tavoli della Soprintendenza, la stessa che aveva già dichiarato finiti i lavori.

Dunque non solo il restyling di Bradburne potrebbe non essere approvato, ma il direttore stesso, il cui mandato scade questa estate, potrebbe non essere riconfermato dal ministero dei Beni culturali e quindi la sua proposta cadrebbe nel vuoto. Insomma un ginepraio.

Non posso dire perché ci siamo finiti. Posso solo rispondere come fate voi: siamo in Italia, ha detto Bradburne allargando le braccia e confessando che già due anni fa, a lavori ancora in corso, aveva proposto queste modifiche senza però avere ascolto.

Per fortuna non sono mancati anche gli annunci positivi. Primo fra tutti la collocazione al secondo piano de I funerali dellanarchico Pinelli di Enrico Baj, di proprietà della galleria Marconi, proprio allo sbarco del futuro scalone di vetro con un grande effetto scenografico. Fiumana di Pellizza da Volpedo, invece, sarà trasferito dal Museo del Novecento allingresso di Palazzo Citterio dove formerà, assieme a Segantini e Previati, una grande introduzione ottocentesca. Al primo piano le collezioni Jesi, Vitali e parte della Mattioli saranno esposte indivise, come ha spiegato Giovanna Ginex, una delle curatrici.

Intanto, in attesa della nuova destinazione, dal 13 maggio al 18 giugno le collezioni Jesi e Vitali saranno riesposte nella Sala Napoleonica in rastrelliere simili a quelle in uso nei depositi. Una sistemazione provvisoria, resa possibile grazie a una donazione di 150 mila euro da parte della Fondazione Sacchetti, e un rimedio necessario dopo la minaccia, lo scorso dicembre, arrivata dagli eredi Jesi e Vitali di ritirare le collezioni vincolate con atto notarile proprio allesposizione.

Tengo molto alle mie promesse, ha precisato Bradburne. Da quando sono qui, in tre anni e mezzo, le ho mantenuto tutte. Abbiamo riallestito le 48 sale della Pinacoteca; creato caffetteria e bookshop. Volevo portare a termine anche Palazzo Citterio. Finora non è stato possibile, ma molto tempo non vuol dire mai.

Chi ha incassato con stile la notizia dei lavori da ricominciare è stato lassessore alla Cultura Filippo Del Corno: Brera, ha detto, è sempre più un luogo di dibattito pubblico sulla cultura della città cui la sua storia è legata.



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