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Bonisoli: «Per la Reggia ho scelto Tiziana Maffei. E potenzierò la squadra»
Corriere del Mezzogiorno - Campania 15/5/2019

Il ministro: finita l’era degli uomini soli al comando. Strategia per Napoli

NAPOLI, Alla vigilia del suo arrivo a Napoli per partecipare alla riunione inter-istituzionale per il Centro storico, il ministro per i Beni culturali Alberto Bonisoli, scioglie la riserva sulla governance della Reggia di Caserta, che attendeva da mesi il nuovo direttore generale dopo il pensionamento di Mauro Felicori. La scelta è caduta sull’architetto Tiziana Maffei, docente all’Università Alma Mater di Bologna e presidente dell’International council of museums Italia: ha superato la concorrenza degli altri due candidati presenti nella terna, vale a dire Mario Epifani, funzionario della sovrintendenza per i Beni storici e artistici del Piemonte, e Francesco Palumbo direttore generale del turismo al Mibact. Prima di soffermarsi sulla questione nomine, Bonisoli sottolinea però la valenza del vertice odierno in programma alle 12 in Prefettura, al quale prenderanno parte anche il ministro per il Sud Barbara Lezzi, il sindaco Luigi de Magistris, il governatore Vincenzo De Luca, oltre al prefetto Carmela Pagano. «Si tratterà - anticipa il ministro - del secondo incontro finalizzato all’attuazione del Cis vale a dire di quella struttura amministrativa che consentirà la progettazione e l’esecuzione dei progetti di investimento. Inizieremo a finalizzare le ipotesi di intervento. La scorsa volta ragionammo di un focus sul rione Sanità. Ora il Comune dovrà indicarci alcuni edifici abbandonati della zona che potrebbero essere recuperati in chiave culturale. Dovrà trattarsi di un intervento gestito con grande attenzione per evitare il rischio di gentrizzazione. Vogliamo cioè che gli abitanti del rione non vadano via, costretti dall’aumento del costo e dei fitti delle case. Infine, su Napoli esistono vari programmi di investimento non coordinati tra di loro. Noi chiederemo un momento periodico di confronto su queste iniziative in modo da creare maggiore flessibilità nella gestione degli interventi stessi».

Tornando alla Reggia, quali sono stati i motivi determinanti per la scelta dell’architetto Maffei?

«Si è partiti da un elevato numero di manifestazioni di interesse. Una commissione indipendente ha selezionato 10 candidature e poi ha espresso la terna finale. L’architetto Maffei mi ha convinto perché ha dimostrato di avere una visione molto ampia. Per la Reggia sono centrali vari aspetti, quello architettonico, quello storico, il rapporto col territorio, poi c’è la collezione Terrae motus . Anche il fatto che si tratti di una donna è benvenuto».

La nomina rappresenta un’inversione di tendenza rispetto alla gestione Franceschini?

«Le anticipo che a Caserta come in altri posti sarà necessario praticare il gioco di squadra. Caserta va rafforzata da un punto di vista amministrativo. Non credo che vada bene la logica di un uomo solo al comando».

Si riparte dai numeri importanti realizzati da Felicori?

«Andiamo avanti. Quello che è stato è stato. Non ho commentato l’operato di Felicori prima, non intendo farlo ora. Scommettiamo sulla Reggia che può dare tantissimo al territorio ma a tutta l’Italia».

Quale sarà più in particolare la mission del nuovo direttore?

«Di questo parleremo più avanti».

Perché non ha rivelato anche il nome del nuovo direttore del Parco archeologico di Pompei?

«Mi piace andare piano. Tendo a meditare le decisioni».

Quando maturerà il convincimento definitivo?

«A giorni».

Gli episodi delle griglie in piazza del Plebiscito e dei lavori al complesso dei Girolamini, col superamento delle opposte vedute iniziali, rappresentano l’avvio di una stagione pragmatica e del dialogo nel settore dei beni culturali?

«Sono il frutto di un metodo. Si parte sempre da una presa di posizione molto forte sulla tutela. Dobbiamo sempre ricordare che si lavora su luoghi, siti, unici, dove, in caso di errore non c’è mai una seconda possibilità. Ma credo anche che attraverso il dialogo di può arrivare a una sintesi delle diverse esigenze. Nel caso del Plebiscito Napoli doveva pur avere il metrò».

Può confermare che il cantiere ai Girolamini non intralcerà la fruizione dei libri nella biblioteca?

«Mi hanno assicurato che l’intervento sarà graduale e che non avrà ricadute negative sull’attività. La biblioteca sarà dunque accessibile. Per la Pinacoteca stiamo lavorando. Quel complesso è un attrattore culturale molto forte. Napoli non merita di perderlo».



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