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Grizzana Morandi. Il Cavaliere di Jacopo
Valeria Tassinari
Giornale dell'Arte numero 397, maggio 2019

In un fiabesco castello ottocentesco è stato identificato un ritratto equestre realizzato da Jacopo della Quercia


Profilo greco e testa incoronata dalloro, sguardo volitivo, armatura e spada brandita a cavallo di un destriero scalpitante: del ritratto equestre di Niccolò Ludovisi, insigne capitano bolognese morto nel 1406, adesso finalmente sappiamo che non è mai andato perduto. Anzi, nonostante la dispersione della tomba di famiglia, già 150 anni fa il raffinato tondo a rilievo si trovava al sicuro, in bella mostra proprio dove ora è stato riconosciuto, murato in quello strano castello noto come Rocchetta Mattei, senza dubbio uno dei luoghi più fiabeschi dellAppennino bolognese.

Ledificio deve il suo nome al conte Cesare Mattei (Bologna, 1809-86), letterato e pioniere autodidatta dellelettromeopatia, una terapia sperimentale che gli diede grande notorietà. Dopo averlo fatto edificare a partire dal 1850 sulle rovine di unantica fortificazione matildica del XIII secolo, leccentrico nobiluomo vi trascorse i seguenti 25 anni vivendo davvero come un castellano (con tanto di buffone di corte), arricchendolo di opere darte e sottoponendolo a continue trasformazioni, fino a farne laffascinante ibrido tra una fortezza medievale, lAlhambra di Granada e la Mezquita di Cordoba.

Leclettico gusto del proprietario lo spingeva a procurarsi opere di diverse epoche e così, probabilmente, venne in possesso anche del rilievo, che utilizzò come elemento ornamentale. Si svolge dunque in questo scenario inconsueto la storia dellindividuazione e della recente attribuzione a Jacopo della Quercia (Siena, 1374-1438) del Ritratto equestre di Niccolò di Ligo Ludovisi, un tondo in pietra calcarea di 85 cm di diametro, con ogni probabilità scolpito dallartista senese mentre operava a Bologna, alla Porta Magna di San Petronio e al Monumento funebre di Anton Galeazzo Bentivoglio, tra il terzo e il quarto decennio del XV secolo.

Al suo stile rimandano, infatti, lespressionismo del cavallo e del cavaliere, il classicismo e la nitida modellazione della muscolatura, elementi che più tardi avrebbero incantato Michelangelo Buonarroti. Il committente dellopera, che fungeva da coronamento per una bella tomba di famiglia, era stato il figlio di Niccolò, Giovanni, politico illustre e grande mecenate di artisti, morto nel 1444. Autore della fortuita scoperta è Paolo Cova, giovane studioso formatosi allUniversità di Bologna, specialista di committenza artistica dei Templari e dei Cavalieri di Malta con unintensa attività di ricercatore e divulgatore e, dal febbraio scorso, incaricato come referente scientifico e coordinatore delle attività didattiche della Rocchetta Mattei.

Ascoltando la sua testimonianza colpisce come anche il riconoscimento del prezioso rilievo (che essendo murato a sei metri di altezza sopra un arco moresco del cortile centrale non è facilmente leggibile) abbia una coloritura vagamente fiabesca. Tutto è iniziato nella Biblioteca dellArchiginnasio, racconta Cova, quando consultando un documento ho visto un disegno, abbozzato da un erudito del Settecento, che rappresentava la quattrocentesca Tomba di Niccolò e Giovanni Ludovisi nel Chiostro dei Morti nella Chiesa di San Domenico a Bologna, unopera che si riteneva dispersa da quasi due secoli. Allepoca mi occupavo di altro e la cosa non ebbe seguito, ma quando, diverso tempo dopo, per caso sono andato a visitare la Rocchetta, lho subito riconosciuto: il cavaliere che brandiva la spada sul cavallo impennato era lui, Niccolò, ispirato alla cosiddetta immagine del Marte guerriero.

Lintuizione, rafforzata dal fatto che nella Rocchetta si trovavano anche due mensole della tomba di Giovanni da Legnano realizzate da Jacobello e Pierpaolo dalle Masegne intorno al 1383, anchesse provenienti da San Domenico, ha poi trovato numerose conferme, sia nellanalisi tecnica e stilistica sia nel restauro, che ha evidenziato tracce di missione sottostante alla perduta doratura. Ne sono seguiti la valutazione entusiastica dei maggiori studiosi di scultura toscana del Rinascimento e la naturale soddisfazione della Fondazione Carisbo di Bologna, proprietaria della Rocchetta Mattei dal 2005, quando lha acquistata per restaurarla dopo una lunga decadenza.

La fondazione, che dal 2015 ne gestisce la tutela e lapertura al pubblico in sinergia con il Comune di Grizzana-Morandi, lUnione dei Comuni dellAppennino bolognese, la Città Metropolitana e le associazioni locali, ha ora una ragione in più per continuare lopera di valorizzazione che già fa della Rocchetta una meta molto apprezzata.

https://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/il-cavaliere-di-jacopo/131134.html


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