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Brescia. Una Dea illuminata dalla luna
Alessandra Troncana
Corriere della Sera - Brescia 28/5/2019

FIRENZE. Profilo classico, cosce tornite e incarnato verdastro, la divina poggerà i suoi sacri piedi sul marmo di Botticino (un piedistallo antisismico bianco) e sarà illuminata dalla luna: per la Vittoria alata, l’architetto Juan Navarro Baldeweg ha immaginato una luce fredda, naturale, emanata da una lampada sospesa nello spazio.

Sfrattata da Santa Giulia, al suo ritorno in città la statua troverà un’alcova nella cella orientale del Capitolium: un allestimento illusorio ed evocativo «che servirà da contrappeso al carattere molto concreto e figurativo della Vittoria» (cit). La musa di Carducci e d’Annunzio sarà esposta al culto dei visitatori in una posizione eccentrica, non centrale, davanti una parete di mattoni che cita la texture esterna e ottocentesca del tempio ma ne attenua il naturale colore rosso attraverso un lavaggio bianco, per un risultato cromatico meno invadente. Ieri, dopo un light lunch molto austero, Baldeweg ha spiegato la sua visione alla platea internazionale dell’Opificio delle Pietre dure di Firenze, dove è attualmente ricoverata la Vittoria alata e dove si è tenuto un convegno a lei dedicato: l’idea è di mostrare un profilo diverso della dea a seconda della posizione in cui la si guarda.

Dalla porta della cella filtrerà la luce naturale, ma a illuminare la statua sarà una lampada a forma di luna che assembla diversi apparecchi e proietta l’ombra di uno scudo sul muro. Intorno, una quinta scenografica: in un tavolo-vetrina e sulle pareti, saranno affastellate le cornici bronzee emerse durante gli scavi al Capitolium, sia quelle lisce, presumibilmente usate per dividere gli spazi in architetture geometriche, che quelle decorate, che pare rivestissero gli altari e le epigrafi . «La leggerezza della frammentazione produrrà una vibrazione ritmica di ordine visivo e un effetto di illusione ottica che richiamerà l’ornamento delle finiture delle pareti romane interne di quel periodo» ha spiegato l’architetto.

Resta qualche dubbio sul colore del pavimento veneziano che sostituirà le attuali superfici di bronzo della cella: potrebbe avere una nuance più calda, per evocare il colore del santuario repubblicano, o fredda, bianca.

L’allestimento — il preventivo ammonta a 600 mila euro circa, i mecenati preparino i bonifici — dovrà essere concluso entro la primavera del 2020, quando la dea tornerà in città: per non creare confusione tra vernici, festival ed eventi vari la Loggia pensa di celebrarne il ritorno tra marzo e aprile, dopo CidneOn e prima della Mille Miglia. «Restituire a Brescia uno dei suoi simboli sarà un grande momento di orgoglio cittadino» ha detto il sindaco Emilio Del Bono.

«Il percorso — ha fatto sapere il direttore di Brescia Musei Stefano Karadjov — non si esaurisce qui: pensiamo a pubblicazioni e a testimonianze nella sezione romana di Santa Giulia». Il rientro della Vittoria, infatti, comporterà anche un nuovo disegno delle stanze in cui era conservata prima del ricovero fiorentino: nello spazio che inizia all’ingresso del museo e si dipana fino alle domus e alle sale riservate mosaici verrà raccontata la storia della statua, ma saranno anche esposte le teste di bronzo (che inizialmente si pensava di trasferire al Capitolium) e le sco perte più recenti.



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