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Viaggio negli Uffizi mai visti. I tesori delle nuove 14 sale
Marco Gasperetti
Corriere della Sera 30/5/2019

Gli Uffizi, a Firenze, come non sono mai stati visti. Con 14 nuove sale aperte ai visitatori e un’esposizione di oltre mille metri con 105 opere, un terzo delle quali non erano mai uscite dai depositi in cui erano custodite. Il direttore Eike Schmidt: «È come avere un nuovo museo nel museo».

Le nuove sale, quattordici in tutto, si svelano al primo gruppo di visitatori, già estasiati dalle visioni dei capolavori di Leonardo, Botticelli, Giotto e Raffaello, dopo una nobile discesa di quattro rampe di scale, dal secondo al primo piano. Siamo sempre agli Uffizi, eppure la sensazione di novità è immanente. C’è qualcosa di nuovo se pur d’antico nell’aria, un museo nel museo che si schiude come un’improbabile matrioska nel cuore della Galleria.

È uno spazio di 1.100 metri quadrati nell’ala di ponente che custodisce 105 dipinti, dei quali almeno una quarantina invisibili da decenni, e altri capolavori della pittura del ‘500 veneta e fiorentina. Opere firmate da Tintoretto, Giorgione, Pontormo, Vasari, Veronese. E capolavori, come la «Venere di Urbino» di Tiziano o la «Caduta degli Angeli ribelli» di Andrea Commodi, adesso valorizzati in sale dall’allestimento sublime; verdi per i veneti, grigie per i fiorentini e con un’illuminazione hi-tech capace di far scoprire particolari dimenticati. «Come il volto di un gatto, dipinto da Tiziano nella “Venere con Cupido”, che prima appariva come un piede», racconta il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt. Stanco («ho lavorato giorno e notte») ma soddisfatto per essere riuscito a far diventare realtà quello che definisce «un progetto straordinario». Un museo nel museo, appunto, che non aumenta soltanto il numero delle sale visitabili — da settantasei a novanta — ma apre uno scrigno prezioso ed esclusivo dedicato alla pittura della Controriforma e a quella veneta.

Almeno la metà delle sale sono state aperte ex novo (prima erano depositi), le altre ridisegnate completamente utilizzando i metodi dei maestri artigiani del Rinascimento. E intanto Schmidt pensa già al un nuovo progetto: altre quattordici sale che ospiteranno trecento autoritratti d’autore come quelli di Bernini, Velazquez, Chagall e Morandi.

È il Bronzino a illuminare per primo il nuovo percorso con il «Ritratto di Bartolomeo Panciatichi» e quello della moglie Lucrezia. Mentre nella seconda sala ad accogliere il visitatore sono Lorenzo il Magnifico immortalato dal Vasari e Cosimo il Vecchio ritratto dal Pontormo. Pochi passi ed ecco la Sala del Pilastro con le grandi pale. Qui torna ad emanare bellezza l’imponente «Madonna del Popolo» di Federico Barocci, «occultata» per più di un decennio. E, poco più avanti, nello studiolo dedicato alla Controriforma, ecco un altro ex capolavoro invisibile, la «Caduta degli Angeli ribelli», opera straordinaria e soprattutto ambiziosa con la quale Andrea Commodi tentò di rivaleggiare con il Michelangelo della Cappella Sistina.

Ancora pochi passi e il grigio delle sale diventa verde. Adesso sono i veneti a brillare. Con Giorgione nella Sala del Guerriero e nella stanza accanto con Tiziano che si mostra con la «Madonne delle rose». Un breve corridoio ed ecco la Sala della «Venere di Urbino» con il capolavoro di Tiziano.

Qui due finestre, una che si affaccia sull’Arno e le colline e l’altra sullo scalone d’ingresso del Corridoio vasariano, aiutano a tornare alla realtà. Mentre su una parete un misterioso graffito del Seicento con il volto del sole radiante, affiorato durante i lavori di ristrutturazione, fa discutere gli appassionati di enigmi storico-artistici.

Dopo altre due sale venete, anch’esse affacciate sul fiume e che custodiscono la «Nuda» di Licinio (capolavoro anch’esso «dimenticato» nei depositi) e «Leda e il cigno» di Veronese, il percorso finisce. Per iniziare poco dopo con le sale del Caravaggio. Ma questa è un’altra storia.




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