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Il re degli antichi scalpellini: «Una scuola per i giovani»
Marco Gasperetti
Corriere della Sera 3/6/2019

All’Opera di Santa Maria del Fiore. Marcello Del Colle: servono nuove maestranze

FIRENZE. Di secoli ne sono trascorsi sette. Ma loro, i costruttori delle cattedrali, sono ancora lì a lavorare. Con gli stessi strumenti dei loro antichi maestri scolpiscono statue, plasmano torciglioni, replicano sublimi decorazioni, resuscitano capitelli devastati dal tempo, copiano e restaurano. E se volete spiarli, basta camminare per poco meno di cento passi dalla cattedrale di Santa Maria del Fiore sino a via dello Studio, una stradina stretta e misteriosa, e poi guardare dentro le vetrate di un laboratorio. Che non è solo un’officina ma una macchina del tempo dove artigiani traggono la bellezza dal marmo e dalla pietra. Sembrano una piccola orchestra, gli scalpellini-restauratori, che il maestro, Marcello Del Colle, 61 anni, diploma all’Istituto d’arte, dirige con sapienza.

Siamo alla Bottega di restauro dell’Opera di Santa Maria del Fiore rimasta ancora oggi lì per continuare il lavoro di manutenzione e restauro di tutti i monumenti del Duomo di Firenze: Cattedrale, Cupola del Brunelleschi, Campanile di Giotto e Battistero. «La nostra scuola ha 700 anni. Il problema è che c’è bisogno di nuove maestranze, di giovani che apprendano un mestiere faticoso, ma allo stesso tempo sublime e indispensabile», spiega Marcello.

All’Opera di Santa Maria del Fiore, l’istituzione che sovrintende i monumenti di Piazza del Duomo, l’hanno ascoltato il mastro scalpellino. E hanno deciso di istituire, unica nel suo genere in Italia e probabilmente al mondo, una scuola. «Avrà una durata di tre anni con 2.700 ore di insegnamento pratico e teorico, il bando sarà pubblicato a giorni — spiega Vincenzo Vaccaro, architetto, consigliere dell’Opera, con delega ai restauri architettonici —. I corsi inizieranno a novembre in collaborazione con la Scuola edile. E chi si diplomerà sarà proprio l’epigono di quei maestri che a partire dal medioevo crearono e conservarono cattedrali e monumenti straordinari».

Lavoro complicato. Nel quale sapienza artigiana e sensibilità artistica si uniscono in un mix unico. I segreti dei costruttori? «Conservazione e integrazione, capacità di capire come e quando intervenire sugli antichi arredi attaccati dal tempo — spiega ancora Marcello Del Colle —, saper scegliere il marmo giusto nei bacini di Carrara, perché quello statuario può essere troppo morbido e fragile e altri bianchi avere venature antiestetiche. E poi avere tecniche e competenze per realizzare le copie».

A Firenze

«È un mestiere sublime e indispensabile: un’arte che prosegue uguale da sette secoli»

Già, le copie, Del Colle ne ha tratte molte dai blocchi di marmo. Lui non ama raccontarlo, per umiltà e spirito di servizio, ma anche adesso nella bottega, insieme agli altri scalpellini-restauratori, sta concludendo i cloni di tre Papi: San Celestino, Leone Magno e Gregorio VII. «Gli originali, che erano sulla facciata della cattedrale, si stavano sgretolando per l’azione del tempo e dopo il restauro saranno trasferiti nel museo dell’Opera del Duomo — spiega Marcello —. Al loro posto andranno le copie». Bellissime e identiche agli originali, a volte persino indistinguibili.

Come sorprendenti sono i restauri. I maestri della Bottega hanno restituito giovinezza a tre statue di Donatello e alle formelle di Andrea Pisano e Luca Della Robbia del Campanile di Giotto, solo per fare alcuni esempi.

«Un lavoro che spero i giovani della scuola riusciranno a continuare perché io e altri scalpellini non siamo lontani dalla pensione», dice Del Colle con un’espressione un po’ malinconica di chi ha incontrato, con scalpello e mazzuolo, l’anima della Bellezza in un blocco di marmo.



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