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Grandi navi. La sicurezza e i muri di gomma
Alessandro Baschieri
Corriere del Veneto /4/6/2019

Diciamoci la verità, era forte la convinzione che nulla di grave potesse succedere. A dispetto di foto scioccanti e di un movimento di opinione sempre più aggressivo, la maggioranza credeva, compreso chi scrive, alle rassicurazioni di tecnici ed esperti. Anche perché nulla di grave era mai successo. Non pareva un tema di sicurezza quanto piuttosto di difesa della storia e della bellezza.

Già prima di domenica era difficile trovare qualcuno disposto a difendere i diritti dei giganti del mare in spregio a Venezia e ai veneziani, ma la classe dirigente pensava di avere tutto il tempo di preparare unalternativa. Il tempo per costruire un percorso diverso senza rinunciare a migliaia di posti di lavoro e senza cancellare approdo portuale e business. Su questo il movimento No navi trovava legittime resistenze.

Purtroppo non era così. O forse sì, forse è stato solo un caso sfortunato. Resta che da oggi si ragiona su basi diverse. La sicurezza viene prima di tutto e ora siamo certi che prima o poi le grandi navi se ne andranno da Venezia. Di più: ci sarà una fortissima pressione perché questo accada prima piuttosto che poi.

Le idee possono cambiare la storia, gli eventi la fanno e quello di domenica resterà uno spartiacque. La tragedia sfiorata e i video del gigante fuori controllo hanno spostato lago della bilancia e quel movimento dopinione con venature antagoniste e radical chic, rafforzato dalle prese di posizione di artisti e intellettuali, avrà una base sempre più larga e sempre più convinta. È diventata una questione emergenziale, lo scarto è tutto lì.

Cosa serve per spostare le navi dalla Giudecca? A che punto siamo? Si riparte dal percorso alternativo, ovvero dallapprodo dei giganti lontano da San Marco. Siamo dunque al nodo politico. Bisogna pur riconoscere che il Sistema veneto, dal Comune alla Regione, un progetto ce lha e non da ieri. Vuole fermare le navi a Marghera, in laguna, e scavare un canale per farle arrivare a Venezia in parallelo al Ponte della libertà tenendosi lontano da San Marco e dalle zone di grande traffico acqueo. Per le ragioni di cui si diceva allinizio, non lha mai considerata una questione di vita o di morte ma intanto laveva fatto. E da almeno un anno aspetta una risposta dal ministero delle infrastrutture, ovvero da Toninelli.

La risposta non è mai arrivata. Il ministro ci ha detto ieri che il progetto non cè e quindi non può averlo bloccato ma in realtà ha bloccato lidea. Par di capire che la necessità di scavare un nuovo canale venga scartata per ragioni di tutela ambientale della laguna. La perplessità sarebbe stata comunicata solo informalmente e in ogni caso non è stata proposta unalternativa dellalternativa.

Ragion per cui stridono i suoi tweet (ma in fondo anche di Bonisoli) e i suoi video che accreditano la tesi secondo la quale dopo anni di inerzia dei precedenti governi siamo vicini alla soluzione. Ci dicessero qual è. Stanno pensando di fermare le grandi navi a Chioggia? Spiegassero i contorni del progetto. La realtà è che questo governo, a differenza del precedente, non ha mai nemmeno convocato il Comitatone, lorgano che rappresenta le parti in causa. E limpressione che hanno a Venezia, anche ascoltando gli interventi sul tema, è quella che da un anno non si muova foglia.

Per dirla tutta, limpressione è che a Roma nemmeno abbiano tanto chiara la situazione e siano fermi ancora alle analisi costi benefici. Siamo tra il no e il non so, siamo al muro di gomma.



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