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Formigoni, confiscati anche i quadri antichi
Giuseppe Guastella di Elisabetta Andreis
Corriere della Sera - Milano 5/6/2019

Anche gli ultimi quattro quadri antichi che mancavano ora fanno parte ufficialmente del patrimonio dello Stato. Valore complessivo 70 mila euro. È quanto rimaneva dei beni di Roberto Formigoni che doveva ancora essere confiscato dopo la condanna definitiva dell’ex Governatore lombardo a 5 anni e 10 mesi di reclusione nel processo San Raffaele-Maugeri. Sono tre tele acquistate tra il 2010 e il 2012 con fondi delle Ferrovie Nord da Norberto Achille, l’allora presidente dell’ente, che aveva poi regalato a Formigoni, all’epoca presidente della Lombardia.
Mancavano solo quattro quadri antichi, ma ora anche quelli ufficialmente fanno parte del patrimonio dello Stato. Valore complessivo 70mila euro circa, è quanto rimaneva dei beni di Roberto Formigoni che doveva ancora essere confiscato dopo la condanna definitiva dell’ex Governatore lombardo a 5 anni e 10 mesi di reclusione nel processo San Raffaele-Maugeri.

È stato il legale di Roberto Formigoni, l’avvocato Mario Brusa, a consegnare i quadri agli agenti della sezione di pg della Guardia di Finanza che nei giorni scorsi avevano già eseguito una serie di confische a carico di tutti gli imputati condannati nel processo. Si tratta di tre tele acquistate tra il 2010 e il 2012 con fondi delle Ferrovie Nord da Norberto Achille, l’allora presidente dell’ente che ha patteggiato due anni di reclusione (pena sospesa) per le spese pazze fatte usando le carte di credito dell’ente. Achille aveva regalato i quadri a Formigoni. Il quarto è un dono del 2009 fatto da Giuseppe Grossi, il defunto re delle bonifiche che fu coinvolto nell’inchiesta sull’inquinamento dell’area di Santa Giulia. È il dipinto che vale di più, dato che è stimato intorno ai 50 mila euro.

A luglio 2015 la Gdf aveva bussato alla porta dell’abitazione in cui allora Formigoni viveva con la comunità dei Memores Domini di Comunione e Liberazione, ma le Fiamme gialle si erano dovute fermare sulla soglia perché lo stesso Formigoni era senatore del gruppo di Ncd e, come tale, non era possibile accedere nella sua casa per sequestrare i quadri senza autorizzazione del Senato.

La consegna fatta dall’avvocato Brusa è un gesto che potrebbe avere una lettura precisa. Formigoni, che è in carcere a Bollate da più di tre mesi, ha voluto chiudere senza fare resistenza anche l’ultima partita aperta negli strascichi del processo. Un atteggiamento di apertura che potrebbe tornargli utile quando, ma soprattutto se, dovesse presentarsi la possibilità di accedere ai benefici penitenziari, a partire dalla detenzione domiciliare che, nonostante lui abbia oltre 70 anni (ne ha 72), gli è preclusa dalla legge «spazzacorrotti». È necessario, però, che la Corte Costituzionale dichiari illegittima la preclusione per coloro che, come Formigoni, hanno commesso reati prima della sua entrata in vigore oppure che il Tribunale di Sorveglianza accolga le richieste del condannato.

Su ordine della Corte d’Appello, la GdF ha confiscato all’ex governatore anche circa 32 mila euro già bloccati su tre conti correnti e le quote di alcune proprietà di famiglia: due box, un terreno, alcune abitazioni a Lecco e una casa a San Remo. C’è anche il 50% della villa di Arzachena (Sassari) che, secondo l’accusa dei pm Laura Pedio e Antonio Pastore, sarebbe stata venduta da Pierangelo Daccò ed acquistata da Formigoni con l’amico Alberto Perego (che è stato assolto) per tre milioni, ma con uno sconto di almeno un milione e mezzo sul valore reale. La confisca riguarda anche tre vecchie auto dal valore modestissimo.

Anche Daccò, l’apriporte in Regione condannato in via definitiva a 9 anni per la vicenda San Raffaele e aveva patteggiato altri 2 anni e 7 mesi per la Maugeri, si vede confiscare quote societarie e 3,2 milioni su conti correnti. Come Costantino Passerino, l’ex amministratore Maugeri condannato a 7 anni e 7 mesi rinchiuso a Bollate, al quale viene confiscato circa un milione e 454mila euro.



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