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La bottega dove Torino si è rifatta il «look»
Maurizio Francesconi, Alessandro Martini
Corriere della Sera - Torino 5/6/2019

Apre per la prima volta il laboratorio Montanaro: qui dopo le bombe sono stati plasmati i fregi e gli stucchi dei palazzi più belli della città

Per il terzo anno consecutivo, il fine settimana di Open House si conferma come un’opportunità unica per visitare nuove architetture contemporanee, pubbliche e private, insieme a edifici firmati da grandi maestri del passato come Pagano, Levi-Montalcini e Jaretti e Luzi. Non solo case. Tra le novità di quest’anno, c’è un’attività storica come il Laboratorio Montanaro, specializzato fin dal 1946 nella realizzazione di stucchi e decori per case private e spazi pubblici, alberghi, negozi ed edifici monumentali. Un’eccellenza tuttora attivissima, il cui nome è forse poco noto a molti, sebbene possa vantare intese collaborazioni con Carlo Mollino e Toni Cordero e una clientela vasta e «selezionata»: Regione Piemonte e Camera di Commercio, Teatro Regio e Castello di Rivoli, caffè storici come il Caffè San Carlo e Fiorio, alberghi cittadini come Boston, Turin Palace, Vittoria e Golden Palace.

Il Laboratorio viene fondato 63 anni fa da Giovanni Montanaro, scultore di talento, diplomato al Collegio degli Artigianelli. Nonostante lo sviluppo delle attività, che oggi si estendono dal restauro alle realizzazioni ex novo, il Laboratorio Montanaro è rimasto un’attività artigianale a conduzione familiare e, dopo la guida dei fratelli Federico e Roberto, figli del fondatore, vede oggi l’impegno della terza generazione, rappresentata da Enrico Montanaro, architetto. Dopo una prima sede in centro a Torino cui seguono gli spazi di via Pigafetta e di corso Moncalieri, il Laboratorio è attivo dal 1993 tra edifici produttivi e capannoni a ridosso di piazza Massaua. Superato l’ingresso di colonne, balaustre e statue, i suoi ampi spazi sono una vera sorpresa. Lunghi tavoli e pareti rivestite di calchi e dime, colonne e capitelli, medaglioni e modanature, modelli architettonici e busti di gesso. «Era tutto accatastato in un magazzino ed è esposto solo da quando ci siamo trasferiti nella nuova sede», spiega Enrico Montanaro. «Il lavoro di oggi non è molto diverso da quello di un tempo, anche se sono diminuite le persone che desiderano i fregi nelle proprie case, non esiste più lo scultore che lavora appositamente per il committente e molti grandi studi e imprese con cui abbiamo collaborato nei decenni hanno chiuso o sono ormai decaduti. Abbiamo cercato strade nuove». Attorno a lui sono le testimonianze della ricostruzione di Torino e dei decenni del suo grande sviluppo, tra anni 50 e 70. Risalgono a questa fase gli interventi del Laboratorio Montanaro in istituzioni come l’Auditorium Rai di Aldo Morbelli e Carlo Mollino, il Palazzo della Regione in piazza Castello e il San Paolo di piazza San Carlo, dopo i bombardamenti della guerra. Sono anche gli anni della collaborazione con Mollino, a partire dalla nuova sede della Camera di Commercio in piazzale Valdo Fusi e dal Teatro Regio, ultima opera dell’architetto inaugurata nel 1973. Ma sono anche gli anni in cui, in vista del centenario dell’Unità d’Italia nel 1961, si promuovono i primi restauri alla Reggia di Venaria. A intervenire su stucchi e decorazione barocche è proprio il Laboratorio Montanaro. Del 1968 è anche l’impegno fuori dai confini nazionali per Werner Abegg, imprenditore tessile e mecenate dei musei torinesi. Il Laboratorio Montanaro lavora proprio alla sua villa in Svizzera e al Museo Abegg. Del 1972 sono i primi interventi urbani, in gran parte tuttora visibili, come i controsoffitti a volta nei portici di piazza Castello e via Palazzo di Città. E, nel momento di restaurare il Castello di Rivoli destinato dalla Regione a primo museo d’arte contemporanea d’Italia (apre nel 1985), è il Laboratorio Montanaro a metter mano alle decorazioni delle sale. Di questa lunga storia sono testimonianza gli oggetti appesi alle pareti in via Chambery, insieme alle memorie di chi ci ha lavorato.



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