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«Va a fuoco il Ponte di Bassano». Notte con l’incubo di Notre Dame
Andrea Priante
Corriere del Veneto 6/6/2019

Il principio d’incendio ha solo danneggiato una trave. Fiamme forse innescate da un sigaro

Bassano del Grappa (Vicenza). «Da sempre penso che il Ponte degli Alpini abbia un’anima» confida Laura Chiminello, l’oste di «Ca’ Brando», la locanda sospesa sulla riva sud del fiume Brenta. Un’anima antica, come quel progetto che Andrea Palladio consegnò nel 1569 alla città di Bassano del Grappa; e fragile, a causa dei cedimenti strutturali che nel 2015 hanno costretto ad avviare un delicato intervento di restauro. Da ieri, quell’anima è anche un po’ bruciacchiata.

«Intorno alla mezzanotte - racconta Chiminello - mentre facevo su e giù dalle scale per servire ai tavoli, ho visto uno strano bagliore alla base del ponte, verso la riva opposta. Non ci potevo credere: qualcosa stava andando a fuoco! Ci mancava anche questo, dopo tutti i problemi che sta attraversando il nostro bellissimo monumento».

L’oste ha subito dato l’allarme. Le fiamme stavano divampando su una delle grosse assi di legno - in gergo vengono chiamate «saette» - che dalla base dell’antica struttura si ancorano alla parete dell’edificio che ospita la Taverna al Ponte, sulla riva nord del fiume. «Le saette, specie quelle all’estremità dell’opera, hanno un ruolo fondamentale per reggere i piloni che, a loro volta, sostengono la copertura in legno», spiega Diego Pozza, il funzionario del Comune che sta seguendo i lavori.

I vigili del fuoco di Bassano sono arrivati in pochi minuti. «Hanno subito spento le fiamme, per fortuna prima che il rogo si allargasse, coinvolgendo la base del ponte», racconta il gestore della taverna. Se i soccorsi non fossero stati così tempestivi, forse ieri i bassanesi si sarebbero risvegliati con le immagini di una Notre Dame all’italiana. È andata bene, e in mattinata è iniziata la verifica dei danni.

La trave risale probabilmente al 1948, quando la struttura venne ricostruita dopo che (nel febbraio di tre anni prima) un manipolo di partigiani l’aveva fatta saltare in aria per salvare la città dai nazisti. «Abbiamo dovuto inserire dei piloni di metallo e dei tiranti, per scaricare altrove il peso della copertura. Ora non ci sono più pericoli per la stabilità del tetto», assicura Pozza. E infatti, dopo che per buona parte della giornata i turisti si erano visti negare l’ingresso al monumento per lasciare posto agli operai, nel pomeriggio l’accesso è stato riaperto.

Resta da capire come sia potuto accadere. «Da quanto ne so, non ci sono telecamere che riprendono quel punto», ammette il neo-sindaco Elena Pavan, che appena presentata la nuova giunta già si ritrova ad affrontare la prima grana per la città.

Le indagini sono quindi affidate ai reparti specializzati dei vigili del fuoco, che per alcune ore hanno lavorato intorno alla trave annerita. «Un esame, eseguito con la nostra strumentazione, ha dato esito negativo circa la presenza di acceleranti», spiega il comandante provinciale Luigi Diaferio. Tradotto: sul legno non sembrano esserci tracce di alcol o benzina, che equivarrebbe a dimostrare l’origine dolosa del rogo. «Abbiamo comunque prelevato alcuni campioni che ora verranno analizzati nei nostri laboratori, in modo da escludere definitivamente questa ipotesi».

Ma se non è stata l’azione di un piromane, resta in piedi soltanto la causa accidentale. Tra le assi di legno, specie quelle meno visibili al «pubblico», si infila il fogliame spinto dal vento e sono spesso avvolte dal guano (che è infiammabile) degli uccelli, i quali a volte le utilizzano come base d’appoggio per i loro nidi. Tutto questo potrebbe aver alimentato le fiamme forse innescate - è l’ipotesi che circola anche tra alcuni dei soccorritori - da una sigaretta o più probabilmente da un sigaro (le sigarette, negli ultimi anni, sono prodotte in modo tale che il tizzone raggiunga temperature meno elevate e si spenga più rapidamente, proprio per ridurre il rischio di incendi) lanciato distrattamente da qualcuno che si trovava sul ponte o sul balcone della taverna che si staglia appena sopra alla trave.

«Se dovesse essere davvero questo l’origine di tutto - chiosa il sindaco - sarebbe una triste conferma di come l’inciviltà che ci circonda possa danneggiare gravemente la nostra città».

Ultimati gli accertamenti, i vigili del fuoco trasmetteranno i risultati alla procura di Vicenza che, sulla base di quanto scoperto, potrebbe decidere di aprire un’inchiesta.



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