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Venezia. Procuratie Vecchie, nuova vita con la firma di Chipperfield. «Saranno aperte al pubblico»
Francesco Bottazzo
Corriere del Veneto 11/6/2019

Spazi espositivi e uffici dopo il restauro. Inaugurazione nel 2021

L’infilata delle porte ad arco che riprendono la facciata, la si può solo immaginare, aiutati dal rendering dello studio di David Chipperfield. «Quando sono arrivato sei anni fa era un luogo quasi abbandonato, adesso per la prima volta dopo cinquecento anni sarà aperto al pubblico», dice il Group Ceo di Generali Philippe Donnet. L’oggi è il 2021 quando finiranno i lavori di restauro delle Procuratie Vecchie di Piazza San Marco (di proprietà della società). Saranno recuperati spazi trascurati, recuperati materiali originali veneziani e lavorazioni tradizionali (coinvolgendo aziende specializzate e artigiani locali), recuperate due terrazze (in realtà lastrici solari,) all’interno del tetto, riorganizzata l’accessibilità e la fruibilità dell’edificio con l’inserimento di nuove scale. I pavimenti ad esempio saranno in terrazzo alla veneziana e pastellone.

È la nuova vita firmata da Generali e Chipperfield della «quinta» nord di San Marco progettata dall’architetto Bartolomeo Bon e in seguito da Jacopo Sansovino nella prima metà del Sedicesimo secolo, sotto il programma di renovatio urbis del doge Andrea Gritti. Non verranno creati appartamenti per gli ospiti, tanto meno alloggi di lusso ma uffici e un ampio spazio espositivo al terzo piano — che rappresenta la vera rivoluzione del progetto di recupero — per ospitare l’attività di «The Human Safety Net» l’iniziativa istituita da Generali per supportare le comunità vulnerabili nei Paesi dove il Gruppo è presente. «Porteremo vita a Venezia, lavoro a San Marco senza avere a che fare in modo diretto con il turismo, le Procuratie non saranno luogo per guardare al passato ama al futuro con riguardo alle persone», precisa Donnet che non vuole svelare l’importo dell’investimento. Sicuramente significativo se si spinge a dire: «La società ha numeri soldi per fare una simile operazione». È stato un lavoro di squadra, non si stancano di ripetere progettista, committenti e Comune, in accordo con la Sovrintendenza. Se qualcuno temeva per l’integrità delle Procuratie Vecchie può stare tranquillo, «la struttura non è stata violentata, sono stati “puliti” i percorsi orizzontali e il restauro è conservativo», dice l’amministratore delegato di Generali Aldo Mazzocco. Almeno nel secondo piano dove troveranno posto gli uffici che verranno affittati ad associazioni, fondazioni secondo un business plan già definito. Il progetto di restauro rispetta la parte esterna mentre all’interno, dove quello che sembra essere un unico palazzo, in realtà è un complesso molto articolato e gli spazi subiranno modifiche unendo i piani e utilizzando la parte superiore per un auditorium e per l’esposizione («una sorta di museo esperienziale», dice Emma Ursich, segretario generale di The Human Safety Net).

Chipperfield infatti ha pensato una nuova scala accanto a quella principale che porta ai primi due piani per arrivare al terzo e un nuovo collegamento che dal nuovo ingresso creato nello storico negozio «Olga Asta» porta direttamente all’auditorium realizzato nella parte più vicina alla torre dell’Orologio di proprietà della Generali delle Procuratie Vecchie. «Abbiamo cercato di trovare equilibrio tra le esigenze infrastrutturali, il restauro e la ristrutturazione della struttura storia — spiega l’archistar — Siamo spinti dalla doppia ambizione di riunificare l’opera architettonica e l’identità dell’edificio come luogo di lavoro, incontro e dialogo per la città». Non a caso il sindaco Luigi Brugnaro sottolinea come «Venezia sia una città dalle mille possibilità, dove gli investimenti garantiscono un ritorno importante con tempio e costi certi».

I nuovi lavori (approvati dalla Sovrintendenza a gennaio e con il permesso a costruire del Comune dal 28 maggio) si vanno ad integrare con quelli del progetto del 2009 dell’architetto Gretchen Harnischfeger Alexander, ancora in corso. «Non è un’operazione immobiliare, ma vogliamo dare una vita alla prima casa a Venezia di Generali», confessa Mazzocco.



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