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Bonisoli silura la riforma: Accademia senza autonomia, Montanari entra agli Uffizi
Chiara Dino
Corriere Fiorentino 11/6/2019

Tomaso Montanari entra nel comitato scientifico degli Uffizi, sulla cui direzione non ha mai nascosto perplessità, mentre la Galleria dell’Accademia, secondo quanto trapela da Roma, perderebbe la sua autonomia. Due siluri di Bonisoli alla riforma Franceschini.

Un fuoco di fila di annunci partiti ieri da Roma mettono seriamente a repentaglio la riforma Franceschini e la stabilità dei direttori stranieri nelle due massime istituzionali museali della città: Eike Schmidt alle Gallerie degli Uffizi e Cecilie Hollberg all’Accademia. Alla vigilia dell’arrivo del ministero della Cultura Alberto Bonisoli a Firenze — oggi verrà a inaugurare la novantaseiesima edizione di Pitti Uomo — dai suoi uffici trapelano notizie e indiscrezioni. La prima, e in questo caso si tratta di una nota ufficiale, riguarda la copertura di un posto vacante nel Comitato Scientifico degli Uffizi — quello lasciato vuoto dal dimissionario Alessandro Nova direttore del Kunsthistorisches Institut di Florenz — al suo posto arriva Tomaso Montanari, storico dell’arte fiorentino, mai particolarmente tenero, per usare un eufemismo, con la riforma Franceschini e con l’attuale direttore degli Uffizi Eike Schmidt. La seconda, diramata in forma ufficiosa, riguarda il possibile declassamento della Galleria dell’Accademia che perderebbe l’autonomia insieme con il Parco archeologico dell’Appia antica, il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, il Castello Miramare a Trieste. Se così fosse i musei autonomi passerebbero dagli attuali 22 a 18 e sicuramente andrebbe rivista la loro direzione, che qui a Firenze significa Cecilie Holleberg. Se Schmidt, saputa la notizia della nomina di Montanari ha risposto con un secco «non commento», Hollberg invece parla: «Trattandosi né di un decreto ufficiale né di una notizia ufficiale mi sembrerebbe prematuro esprimermi in merito, poiché noi come Galleria dell'Accademia di Firenze siamo un museo che festeggia un successo dopo l’altro e mi sorprende leggerlo in questo contesto. Abbiamo mostrato che, dalla mia presa di servizio, abbiamo incrementato il numero dei visitatori di oltre il 22 per cento, abbiamo raggiunto oltre 1,7 milioni di visitatori all’anno. Con ciò siamo tra i primi due musei statali italiani, un museo che funziona alla grande e con gran successo». Stop. Non aggiunge altro la direttrice dell’Accademia, ma fa riferimento a un decreto, la cui bozza circola da tempo negli uffici del ministero della Cultura, che nascerebbe con l’intento di rivedere in toto la riforma Franceschini ipotizzando anche un ritorno a Roma dei Cda anche dei musei autonomi, spostando al ministero le scelte più importanti in materia di bilancio e dunque le scelte strategiche delle istituzioni museali.

Su questo e sulla sua nomina riflette lo storico dell’arte Tomaso Montanari: «Come universitario, e quindi non per nomina politica, da presidente del Comitato tecnico scientifico dei Beni culturali e dunque membro del Consiglio Superiore per i beni Culturali, nella prossima riunione, in calendario la prossima settimana, chiederò che sia condivisa la bozza del decreto e che analogamente vengano condivise le linee guida della nuova riforma. So che si parla di un ritorno su Roma dei Cda, ma non conosco il decreto e di più non posso dire». Quello di cui parla è invece il senso della sua nomina agli Uffizi e le ragioni per cui ha accettato. «Ho accettato per spirito di servizio nei confronti della mia città e degli Uffizi. Credo, e in quest’ottica Bonisoli mi ha chiesto di accettare l’incarico fiorentino, che gli Uffizi debbano tornare a essere soprattutto un luogo dove si promuove la ricerca scientifica e uscire da una logica economicista. Ed è in questo senso che il ministro ha chiamato me per questa carica». Il comitato scientifico ha infatti il compito, insieme con il direttore, di valutare le scelte in materia di mostre, prestiti, utilizzo degli spazi museali. E su quale sia l’opinione di Montanari in merito a questo genere di scelte chi segue le vicende dei Beni culturali sa bene che lo storico dell’arte è del tutto contrario all’uso dei musei come palcoscenici di eventi. Non solo: ha pubblicamente asserito di essere contrario al progetto del Corridoio Vasariano firmato Schmidt aperto a tutti con biglietti da 45 euro: «L’arte non può diventare solo un bene di lusso» ha scritto sul Fatto Quotidiano ; ha criticato duramente il direttore quando, nel 2016, autorizzò una cena di aziendale nel Cortile dell’Ammannati di Palazzo Pitti asserendo: «Mercificare la bellezza è un delitto imperdonabile»; ha contestato anche la scelta di Schmidt di prestare i ritratti dei coniugi Doni a Mosca per la mostra su Raffaello. E questo solo per citare alcune delle querelle più note. La sua nomina, alla vigilia della scelta sul futuro direttore degli Uffizi, non risulta quindi una mossa di secondo piano.

Non solo, c’è chi dice che ultimamente, ma queste sono voci che circolano agli Uffizi, il direttore Schmidt sia stato in contatto con l’ufficio stampa del Kunsthistorisches Museum di Vienna dove dovrebbe prendere servizio a fine ottobre se non dovesse essere riconfermata da Bonisoli la sua nomina, per il secondo mandato, alla guida dei musei fiorentini. È tutto in bilico.



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