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Venezia. «Ricostruirò San Cassiano. Tornerà l’opera barocca»
Veronica Tuzii
Corriere del Veneto 13/6/2019

Venezia capitale mondiale della musica barocca ricostruendo il Teatro di San Cassiano, primo teatro d’opera pubblico al mondo - offerto non solo ai nobili ma pure al pubblico pagante - , aperto nella città lagunare nel 1637 e andato perduto nel 1812. È un sogno o un’operazione imprenditoriale ben architettata? Riunisce entrambi gli aspetti, congiunti a un imprescindibile amore per la musica, la fantasia dell’imprenditore inglese Paul Atkin, che intende restituire alla città lagunare e al mondo una struttura unica nel suo genere. «Le note e i numeri – marca l’imprenditore, ex commercialista capace di rivoluzionare il sistema dei rimborsi dal fisco, che ha lasciato l’attività per gettarsi nel progetto fondando nel 2015 la società che gestirà il futuro teatro - mi parlano. Una scommessa? Una bella scommessa».

Il Teatro San Cassiano è già rinato cinque volte sulle ceneri dell’edificio originale progettato nel 1565 da Andrea Palladio. Costituito da una struttura lignea, il teatro venne distrutto da un incendio nel 1629 e poi ricostruito in pietra; il nuovo stabile fu inaugurato nel febbraio 1637 - questa versione che s’intende far rinascere - con l’Andromeda di Francesco Mannelli. Situato dove ora si trova il giardino di un palazzo privato nel sestiere San Polo, il San Cassiano, gestito dalla famiglia Tron, vedrà sfilare sul suo palco opere di grandi compositori, in primis Claudio Monteverdi, che nel 1641 vi presenterà Il ritorno di Ulisse in patria . Essendo a rischio rovina, venne rifabbricato nel 1763 su disegno dell’architetto Bognolo, fin quando fu demolito. È dal Bognolo che si sanno le misure della costruzione, 28 metri per 18, un palcoscenico di cinque e 153 palchi: un formato «intimo» adatto all’opera barocca, che si vorrebbe replicare, variando la capienza da 800 posti a 405, con sei file in platea, per le necessarie misure di sicurezza. La speranza è poterlo rifare nel luogo originario, se ciò non sarà possibile potrebbe trovare spazio in altre aree cittadine (Canal Grande, San Giovanni e Paolo o stazione). Non, dunque, necessariamente «com’era dov’era», ma «un teatro - afferma Atkin - storicamente consapevole, con un repertorio Hip (è l’acronimo di hystorically informed performance, ndr)».

«Da Monteverdi a Vivaldi, spiega Francesco Fanna, direttore Istituto Italiano Antonio Vivaldi Fondazione Cini, coinvolto nell’iniziativa col Conservatorio Marcello e il suo direttore Marco Nicolè - , ci saranno esecuzioni filologiche». Implicato nel progetto l’architetto Jon Greenfield, lo stesso del londinese Shakespeare’s Globe, modello prediletto del nuovo San Cassiano, «che sarà in legno all’interno e muratura all’esterno», chiarisce Peter McCurdy, anch’esso nell’esperienza Globe. Di tutto questo si parla da oggi in una tre giorni al Conservatorio, dov’è anche allestita una mostra che illustra l’ambiziosa sfida. Un’operazione costosa che prevede un investimento, totalmente privato, di 75-90 milioni di euro, e che dovrebbe essere definita entro l’anno per poi partire con l’attuazione, che prevede la conclusione in cinque anni. «Le scommesse si vincono o si perdono. A me piace vincere», parola di Paul Atkin.



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