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Svelati i tormenti del giovane Botticelli
Edoardo Semmola
Corriere Fiorentino 13/6/2019

Dal restauro della Pala di Sant’Ambrogio insicurezze e rimaneggiamenti

Sandro Botticelli era un «insicuro», «incerto» nelle decisioni, uno «spirito tormentato» nelle scelte creative. Anche perché aveva un atteggiamento «sperimentale» sul piano tecnico che, a 25 anni, lo portava a titubare molto, modificare, cancellare, sostituire, sovrascrivere.

Lo descrive così il direttore degli Uffizi Eike Schmidt, in occasione del ritorno — dopo un complesso restauro e una campagna diagnostica realizzati dall’Opificio delle Pietre Dure a partire dal 2018 — della Pala di Sant’Ambrogio che raffigura la Madonna con Bambino e santi, la prima commissione importante del pittore quando aveva solo 25 anni, intorno al 1470. «Pensavamo di sapere già tutto di un artista così importante – spiega Schmidt – Ma le nuove tecnologie ci rendono di lui un’immagine nuova: quella di un insicuro». A fare questa scoperta a metà strada tra la storia dell’arte e la psicologia è stato l’Opificio che ha analizzato il dipinto attraverso un’operazione incrociata tra radiografia e indagini riflettografiche, trovando ampie tracce di rimaneggiamenti non solo nelle fasi preliminari ma anche in quelle più avanzate della realizzazione dell’opera. Alcuni di questi ripensamenti sono visibili ancora oggi a occhio nudo. Le indagini riflettografiche hanno messo in evidenza come alcuni personaggi avessero cambiano posizione, in special modo il Bambino, e come un’intera porzione di pavimento sia stata sostituita dalla pedana su cui poggia il trono della Vergine. Poi ci sono dita che scompaiono, come il pollice del piede di Santa Caterina d’Alessandria. E occhi – quelli di San Cosma e di Santa Caterina – che prima non c’erano e poi sì, in punti dove non dovrebbero esserci. Il personaggio di San Cosma è stato senza dubbio quello che più lo ha fatto penare: prima gli dipinge la veste orientata all’indietro, verso sinistra, poi la cancella, e la rifà al contrario. Da qui la presa di coscienza che — almeno in giovane età — uno dei padri del Rinascimento doveva essere stato tutt’altro che uno sicuro di sé.

Nel giro di pochi giorni la pala tornerà al suo posto, nella sala della Primavera agli Uffizi. È stata restaurata perché erano emersi problemi al supporto ligneo e in tre zone il colore era risultato sollevato e parzialmente danneggiato. L’intervento è stato sostenuto dagli Amici degli Uffizi presieduti da Maria Vittoria Rimbotti. «Questo deve insegnarci — conclude il direttore — che un buon restauro deve anche essere un’occasione di ricerca e non mirare solo ad effetti spettacolari». Per il soprintendente dell’Opificio Marco Ciatti questi nuovi elementi «sul modus operandi di Botticelli dovranno essere ricollegati ad altre opere dello stesso artista».



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