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I castelli dimenticati
Carlo Franco
Corriere del Mezzogiorno - Campania 14/6/2019

Un convegno per discutere il possibile futuro di edifici e fortificazioni che spesso non hanno trovato ancora unadeguata destinazione

Il ministero della Difesa apre non più metaforicamente le porte delle caserme e di tanti altri edifici molto appetiti dal mercato immobiliare? Questa ipotesi da decenni vagheggiata come possibile, anzi imminente, ma mai concretizzatasi per una serie di motivazioni di natura economica soprattutto, ma anche di vincoli che con il tempo hanno accelerato il degrado dei castelli e delle fortificazioni ritorna al centro del dibattito e lascia immaginare novità interessanti per Napoli che ospita una serie di edifici militari ormai dismessi di fatto e, quindi, ancora più onerosi da gestire.

Si è parlato anche di questo nel corso del convegno internazionale sui Castelli sulla loro storia e sul loro ruolo mai definito - che si è svolto a palazzo Salerno (anche la sede scelta indica una direzione come ci conferma, con un sorriso che è un mezzo sì, la professoressa di architettura tecnica Marina Fumo che ha organizzato i lavori) e ha consentito di mettere a punto una mappatura di questi paesaggi fortificati che potrebbero rappresentare una validissima opzione di svolta per il Mezzogiorno se solo si prendesse atto della di dare loro una seconda vita trasformandoli da postazioni difensive a sentinelle di cultura e di difesa attiva della memoria. Un ruolo moderno, guardando al futuro con la possanza del passato. Negli anni qualche eccezione alla regola dellimmobilismo cè stata anche a Napoli che ospita cinque castelli tutti, più o meno, alla ricerca di un ruolo ma iI futuro di Castel Capuano, di Castel dellOvo, del Maschio Angioino e di SantElmo è ancora tutto da scrivere e linerzia propositiva aumenta il degrado, statico e funzionale, del monumento. Lo ha documentato, con rigore scientifico, lesperto di restauro architettonico Aldo Aveta che ha lanciato una sorta di sos: Esistono seri problemi di consolidamento e di restauro, ma anche di crollo delle coperture oltre che del superamento delle barriere architettoniche. Nel Masterplan e nel Pon questi pericoli sono presenti, ma questi strumenti non sono mai diventati operativi. A Castel Capuano negli ultimi anni sono state a spese somme ingenti ma in modo frammentario e dispersivo, mentre per Castelnuovo si attende da mezzo secolo che arrivi un finanziamento da cinque milioni euro assegnato dal ministero dei Beni Culturali.

Buone intenzioni, seguite da lunghi vuoti di memoria. Per Castelcapuano, dice ancora Aveta, dopo il trasferimento degli Uffici giudiziari al Centro direzionale, la scelta è caduta su un progetto di una Cittadella della cultura giuridica e della legalità, che sarebbe da condividere ma di fatto non è mai diventata operativa; tra il dire e il fare cè di mezzo la precarietà istituzionale di Napoli. Che non risolve i problemi e, anzi, fa crescere preoccupazioni di altro tipo come lespandersi, nella città orientale, del commercio di bassa lega controllato quasi esclusivamente dalla comunità cinese.

Il dibattito ha spaziato dal Castello Teggiano nel Vallo di Diano restaurato dalla famiglia Macchiaroli leditore Gaetano e, dopo la sua morte, la moglie Ingeborg e la figlia Gisella che hanno continuato lopera alla cittadella fortificata dellAnnunziata a Massa Lubrense dalla quale Capri si tocca con mano e fa sognare bellissimi progetti di turismo ambientale utilizzando anche la dimora dalla quale Gioacchino Murat diresse lassalto alla flotta inglese nella rada dellisola azzurra. Il Castello moderno, insomma, deve cambiare pelle se vuole continuare a svolgere un ruolo attivo e Benedetto Migliaccio lo ha detto con chiarezza: A Matera hanno ben compreso il messaggio delle antiche pietre, a Napoli e nelle altre regioni del Mezzogiorno questo non è ancora avvenuto. Anche se alcuni esempi virtuosi autorizzano una timida speranza: gli abitanti di Monteverde (non arrivano ad 800), un borgo medievale della Baronia, in Irpinia, tra i più belli dItalia hanno sfondato lisolamento portando avanti un progetto di accessibilità globale che ha riscosso apprezzamenti e fa dire al sindaco Francesco Ricciardi: Siamo ultimi in tutte le classifiche, ma siamo primi almeno in questo e ne andiamo fieri.



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