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Il desiderio dell’arte rinasce a Lunetta
Francesca Angeleri
Corriere della Sera - Torino 16/6/2019

Francesco Pistoi trasforma la borgata di Mombarcaro in galleria a cielo aperto: opere nel bosco e in paese

Lunetta 11. Sembra il nome di una base spaziale. E un po’ forse lo è. Per arrivarci bisogna fare un viaggio, uscire dall’autostrada, cominciare a salire. Curva dopo curva, immergendosi nel bosco di castagni dell’Alta Langa, complice l’ossigeno che diventa più rarefatto, ci si spoglia di qualche peso. Un po’ di anni fa Francesco Pistoi cercava casa. Voleva trovare un posto fuori Torino che facesse spazio alle sue esigenze di musicista adulto: «A chi mi chiede cosa penso della città rispondo sempre di domandarlo a uno giovane. Penso solo a loro. Sono andato via da Torino anche perché era giusto fare largo ad altri dopo di noi». Quel «noi» è tutta la generazione di quasi (alcuni già) cinquantenni che ha creato la vocazione musicale di Torino. Lui è «Pisti», il dj che ha fatto ballare selvaggiamente migliaia di persone nei tanti locali (anche all’estero) in cui ha suonato e suona.

Ha lavorato con i Subsonica, ha fondato i Motel Connection, il Krakatoa e ora il suo progetto principale è con il duo Mangaboo: suoneranno anche al Jova Beach Party e chiuderanno la stagione del Blue Marlin a Ibiza. «Non mi sono laureato. Sono andato a Ibiza — scherza — però frequentavo le lezioni di Vattimo. Era fantastico, senza dover dare gli esami».

Lunetta è una nuova fase della sua vita artistica e personale. Una piccola borgata (a forma di luna calante) del XVII secolo del comune di Mombarcaro (228 abitanti) che ha ristrutturato insieme alla madre Eva Menzio (figlia del pittore Menzio, ex direttrice della Galleria Marlborough di Montecarlo) e alla fidanzata Claudia Zunino. Il progetto Lunetta11, che inaugurerà il 22 giugno con la prima mostra estiva (fino al 15 settembre) è una galleria d’arte a cielo aperto. Le opere dei 12 artisti coinvolti (Giulio Paolini, Mizokami Kazumasa, Salvatore Astore, Roberto Barni, Valerio Berruti, Jessica Carroll, Luigi Mainolfi. Oltre a 5 giovani: Br1, Alessandro Gioiello, Francesco Maluta, Caterina Silva, Mattia Sinigaglia) sono dislocate tra il bosco, alcune stanze della casa, la chiesa di San Rocco e le strade del paese. «Un tempo si desideravano i quadri. La borghesia ancora se li poteva permettere. Oggi l’arte è interamente gestita dalle fondazioni e quando entri nei musei, la distanza con l’opera è tale che il desiderare non è immaginabile». Contemporaneamente, nei capanni di campagna immersi nella natura, si sta terminando una libreria d’arte diffusa. Stanno per arrivare oltre 30 mila volumi della collezione di suo padre che attualmente si trovano in Toscana. Un papà importante. Luciano Pistoi è stato uno dei più grandi critici d’arte e galleristi italiani. Un giorno andò a casa di Paolo Fossati per ringraziarlo di un articolo che aveva scritto su una mostra che aveva allestito, conobbe Eva Menzio e scapparono insieme. Era del 1927, diventò partigiano a 16 anni «diceva che era allergico alla lana e che la divisa Balilla era di lana». Era di origini semplici. Incontrò l’arte contemporanea in guerra, in un rifugio «parlò con un tale Garrone, torinese, forse anche pittore, che intravide in lui un certo interesse, la gioventù e le giuste idee politiche». Con Mario Merz diventarono amici rinchiusi al Ferrante Aporti. «Mio padre è morto povero. Ha avuto i quadri più belli del mondo ma se ne fregava. A lui interessava venderli a chi davvero piacevano. Non ho voluto nulla di suo. Ad Annie (l’ultima moglie) ho però chiesto i suoi documenti da partigiano. Mi ha insegnato che la libertà costa cara». Quando Francesco nacque, Burri gli dedicò un quadro. Le cene in casa erano con Castellani, Paolini, Alviani. «Una sera sostenevano che gli oggetti avessero un pensiero e tu sei lì, a 7 anni, che magari ascolti cavolate ma sono visionarie. Ho sempre sentito discorsi gentili sull’arte. Se mio padre e mia madre avessero fatto una società ora sarei ricchissimo».

L’arte non è una questione di moda «ho conosciuto Tommaso Berni, uno dei portieri dell’Inter, che sul cellulare ha solo foto di quadri. Quando l’ho incontrato mi ha detto: ma sei il figlio di Luciano Pistoi? I quadri li compro facendo sempre riferimento alle sue mostre». C’è una foto di loro due insieme, di fianco alla sua consolle: Luciano gli sta insegnando a scattare le fotografie «era dolce come lo sono i padri oggi. Ha cresciuto gli altri miei fratelli (nati da Fossati) come fossero suoi figli. Per lui non c’erano differenze». Lunetta è un luogo pieno di bellezza e di libri. Francesco non si è laureato ma si alza alle sei del mattino per leggere. «I libri ti vengono a trovare — racconta — È tra le pagine che nascono le idee. Il nuovo disco dei Mangaboo (uscirà a novembre ndr) è intriso di suoni africani. Sono andato a rileggermi la storia dell’evoluzione scritta da Alberto Salza». Forse in Lunetta c’è un po’ dell’esperienza al Castello di Volpaia quando, Luciano Pistoi per primo fece una mostra d’arte in un borgo storico. «Se hai avuto una fortuna nella vita, restituire è fondamentale. Condividere la tua passione è il massimo che ci possa essere».



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