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Breno, Val Camonica. Se il distributore è un’opera
Eletta Flocchini
Corriere della Sera - Brescia 19/6/2019

Mario Bacciocchi. Ne progettò 13 su richiesta di Mattei, dovevano esaltare la modernità e il cambiamento dell’intero Paese

La sosta è di pochi minuti: l’auto che si spegne, un’occhiata veloce al benzinaio, il pieno per favore. Passaggi distratti. Transiti sbadati in cui il pensiero corre altrove. Ma se invece, per un momento, si posasse uno sguardo meno assorto, ci si stupirebbe. Perché le stazioni di servizio, in alcuni casi, rappresentano un patrimonio architettonico di tutto rispetto. Monumenti diffusi della modernità che tra gli anni ’30 e ’60 del Novecento furono progettati da firme prestigiosissime dell’architettura. Luoghi del vivere contemporaneo che divennero veri e propri gioielli «on the road» dal valore quasi totemico. Ne è un esempio emblematico, a Breno, la stazione di servizio che l’architetto milanese Mario Bacciocchi (di cui quest’anno ricorre il 45esimo della morte) progettò su incarico di Enrico Mattei, che negli anni ’50 gli affidò il compito di curare l’immagine estetica e funzionale dei distributori Agip (a Brescia ne venne realizzata una in corso Venezia, decisamente più urbana, poi trasformata in una pensilina per l’attesa degli autobus). L’area di servizio brenese sarebbe tanto piaciuta anche a Edward Hopper, che con la rappresentazione pittorica dei distributori americani amava catturare l’essenza della strada. «Mario Bacciocchi – spiega l’architetto Giorgio Azzoni – progettò tredici diverse variazioni della stessa tipologia di modello che l’Agip adottò in quegli anni. Il suo intervento rientrava nel programma di sviluppo della rete di rifornimento e comunicazione aziendale voluto da Mattei per tutto il territorio nazionale». Situato lungo via Belvedere a Breno, a pochi metri dall’ingresso nel centro del paese, il distributore è tutt’oggi attivo e mantiene integro l’aspetto originario progettato da Bacciocchi: «la parte retrostante — osserva Azzoni — è realizzata in granito locale, mentre sul corpo anteriore un rivestimento in legno avvolge i pilastri e la trave che sostiene la copertura a sbalzo, conferendo un curioso effetto di tradizionalismo alpino ad una struttura di evidente modernità, come in altri casi ad esempio in Trentino». L’edificio ha in sé i tratti che contraddistinguono lo stile Bacciocchi: «efficienza, razionalità, audacia di concezione ed eleganza di linee: criteri di assoluta modernità che l’architetto adattava con i suoi prototipi al contesto paesaggistico».

Le auto scorrono davanti al distributore, qualcuna si ferma, altre proseguono. Ma in pochi sanno che questo luogo, apparentemente defilato e discreto, rappresenta davvero un simbolo dell’estetica moderna, disegnato da un architetto i cui progetti furono esportati in Africa e Medio Oriente e che soprattutto rappresentò in quel momento storico un interessante interprete del processo di rivisitazione aziendale voluto da Eni: «Enrico Mattei — prosegue Giorgio Azzoni — voleva che tutti gli interventi funzionali esprimessero una filosofia comunicativa fondata sulla modernizzazione energetica del paese. E l’architetto Bacciocchi era diventato presto il progettista di fiducia, poiché in grado di realizzare strutture semplici ma raffinate, adatte per comunicare visivamente quella modernità a cui la nazione andava avviandosi». Divenute ben presto riconoscibili, pur nel loro adattamento alle specificità locali, tutte le stazioni di servizio di Bacciocchi, come quella di Breno in Valle Camonica, «rappresentano vere e proprie microarchitetture — conclude Azzoni — ma anche opere di design, poiché attraverso la loro leggerezza dinamica sono tutt’ora in grado di esprimere un’idea di eleganza estetica».



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