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Venezia. Sindaco: «Toninelli ferma tutto l’Unesco ci metta nella black list». E Delrio smentisce il ministro
Francesco Bottazzo
Corriere del Veneto 19/6/2019

Il dem: «Su Marghera mente, ci sono 600 pagine, non due»

VENEZIA. «All’Unesco diremo di metterci come sito a rischio perché del governo non ci fidiamo più. Non ci fidiamo di questo ministro, io non me la sento più di metterci la faccia con un’agenzia così importante. Ritengo che con Toninelli i rischi effettivamente ci sono, perché non ascolta nessuno». Lo scontro continua, non si placa, ogni giorno si arricchisce di una puntata diversa. Il sindaco Luigi Brugnaro ha deciso l’azione provocatoria, lo dirà anche durante il prossimo consiglio comunale: Venezia deve entrare nei siti a rischio Unesco (lunedì Italia Nostra presenterà il contro-dossier in opposizione a quello presentato dal Comune), non perché Ca’ Farsetti non sta facendo niente, ma perché il ministro delle Infrastrutture continua a bloccare lo spostamento delle grandi navi, lo scavo dei canali e l’economia della città.

Il la, glielo dà l’ex ministro alle Infrastrutture stufo delle esternazioni del successore: «Su Marghera come soluzione per spostare le crociere dal canale delle Giudecca sta raccontando bugie, mi dispiace, perché un ministro dovrebbe avere più rispetto del lavoro fatto», dice Graziano Delrio. C’è l’analisi multicriteria che l’Autorità portuale ha consegnato al ministero di Porta Pia a settembre del 2017, «un malloppo di sei/settecento pagine con studi e approfondimenti». Immediata la replica dal Mit: «Abbiamo soltanto una sommaria analisi multicriteria: nulla che abbia a che fare con un approfondimento di progetto, anche solo al livello di fattibilità tecnico-economica». «Il ministro è libero di pensarla come vuole ma non può mentire — sottolinea Delrio — Dire che ci sono solo due paginette, quando ci sono seicento pagine di studi compiuti da Capitaneria, Porto, con proposte e discussioni che hanno coinvolto gli enti locali, lascia senza parole. Il materiale ce l’ha il suo ministero e ce l’ha l’Autorità portuale, poi il progetto non c’è perché era lui che doveva farlo fare, come previsto nel Comitatone. Se avesse dato l’incarico il primo giugno a quest’ora non staremo ancora ragionando su soluzioni fantasiose, ma già operando».

Danilo Toninelli — o i Cinque stelle veneti che lo consigliano — di Marghera non ne vuole sentir parlare. Anche perché il presidente dell’Autorità di sistema portuale di Venezia Chioggia ha più volte chiesto indicazioni al ministero di riferimento, senza però avere risposte, se non qualche mese fa quando Toninelli aveva però già scremato tutti i progetti individuando Chioggia (l’attuale scalo merci in val da Rio), San Nicolò e Malamocco (poi escluso) quali ipotesi su cui scegliere. Peccato che per realizzarle ci vogliano tra i sette e i dieci anni e costi che vanno dai 400 milioni al miliardo di euro. «Il rischio è che alla fine faccia un decreto non sapendo più cosa fare, mandando all’aria l’economia di una città — precisa Brugnaro — Sta rovinando l’immagine di Venezia e dei veneziani, credo sia un ministro inadeguato. Ma può sempre cambiare idea e ascoltare il territorio, anche silenziosamente».

Intanto però sul futuro delle grandi navi pesano anche i limiti sulla stazza che vuole introdurre il ministero dei Beni culturali dopo il vincolo (su cui sono ricorsi Comune e Regione) sul canale della Giudecca. Prima di qualsiasi valutazione però ci dovrà essere una relazione della Commissione che punta alla difesa del patrimonio artistico e culturale togliendo quindi tutti quegli elementi di rischio. E le crociere rappresentano proprio uno di questi. Palazzo Ducale di fatto ha equiparato il canale a una strada da proteggere, rafforzando la tutela paesaggistica, già presente dal 1985, con l’obiettivo di impedire il passaggio delle grandi navi o comunque ridurne il numero introducendo il limite di stazza.



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