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Napoli. Da Principe a Galleria «Totò». Project financing per il rilancio
Paolo Cuozzo
Corriere del Mezzogiorno - Campania 20/6/2019

Proposta Leukos al Comune per trasformarla in un centro commerciale artistico

NAPOLI. I turisti che la osservano, dopo averne sentito parlare su tutte le guide di Napoli, stentano a crederci: la Galleria Principe, che da poco ha riaperto, è protetta da una sorta di enorme calza trasparente posta sulla facciate interne per motivi di sicurezza. Una soluzione, quella trovata dal Comune di Napoli, sicuramente efficace ma senza dubbio mortificante per l’entità monumentale della Galleria.

Eppure i progetti non mancano. Più di dieci anni fa, la Romeo Gestioni, all’epoca gestore del patrimonio immobiliare comunale, ne presentò uno per la riqualificazione e la valorizzazione dei locali all’interno: il Comune, però, decise di procedere solo con la ristrutturazione e non con la valorizzazione, cosa che ha generato lo stato di abbandono che ne ha determinato, tempo addietro, la chiusura per motivi di sicurezza.

E oggi ce n’è un’altro di progetto, notificato al Comune di Napoli lo scorso 4 febbraio dal Consorzio stabile Leukos, che ha presentato in Municipio, all’attenzione del sindaco Luigi de Magistris e del vicesindaco Enrico Panini, una «proposta di trasformazione della Galleria Principe di Napoli con procedura di project financing» per dar vita alla Galleria che si chiamerebbe «Totò», il vero Principe di Napoli che, oltre lui, in realtà un principe non l’ha mai avuto. Un progetto, questo, che prevede investimenti totalmente privati per 8 milioni di euro. Soldi che rilancerebbero la Galleria situata in una posizione «strategica», di fronte al Mann e alla fermata Museo della metro. Un’area all’interno della quale sono situate 24 location commerciali e una preziosa quanto monumentale area comune.

Donato Scavone, presidente del Consorzio, spiega come Leukos, in partnership con Gesco, (gruppo di imprese sociali), Coldwell, Banker Commercial (che farebbe da advisor) e Sonae Sierra, tra i leader mondiali dei centri commerciali, «ha presentato all’amministrazione comunale di Napoli un progetto di riqualificazione urbana della galleria Principe». «L’intento — racconta Scavone — è quello della rigenerazione della galleria attraverso il coinvolgimento della comunità locale e di tutti i portatori di interessi e della intera comunità. Affinché il progetto funzioni deve contemplare tutti gli aspetti legati alla rivitalizzazione dell’area: il coinvolgimento delle forze sociali e culturali del quartiere, il recupero statico estetico ed energetico dell’edificio, la sicurezza delle persone attraverso l’utilizzo delle moderne tecnologie, la presenza di spazi pubblici e un mix di esercizi commerciali». Il progetto prevede, inoltre, «la realizzazione di uno spazio virtuale comune, la gestione dei servizi di pulizia (anche delle aree prospicienti), la gestione dei servizi di manutenzione, custodia, guardiania».

«Se si accetta questa modalità l’intervento deve consentire risultati concreti e visibili in tempi brevi anche per infondere alla comunità la sensazione che gli obbiettivi dichiarati sono raggiungibili, rapidi ed economicamente sostenibili. Quindi l’auspicio e che in tempi rapidi, senza ulteriori ritardi, si possa arrivare a definire con tutti i soggetti pubblici e privati, la costruzione di una condivisa analisi di mercato, la definizione del progetto di trasformazione, in modo da poter presentare un progetto definitivo e realizzarlo».

L’idea-progetto «Galleria Totò» si fonda, in buona misura, sul ruolo economico del settore commerciale ed è finalizzata alla riqualificazione di un comparto urbano di buon valore storico, ossia la Galleria Principe di Napoli.

«Per funzionare — viene spiegato con l’ausilio di vari rendering e studi statistici nelle 25 aree del progetto — l’intervento deve coinvolgere tutti i possibili aspetti legati alla rivitalizzazione dell’area: il mix degli esercizi commerciali e delle attività, il coinvolgimento delle forze sociali e culturali del quartiere, il recupero estetico dell’edificio, la sicurezza statica, l’efficienza energetica, la sicurezza delle persone attraverso le moderne tecnologie, la presenza di spazi pubblici o per le attività temporanee, la presenza di attività sulla frontiera tecnologica dell’artigianato digitale, lo sviluppo di un brand e di una comunicazione comune, la realizzazione di uno spazio virtuale comune, la gestione dei servizi di pulizia, la gestione dei servizi di manutenzione, custodia e guardiania».

Cosa ben diversa dalla situazione in cui versa oggi la Principe. Che peraltro si chiamerebbe Totò. E mica è poco.



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