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I No Nav diventano No Hotel. «Nuovi alberghi come crociere»
Giacomo Costa
Corriere del Veneto 20/6/2019

Via Ca’ Marcello, centinaia in corteo. Attacco a Brugnaro. Altri sei progetti in arrivo

MESTRE. C’erano le case di cartone, dipinte di verde e piccoline, e le torri rosse degli alberghi, ben più alte. C’era la torre di Mestre e la cisterna dell’acquedotto di Marghera, ma c’erano anche le navi da crociera, una sagoma immensa con la bocca da squalo, e il camper del servizio di strada contro le dipendenze, relegato in un angolo. E poi c’era lui, il sindaco Luigi Brugnaro, in doppia veste: il suo volto ritagliato e incollato sopra un Batman sovrappeso e un «vecchio zio d’America» con tanto di tuba e fascia di banconote. Da No grandi navi a No grandi alberghi è un attimo. Ieri sera, al centro del corteo che ha marciato da via Piave a via Ca’ Marcello, campeggiava un immenso tabellone del Monopoly fornito di pedine e segnalini d’eccezione, tutti realizzati nei giorni scorsi dai comitati studenteschi. E il sodalizio con il movimento No grandi Navi non si limitava a una caricatura aggiunta al mucchio: nel cuore del corteo si contavano decine di bandiere bianche con il logo del gruppo, mai ammainate dopo la manifestazione di due settimane fa.

L’ultima protesta di Quartieri in Movimento, che riunisce sotto un unico obiettivo associazioni e realtà di terraferma e di laguna, arriva anticipando di 24 ore l’inaugurazione ufficiale del nuovo distretto alberghiero costruito a pochi passi dalla stazione ferroviaria, prevista per questa mattina. L’appuntamento era alle 18 nei giardini di via Piave, luogo simbolo del degrado del quartiere, ma non appena le nuvole hanno minacciato di scaricare tutto sulla manifestazione i circa duecento attivisti hanno preferito mettersi in marcia. Ovviamente sulle note di «Scende la pioggia».

Intitolata proprio «Questa città non è un albergo», la marcia ha toccato il piazzale della stazione, quindi si è fermata a lungo tra gli hotel di via Ca’ Marcello, dove il microfono è stato messo a disposizione di tutti i presenti, come è ormai abitudine in queste occasioni; un intervento in inglese ha anche sintetizzato le ragioni dello scontento proprio a beneficio degli ospiti delle strutture, che soprattutto nei due ostelli sono sempre molto numerosi.

L’accusa era quindi rivolta direttamente alle «torri» che in totale raggruppano oltre quattromila posti letto, ma lo sguardo degli attivisti guardava già più avanti, come testimoniato proprio dal tabellone del «Monopoly della speculazione», che nelle sue caselle riportava i progetti realizzati, i buoni propositi mai attuati, le speranze dei cittadini, ma anche i piani futuri delle immobiliari. Sì perché solo in terraferma, nei prossimi anni, sono previste altre costruzioni, altre inaugurazioni: ci sono le torri ricettive inserite nell’accordo per la riqualificazione della stazione, l’albergo ipotizzato tra via Ulloa e via della Pila, persino un hotel da realizzare subito oltre il portale liberty del garage Touring, già battezzato dagli scontenti «albergo Ikea» perché al progetto è interessato il gruppo nato dall’unione del marchio Marriot con il colosso svedese dell’arredamento. Allontanandosi dalla stazione, in via Carducci, alle spalle del museo del Novecento, è in definizione il primo albergo a cinque stelle della terraferma, mentre a Marghera, tra la Nave de Vero e i capannoni di Leroy Merlin, dovrebbe sorgere un’altra struttura e, forse, anche la faraonica torre Venis Venus, con una riduzione però della superficie commerciale come prevede la muova legge regionale. E per ognuna di queste nuove costruzioni gli attivisti ricordano: «È come una crociera, scarica le stesse centinaia di visitatori, sempre in centro storico».



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