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Monza. Viaggio nel sottosuolo sulle tracce dei Visconti
Rosella Redaelli
Corriere della Sera - Milano 21/6/2019

Un archeologo ha ricostruito la storia dellantico maniero

MONZA. Si scendono i gradini verso i sotterranei del palazzo della Rinascente di Monza e si entra nella Storia. Un salto di 7 secoli sulle tracce di quello che fu il Castello Visconteo. È il viaggio che ha compiuto larcheologo monzese Stefano Pruneri, autore di un volume fresco di stampa (Monza. Dal Castello Visconteo al Palazzo della Rinascente). Quelle mura spesse oltre due metri che appaiono al piano interrato dello Store di Largo Mazzini sono un nuovo tassello per ricostruire la storia e le dimensioni dellimponente castello voluto nel 1325 da Galeazzo I Visconti, ampliato nel 1357 da Galeazzo II Visconti lungo il perimetro delle mura cittadine realizzate da Azzone Visconti nel 1333.

Ebbe vita relativamente breve il castello di Monza: Cè un documento conservato nellarchivio storico comunale che, data del 21 luglio 1525 spiega larcheologo , è la convenzione stipulata tra il cancelliere ducale Girolamo Morone e i rappresentati della città per ruinare il castello dessa terra. Tra il XVI e il XVIII secolo demolizioni e abbandono lasciano il segno sulle varie parte dellimponente complesso che occupava unarea di 140 metri per 110, ma la parola fine (a parte una torre sopravvissuta e visibile ancora oggi lungo il Lambro) è scritta allinizio dell800 quando le macerie recuperate furono riutilizzate per realizzare dal 1806 il muro di cinta del parco napoleonico.

Tra il 1814 e il 1820 si apre una nuova pagina per la storia della città: larchitetto Amati progetta su quellarea la villa e i giardini per la famiglia del conte Ercole Durini con una torre e una sala circolare ancora in parte riconoscibile nellingresso a destra della Rinascente. Nella seconda metà dell800 la villa diventa la sede delle telerie Frette, la facciata raddoppia, come gli spazi sul retro. Nelle fondamenta, tra le mura dellantico castello trovano spazio i macchinari in ghisa della tessitura, ancora in parte visibili. È proprio tra quelle mura del piano interrato, attraverso le tracce lasciate nei mattoni, incrociando dati e documenti che Stefano Pruneri è riuscito a ricostruire, almeno virtualmente, limmagine del castello. Per capirne la pianta spiega bisogna partire dal Lambro che corre alle spalle e dallunica torre ancora in piedi. È una torre minore con ponte levatoio che serviva per lentrata e luscita alle spalle della struttura con le mensole di appoggio del ponte che sono ancora visibili. Un fossato che raccoglieva lacqua del Lambro correva lungo tutto il perimetro, da via Azzone Visconti, lungo lattuale facciata della Rinascente, per curvare a 90 gradi per attraversare lattuale giardino del convento delle Suore Sacramentine sul retro.

Lingresso principale era in corrispondenza dellattuale fontana di Largo Mazzini e conduceva a nord nella parte nobile del palazzo che si apriva con una torre a nord e il lungo edificio della Cassinazza che si affacciava sulla Piazza darme (dove ora cè il parcheggio del grande magazzino). Allinterno dellarea del castello la torre di nord ovest si trovava dove ora cè la caffetteria conclude Pruneri mentre la Rocchetta era invece ledificio militare con la temuta torre dei Forni. Era alta 40 metri ed ospitava le prigioni. Un luogo odiato dai monzesi che proprio da qui iniziarono la demolizione di quel simbolo del potere visconteo.



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