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Turismo, crociere, Mose. «Venezia città a rischio. Va separata da Mestre»
F. B. - G. B.
Corriere del Veneto 25/6/2019

Contro-dossier Italia Nostra all’Unesco: governata dalla terraferma

VENEZIA. Quella del sindaco era stata una provocazione per dare uno scossone al governo («Con questo ministro non si risolveranno mai i problemi, chiederò all’Unesco di inserirci nella lista nera dei siti a rischio», aveva detto Luigi Brugnaro qualche giorno fa dopo la visita in elicottero di Danilo Toninelli in laguna), Italia Nostra fa su serio: «Venezia sta morendo nella miope incuranza delle istituzioni locali e nazionali», ha detto ieri l’associazione ambientalista presentando un contro-dossier (a quello presentato dal governo e dal Comune) che invierà all’Unesco in vista della riunione annuale dell’organizzazione mondiale che si terrà a Baku dal 30 giugno al 10 luglio. Turismo, grandi navi, trasformazioni, Mose, ce n’è per tutti nella relazione di 80 pagine che però è infarcita anche di considerazione politiche che hanno il loro apice nella «indispensabile separazione tra Venezia e Mestre: entrambe hanno bisogno di una dignità di città con due separate anime». L’associazione cita anche le Corbusier quando dice che «Venezia è stata completata perché è costruita e circondata dall’acqua», per sottolineare che la terraferma non c’entra niente con Venezia. E ancora: «Città antica, città insulare, centro storico, tutti termini che i veneziani non usano mai e che invece amano pronunciare chi la amministra, che vive in terraferma e che potrebbe trarre vantaggio economico dall’uso di Venezia».

A far scatenare la reazione di Italia Nostra è stata soprattutto la bozza di «Draft decision» che verrà presentata a Baku e che dà un altro anno di tempo a Venezia (luglio 2020) per portare a termine le azioni che puntano a gestire turismo, spostare le crociere da San Marco, difendersi dalle acque -alte, prima della decisione di inserire o meno la Serenissima tra la città patrimonio dell’umanità a rischio. «Se questa è la tutela dell’Unesco, allora meglio non essere tutelati — spiega Mariarita Signorini, presidente nazionale dell’associazione —. Noi vogliamo le grandi navi fuori non solo dal canale della Giudecca, ma da tutta la laguna». «Confutiamo i report del Comune perché in realtà non esiste nessun vero progetto per la città: all’Unesco non sanno che il percorso alternativo per a Marghera è stato già cancellato dall’attuale governo, né che stanno nascendo nuovi alberghi e che la città è la più inquinata d’Italia, con il rischio che la morfologia della laguna e il suo ecosistema spariscano per sempre — aggiunge Lidia Fersuoch, presidente Italia Nostra Venezia — Vorremmo che fosse riconvertita la Marittima a una portualità compatibile con la delicatezza della laguna».

L’associazione cerca di smontare i punti salienti del dossier presentato dal governo italiano: dal progetto di governance del turismo («Sono già stati revocati tornelli e bollini, la legge blocca alberghi non sta fermando la crescita di nuovi hotel, soprattutto in terraferma»), al Mose («Non è ancora terminato e ha già problemi di funzionamento. Senza considerare il cambiamento del paesaggio con gli scavi»), fino alla mancata salvaguardia della città con la posa della fibra ottica («che sta alterando la pavimentazione ) e con il restauro in chiave moderna degli edifici monumentali («l’ultimo è l’intervento di Chipperfied che tramuta l’ultimo piano delle Procuratie Vecchie in un moderno auditorium sradicato dal contesto»).



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