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Il caso dei musei fiorentini. Ministro, ci risponda
Corriere Fiorentino 26/6/2019

Oggi, salvo forfait, il ministro Alberto Bonisoli sarà a Firenze. Potrebbe, anzi dovrebbe, essere loccasione giusta per rompere il ghiaccio che tra la città e il titolare dei Beni culturali si è creato sulla riforma dei grandi musei, che noi abbiamo definito controriforma della riforma Franceschini perché ne distrugge il pilastro, oltre che molti altri pezzi della sua architettura: lautonomia delle gallerie più importanti. È un caso nazionale, ma che investe Firenze più di ogni altra città perché qui di grandi musei ce ne sono tre Gallerie degli Uffizi, Galleria dellAccademia, Musei del Bargello e costituiscono lossatura centrale di tutto il patrimonio artistico della città, oltre alle chiese e ai palazzi. Improvvisamente è emersa questa voglia di neo-centralismo che il sindaco Nardella ha definito mandanirismo burocratico. E che rischia di demolire tutto il lavoro compiuto dai direttori negli ultimi anni, con ottimi risultati. È cresciuto esponenzialmente il numero dei visitatori, così come gli incassi; e si è fatto più forte il legame con la città, in un processo di valorizzazione che è andato di pari passo con la tutela del patrimonio. E non era affatto facile far bene, vista la qualità con cui prima della riforma Franceschini era stato guidato lex Polo museale fiorentino. Qual è allora il problema? Bonisoli lo deve spiegare. Forse che il casino da fermare al quale ieri ha fatto riferimento come giustificazione della riforma è stato combinato a Firenze? Ma se così non è perché fare di ogni erba un fascio? Non solo. Bonisoli deve spiegare perché invece di migliorare la riforma del suo predecessore (non certo perfetta) ha scelto di rottamarla; deve spiegare perché lo statalismo sarebbe migliore dellautonomia in un Paese nel quale gli sprechi più grandi sono stati commessi al centro, non in periferia; deve spiegare quale sia il vantaggio di avere messo sotto assedio direttori eccellenti, magari invisi per motivi di potere ai sostenitori dellancien régime ; e deve spiegare perché ha maturato la svolta consultando i sindacati, come ha sostenuto in una nota, ma non i responsabili dei musei né i rappresentanti delle istituzioni cittadine. Una scelta paradossale per un ministro che fa capo a un movimento che sulla retorica della partecipazione ha costruito buona parte dei suoi successi.

Firenze è riconosciuta come capitale della cultura italiana. Fare domande su una riforma che la tocca direttamente è un diritto, rispondere non è educazione: è un dovere.



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