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Turismo, Firenze esplode servono incentivi per ri-abitare il centro
Sara Nocentini* - Simone Sillani**
Corriere Fiorentino 26/6/2019

* Sara Nocentini Ex assessore cultura e turismo Regione Toscana
** Simone Sillani Ex assessore cultura Comune di Firenze

Caro direttore,

il dibattito sul turismo, meritoriamente sollevato alla vigilia delle elezioni, è forse destinato ad inabissarsi, salvo poi carsicamente riemergere fra 5 anni? Noi vorremmo dare un contributo a tenerlo vivo perché non riguarda solo un settore produttivo pur importante a Firenze e in Regione, bensì unidea complessiva di città e della vita dei suoi cittadini in essa. Vorremmo partire dalla constatazione che esiste un elemento di profonda problematicità legato al turismo nella città di Firenze che accompagna quello spesso più decantato del contributo economico del settore alla ricchezza della città. Così interviene il neoeletto sindaco Dario Nardella: Non facciamo passare Firenze per la città che non è, non falsiamo la sua identità. Usciamo dalletichetta città del turismo di massa che ci sta parecchio stretta, lasciando intendere che il problema, se esiste, sia comunque stato già risolto attraverso numeri, piani e progetti che lamministrazione comunale ha messo in campo. Un atteggiamento comprensibile ma a tratti distopico, perché se una larga varietà di soggetti candidati, forze sociali ed economiche, cittadini, media evidenziano un problema, forse un dubbio dovrebbe suscitarsi anche nella più inossidabile delle convinzioni contrarie. E, daltra parte basta osservare il numero di turisti che pernottano qui (10,651 milioni nel 2018, con un +4,1% rispetto al 2017; nel 2000 erano 6,874 milioni), a cui si aggiungono 5,5 milioni di turisti giornalieri, mordi e fuggi; che fanno di Firenze indiscutibilmente una città del turismo di massa. Alla crescita di questo fenomeno corrisponde una progressiva riduzione dei residenti nel centro storico (nel 1991 erano 73.265 e nel 2016 erano scesi a 52.527, con una riduzione del 28,3%). Il 28% dei turisti che dormono a Firenze, lo fanno in alberghi (72%) e in strutture extralberghiere (28% con una crescita del 2% allanno). Vi restano in media 2,71 giorni e arrivano sempre di più con mezzi inquinanti: aerei (dal 2000 al 2016 +65,7%) e pullman (+1,5% lanno). Airbnb cresce e si concentra: degli 11.262 annunci censiti al sito www.insideairbnb.com ben 8.198 (81,2%) sono nel centro storico e il 76,7% sono interi appartamenti Questi e molti altri dati statistici ci dovrebbero suggerire che ci troviamo di fronte a un fenomeno di straordinaria complessità, con un forte impatto sulle dinamiche quotidiane di fruizione della città che arrivano a condizionare, talvolta perfino irrimediabilmente, la comunità stessa, le relazioni al suo interno e potremmo dire la sua vocazione, la sua anima. Davanti a un fenomeno così articolato sarebbe forse opportuno ricercare una strategia meno estemporanea e soprattutto di maggior respiro, basata su alcuni punti essenziali. Innanzitutto sarebbe opportuno riconoscere la specificità, diremmo la eccezionalità del caso Firenze. Non si tratta di evocare, come è già stato fatto in passato, la necessità di una legge speciale per Firenze, quanto piuttosto di comprendere che la regolamentazione dellaccoglienza e la gestione dei flussi turistici nella città di Firenze pongono problemi diversi dalle altre zone, pur turistiche, della Toscana e impongono un intervento mirato, dedicato e ben ponderato sulle criticità che generano alla cittadinanza e, in particolare, al centro storico, patrimonio Unesco. In alcuni casi sarebbe forse sufficiente un intervento normativo ad esempio della Regione Toscana. Nel quadro di questa eccezionalità dovremmo inquadrare il tema dellaccoglienza, invocando un intervento normativo (magari della Regione, che ha ancora in mano importanti deleghe sul turismo) regolativo nel settore dellaccoglienza. Ad esempio, la Regione Toscana, che ha lanciato lottima iniziativa della creazione di un portale per la registrazione obbligatoria di chi affitta ai turisti, potrebbe fare un passo ulteriore e cioè distinguere tra chi affitta saltuariamente lappartamento in cui vive o alcune stanze di esso e chi faccia dellaffitto di un immobile (altro da quello di abitazione) una fonte di reddito stabile. Il primo caso infatti potrebbe rientrare nella cosiddetta sharing economy, mentre affitti ricorrenti di appartamenti per lunghi periodi potrebbero qualificarsi, per il servizio offerto e per limpatto in città, più come attività economiche e commerciali, per le quali vigono norme specifiche e fiscali. Accanto a questo intervento regolativo, crediamo che dovrebbe essere individuata una molteplicità di interventi, volti in maniera mirata e prioritaria ad incentivare e sostenere la residenza nel centro storico, per aiutare i cittadini a tornare e a vivere bene nel centro storico, arginare lo spopolamento. A tal proposito, pensiamo che una parte del gettito derivante dallimposta di soggiorno (passato da 11,7 milioni di euro nel 2011 agli oltre 30 milioni del 2016) debba essere esplicitamente finalizzata al miglioramento della qualità della vita nel centro storico, a favore della residenza, per limportante presidio sociale che essa svolge con la sua presenza e che va a diretto vantaggio anche dei visitatori della città. Per far questo occorre un programma vasto di incentivi: trasporti gratuiti da e verso il centro per i residenti, parcheggi gratuiti per residenti in zone servite dalla tramvia (che, però dovrebbe e potrebbe essere intensificata), musei e cinema gratuiti nel centro per i residenti, destinare parti significative di immobili pubblici del centro storico a edilizia residenziale pubblica, in particolare a giovani coppie, come fatto alle Murate, o housing sociale. Accanto agli incentivi sono inevitabili stretti controlli sulleffettiva residenza. Un strategia di sostegno alla residenza nel centro storico può trovare un vasto consenso politico e sociale a Firenze e, al contempo, rompere il tabù secondo il quale il turismo porta solo ricchezza. In realtà questa ricchezza è molto concentrata, nello spazio e in gruppi sociali ristretti; non si diffonde fra i lavoratori; crea disagi diffusi. Se, come riporta il Centro Studi Turistici la spesa dei turisti è stimata in circa 2,05 miliardi di euro lanno, con circa 12.000 attività coinvolte, per circa 19.000 posti di lavoro, significa che, in media ciascuna impresa ha un fatturato di 166.666 euro, a fronte di 1,58 posti di lavoro per impresa. Un settore che produce ricchezza concentrata in poche mani a fronte di un impatto e un disagio diffusi su tutta la popolazione richiederebbe quanto meno un ripensamento profondo, per redistribuire costi e benefici e consentire uno sviluppo più sostenibile.



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