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Firenze. «L’Accademia con gli Uffizi». Ma senza spiegare il perché
Marzio Fatucchi
Corriere Fiorentino 27/6/2019

Il ministro Bonisoli annuncia l’accorpamento. E vede Schmidt: abbiamo parlato di Isozaki

L’Accademia non sarà più un museo autonomo ma finirà, per accorpamento, sotto la direzione delle Gallerie degli Uffizi. Dopo settimane di silenzio, a Firenze il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli «svela» il futuro del museo del David di Michelangelo. «L’Accademia manterrà l’autonomia scientifica, ci sarà quindi un comitato scientifico che si occuperà specificatamente del museo, e ci sarà una regia generale». Cioè quella di un polo composto «dagli Uffizi più l’Accademia». È la conferma della cancellazione dell’autonomia per l’Accademia, visto che il decreto di riorganizzazione del ministero neanche la menzionava. E dell’addio della sua direttrice, Cecilie Hollberg, che ha appena avviato il più grande piano di interventi nella storia del museo di via Ricasoli. Bonisoli ci prova a sostenere che questa non è una diminutio per quello che è il quarto museo italiano per ingressi e uno dei simboli di Firenze.

Il ministro parla per la prima volta del futuro dell’Accademia uscendo da un incontro riservato, un workshop sulla cultura organizzato da Ambrosetti ieri mattina proprio agli Uffizi. Il tema è quello della perdita dell’autonomia, che ha ricevuto solo critiche in queste settimane: è uno dei punti della riorganizzazione del ministero. Una riorganizzazione che nonostante le critiche, Bonisoli difende a spada tratta. Ancora non sa che, nel pomeriggio, partiranno le bordate della Lega contro la sua riforma. «La riforma va avanti». Le critiche sono «reazioni fatte un po’ troppo alla leggera». Il punto, spiega Bonisoli — come aveva fatto ai 29 presenti al workshop, da Enrico Bocci a Mario Curia passando da Stefano Passigli e Gabriele Gori — è che dopo queste decreto arriveranno «altri provvedimenti. Secondo me, quindi, la valutazione deve esser fatta complessivamente». Alle accuse di centralizzazione, arrivate da tecnici e politici di destra e sinistra, Bonisoli ribatte affermando di essere «molto favorevole all’autonomia dei musei: per quanto mi riguarda, in futuro ci saranno più musei autonomi rispetto ad oggi. Questo non vuol dire, però, che autonomia significhi anarchia e casino. Ci vuole un minimo di armonizzazione ed è la ragione per cui, come tutte le aziende che hanno un’articolazione sul territorio, ci sarà una regia centrale su come girano i soldi e su come vengono prese le decisioni». Perché ci sono due criticità sollevate dall’interno del ministero dei Beni culturali: questa del «casino» e quella della «difficoltà a spendere». Cioè i soldi il ministero li ha ma «non riesce a spenderli perché non abbiamo abbastanza persone nei reparti amministrativi e soprattutto non c’è una gestione centralizzata di alcune grandi gare. Di fatto, quando ci capitano, dobbiamo darle ad Invitalia (agenzia del ministero dell’Economia, ndr). Questo vuol dire che non c’è accumulo di esperienza all’interno del ministero, ed è questa la ragione per cui vogliamo avere una direzione generale che si occupi di questo». Prima dell’incontro, Bonisoli aveva avuto un incontro riservato con il direttore Eike Schmidt: tema centrale, dirà poi, i lavori ai Grandi Uffizi e le scelte da prendere per risolvere il problema della Loggia di Isozaki. Schmidt è sicuro di poter concludere i lavori ai Nuovi Uffizi in 3 anni e mezzo: ma sarebbero inutili, se non sarà allestita l’uscita. Cioè la Loggia, appunto. Bonisoli quindi ha chiesto di procedere ad adeguare il progetto (va sentito chi ha vinto il bando internazionale, il giapponese Isozaki) e partire velocemente. Non farla, peraltro, costerebbe penali salatissime, milionarie.



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