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Bufera sui nuovi direttori dei Beni Culturali, dopo politica e burocrazia piovono le critiche tecniche
Vincenzo Vittorini
Blog Sicilia - Palermo 26/6/2019

BlogSicilia continua ad approfondire la vicenda dei nuovi parchi archeologici insieme alla storica dell’arte e giornalista Silvia Mazza. Questa volta le abbiamo chiesto di commentare la nomine dei direttori dei nuovi Istituti fatte dal Presidente Nello Musumeci, in qualità di Assessore ai beni Culturali ad interim, che hanno destato malumore tra i dirigenti del Dipartimento e su cui ieri è intervenuta anche Legambiente.

Gianfranco Zanna ha parlato di “nomine discutibili e senza procedura selettiva con avviso pubblico”. Più in generale di “procedure e regole forzate”. È ciò che denuncia da mesi.
“Appena l’altro ieri su “La Gazzetta del Sud” avevo sollevato la questione degli aspetti procedurali delle nomine e l’immediato “appoggio” da parte di Zanna è significativo, dato che il Presidente di Legambiente conosce bene la legge sui parchi archeologici, essendone uno degli estensori e per aver preso parte all’acceso dibattito parlamentare che precedette la sua approvazione venti anni fa”.

Insomma, la sua non è più una voce isolata.
“Direi proprio di no. Nemmeno un mese è passato da quanto l’Associazione Nazionale Archeologi (ANA) ha citato le mie inchieste, qualche giorno fa, poi, è stata la volta della Federazione delle Consulte Universitarie di Archeologia (FCdA) che dice di stare “seguendo con vivo interesse e preoccupazione le vicende relative all’istituzione dei nuovi Parchi archeologici in Sicilia”. Anche se non si può rilevare la contraddizione per cui proprio il neo presidente, Giuliano Volpe, è stato lui stesso a dare pure il via libera a questi parchi in quella discutibilissima seduta del 30 gennaio scorso del Consiglio Regionale BBCC, di cui è componente (LEGGI QUI). Non v’è dubbio che i parchi archeologici autonomi possano rappresentare una buona occasione di “palingenesi” per una rilevante fetta del patrimonio regionale. Detto ciò, così come le irregolarità che ho segnalato nei decreti dei parchi, dovute a difformi interpretazioni del testo legislativo, anche le modalità con cui sono state fatte le recenti nomine dei direttori dei parchi mi destano più di una perplessità”.

Ci spieghi.
“Si tratta di questioni procedurali. E inizio seriamente a pensare che più che a responsabilità di natura politica (per la prima volta c’è un Presidente della Regione che questi parchi li ha voluti, comunque, fare davvero) ci troviamo di fronte a una macchina amministrativa che fa acqua da tutte le parti: decreti scritti male sottoposti alla firma del Presidente – Assessore. Mi spiego. Nutro seri dubbi che queste nomine, diversamente da quanto previsto per tutti gli altri dirigenti, soprintendenti o direttori di musei, si sia potuto farle bypassando la procedura selettiva con avviso pubblico. Per una consolidata giurisprudenza in materia qualsiasi incarico non può più essere dato su nomina “ad personam”, ma deve passare dalla selezione comparativa. Anche il contestatissimo concorso internazionale lanciato dall’allora ministro del Mibact Dario Franceschini per individuare i super-direttori dei Grandi Musei e Parchi archeologici autonomi dello Stato ha previsto che il Ministro scegliesse tra una terna di candidati. Proviamo, allora, a cercare di capire cosa sia avvenuto con queste nomine. Il riferimento normativo resta la legge 20/2000. Al Titolo II, art. 22, c. 1 stabilisce che è l’assessore, e non il dirigente generale del Dipartimento, come avviene per tutte le altre nomine, a conferire l’incarico, ma non precisa criteri e modalità. Non si comprende, allora, perché, dicevo, queste non siano dovute passare attraverso procedure comparative e selettive. E questo mettendo da parte la scelta di natura politica, per cui il Presidente Musumeci ha deciso di non lasciarle all’ Assessore BBCC che nominerà a breve, cosa che invece avrebbe potuto fare, dato che la legge non prescrive un termine perentorio, come quello dei 60 giorni dal decreto di istituzione per la nomina dei Comitati tecnico-scientifici dei parchi, che si è finito, però, per sostituire con dei commissari. È bene ricordare che la legge regionale di riferimento (20/2000) non prevede in nessun caso la nomina di commissari, prevista solo quando il predetto Comitato non abbia adottato entro i termini il rendiconto di gestione. Forse Musumeci ha voluto garantirsi direttori “fedeli” in istituti chiave quali sono questi parchi che godranno di autonomia finanziaria perché il nuovo Assessore sarà espressione di qualche altro partito della coalizione di Governo?”

E entrando nel merito dei nominativi fatti cosa ne pensa?

“Diciamo subito che i parchi archeologici non sono degli istituto multidisciplinari, come le soprintendenze per intenderci, cioè organizzate (o meglio, che dovrebbero essere organizzate) in équipe con competenze che corrispondono a distinti ambiti settoriali, storico-artistici, architettonici, etnoantropologici, etc. A dirigere un parco che si chiama “archeologico”, e non parco multidisciplinare, che non esiste, se non vogliamo includere Disneyland Park…, si dovrebbe nominare un archeologo. Tenendo conto delle risorse umane a disposizione, è ciò che si è fatto solo in meno della metà dei casi: 5 su 11. A Naxos ritorna un’archeologa, Gabriella Tigano, dalla Soprintendenza di Messina, dopo il periodo dell’architetto Vera Greco segnato dall’acquisto del Castello di Schisò a un prezzo più che raddoppiato. Ancora un’archeologa, Francesca Spatafora, va a Himera, Solunto, e Monte Jato, che conosce molto bene per avervi condotto scavi e ricerche, e per aver fornito nel 2001 un contributo scientifico su Monte Jato alle “Linee Guida dei parchi archeologici”. A Leontinoi l’archeologo Lorenzo Guzzardi è di casa, avendo scavato per anni insieme ai francesi, che hanno lì la più importante missione straniera in Italia. E, ancora, l’archeologa Gioconda Lamagna è al timone del Parco di Catania e Valle dell’Aci, mentre Rossella Gigli era stata nominata a Segesta da Tusa. Eppure, proprio laddove ci sarebbe dovuto stare “di diritto”, archeologo non è, invece, il direttore di uno dei più importanti parchi, quello di Siracusa: è un architetto, Calogero Rizzuto, mentre c’era, per restane nella stessa Siracusa, Andrea Patanè, con sufficienti anni di servizio, dirigente dell’unità operativa Beni archeologici della Soprintendenza aretusea, che, come la Tigano da Messina a Naxos, poteva benissimo passare a capo del Parco. In una recente intervista Rizzuto ha già parlato del tema scottante della perimetrazione: insomma, da subito non una grande prova, dato che questa e la sua eventuale revisione (non in restringimento, ma semmai in espansione, come richiesto dalla legge) è di competenza esclusiva della Soprintendenza”.

Insomma, alcune nomine le condivide.

“È un tema delicatissimo, perché dalla scelta dell’uomo giusto possono discendere scenari molto diversi, come quello drammatico di Morgantina devastata dal fuoco settimana scorsa, o, al contrario, dell’area archeologica delle Mura dionigiane di Adrano, dove si è messo al riparo per tempo il patrimonio archeologico grazie a interventi di pulitura programmata. Area pulita, rischio incendi controllato. Stessa Regione, solo che qui c’era un dirigente capace: Nello Caruso, l’ultima prova di buon servizio prima di andare in pensione. È, allora, il caso di ricordare che, non un politico, ma la Corte dei Conti è stata a dire che, col blocco delle assunzioni, i pensionamenti costituiscono un irrimediabile danno a una macchina amministrativa gravemente sofferente. Quello che manca non è il denaro, ma un capitale umano di valore”.

https://www.blogsicilia.it/palermo/bufera-sui-nuovi-direttori-dei-beni-culturali-dopo-politica-e-burocrazia-piovono-le-critiche-tecniche/488556/


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