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GLI ATTACCHI AL MIBAC E LINTERESSE LEGA-PD
TOMASO MONTANARI E SALVATORE SETTIS
Il Fatto Quotidiano, 29 giugno 2019


In un articolo dal titolo particolarmente spiacevole (Beni culturali, è guerra per bande ) apparso ieri su Repubblica, Sergio Rizzo ha ritenuto di dare amplissimo spazio alle feroci censure del soprintendente di Roma, Francesco Prosperetti, contro il suo superiore gerarchico diretto, il direttore generale per le Belle Arti, Archeologia e Paesaggio, Gino Famiglietti, e contro il Segretario generale Panebianco e il ministro Bonisoli.

Loggetto del contendere è la riforma del Mibac, appena approvata dal Consiglio dei ministri e che entra ora in fase di attuazione. Prosperetti attacca la norma che riporta nelle competenze del direttore generale lapposizione dei vincoli: Neanche il ministro fascista Bottai aveva osato tanto la posta in gioco della nuova riforma è lo Stato di diritto, niente di più, niente di meno.

E, aggiunge Rizzo in una frase particolarmente misteriosa, cè perfino chi si spinge ad argomentare come questo passaggio possa generare un conflitto costituzionale, aprendo una contraddizione tra larticolo 9, che tutela il paesaggio, e larticolo 42 che garantisce la proprietà privata.

I cosacchi, insomma, starebbero per far abbeverare i loro cavalli nei ruscelli della Val di Susa o nei, salmastri, canali di Venezia. Ora, questa riforma non è certo esente da difetti, anche seri. Tra questi va annoverata, per esempio, la scelta di togliere lautonomia alla Galleria dellAccademia di Firenze non per sostenere (con i suoi introiti, legati alla presenza del David di Michelangelo) il Polo museale della Toscana, ma per accorparla agli Uffizi, in un monstrum elefantiaco di dubbio fondamento storico e di difficile governo.

INVECE, Prosperetti si scaglia proprio contro il principale punto di forza della riforma: riportare al centro le decisioni cruciali per la tutela di paesaggio e patrimonio.

Il soprintendente di Roma e il suo intervistatore hanno un vuoto di memoria: i vincoli sono sempre stati in capo allamministrazione centrale, fin dal 1909. Più esattamente spettavano al ministro stesso fino al 1993, e poi al direttore generale. Quando è che questa facoltà così delicata passò alle periferie? Il 20 ottobre 1998, e cioè lultimo giorno della permanenza di Walter Veltroni alla guida del ministero: quando fu varata una riorganizzazione che la assegnò alle testé create soprintendenze, e poi direzioni, regionali. Era il momento di maggior sudditanza culturale del centrosinistra alle istanze secessioniste della Lega, e infatti tre anni dopo passava lorribile riforma del titolo V della Costituzione scritta dagli esponenti del futuro Pd. Basta questo per far capire quale è la posta in gioco dellattuale partita dei Beni culturali. Non sappiamo quali saranno le conseguenze, in questo campo, della scellerata autonomia differenziata che fa leva sul il titolo V di quellinfelice riforma, e che è ora loggetto del principale braccio di ferro tra i due contraenti del contratto di governo.
Ma quasi ogni giorno Salvini dice che vuole mettere le mani sulle soprintendenze del Nord: ed è evidente che la raffica regionalistica che Concetto Marchesi paventava in Costituente fin dal 1946 potrebbe presto diventare realtà. Da siciliano, Marchesi sapeva bene cosa significava: la sua regione aveva avuto unautonomia specialissima addirittura prima della Costituzione, e infatti lì, dal 1975, le soprintendenze saranno sottoposte al potere politico regionale, con i devastanti risultati ambientali che chiunque oggi può constatare.
Salvini dice anche che vorrebbe poter nominare il direttore di Brera: e la riforma Franceschini era arrivata a un passo dal permettere che i musei autonomi si costituissero in fondazioni di diritto privato con dentro gli enti locali, sul modello equivoco dellEgizio di Torino.
Come in molti altri casi, Lega e Pd si trovano dunque perfettamente daccordo nella politica del consumo del territorio: un partito unico che ha il suo simbolo nel Tav e nel rifiuto di ogni controllo terzo, come quello delle odiate soprintendenze.
PURTROPPO il Movimento 5 Stelle è stato finora incapace di resistere adeguatamente allautonomia secessionista di marca leghista mettendo in campo una chiara visione alternativa: ma bisogna dare atto al ministro Bonisoli di star provando a difendere il territorio (riportando i vincoli al centro) e i musei (annullando i cda dei musei autonomi) dalla balcanizzazione che rischia di far sparire il concetto stesso di patrimonio della Nazione, enunciato in un principio fondamentale della Carta. Quanto al ventilato conflitto tra articoli 9 e 42, bisogna ricordare che questultimo prevede che la proprietà privata sia limitata per legge allo scopo di assicurarne la funzione sociale: è esattamente ciò che fanno i vincoli. Certo, il partito del cemento ha nel lavoro di Famiglietti e nello spirito di questo pezzo di riforma due fieri nemici: ma a noi questa sembra unottima notizia.



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