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FIRENZE - La biblioteca dimenticata dentro il teatro
di Gregorio Moppi
LA REPUBBLICA 30 giugno 2019

Nella Firenze di metà Settecento la biblioteca della famiglia Rinuccini, nella loro dimora di via Santo Spirito, custodiva il cuore della cultura europea del tempo. Un luogo frequentato dell’élite intellettuale residente in città o di passaggio (anche le guide di viaggio ne segnalavano la rilevanza). Quella stessa biblioteca è stata poi teatro, non meno importante come spazio pubblico per fiorentini e forestieri. Ma prima, e per quasi un secolo, la funzione di biblioteca e di sala per spettacoli avevano convissuto. È una storia che poco a poco ritorna alla luce quella del Teatro Rinuccini, piccolo gioiello d’Oltrarno (oggi parte del liceo Machiavelli) riportato a nuova vita un paio di anni fa: un palcoscenico in attività fino a un secolo fa, nato però come biblioteca verso il 1730. «Allora contava circa 5 mila volumi. Erano 20 mila cento anni dopo, allorché i Rinuccini, esauritasi la linea maschile del casato, vendettero tutti i loro libri a quella che oggi è la Biblioteca Nazionale », racconta Alessandro Sardelli, già direttore della Marucelliana, che sta conducendo una ricerca su biblioteca e teatro dei Rinuccini istigata dalla preside del Machiavelli, Gilda Tortora. La sua indagine l’ha portato a recuperare un documento fondamentale per la conoscenza del primo nucleo del fondo librario dei marchesi Rinuccini: il primo catalogo redatto da Antonio Cocchi, medico della famiglia, gran viaggiatore poliglotta e massone. Pagine che si ritenevano perdute, e invece sonnecchiavano nell’archivio Rinuccini conservato dai principi Corsini a San Casciano. «Nel 1731 Cocchi era stato incaricato di redigere quel catalogo, un’esperienza che gli tornerà utile quando qualche anno dopo il granduca gli chiederà di occuparsi anche di quello della biblioteca Magliabechiana, primo nucleo della Nazionale», spiega Sardelli. «Dal catalogo di Cocchi si ricava l’ampiezza di interessi internazionali dei Rinuccini, che avevano raccolto manoscritti antici (di Baccio Valori e Machiavelli, per esempio), e volumi moderni in diverse lingue, giornali, riviste, insomma tutto ciò che di contemporaneo potesse favorire il dibattito politico-culturale. Il prestigio della biblioteca era tale che la frequentavano abitualmente l’ambasciatore di Spagna e l’Elettrice Palatina, che pare abbia donato una scultura bronzea ai padroni di casa». Non è chiaro dove allora venissero tenuti i libri, se nel teatro odierno oppure nella Sala della Niobe, che adesso è un’aula. «Di certo a metà Settecento le note di spesa dei Rinuccini testimoniano l’esistenza del teatro, con affreschi dello Zocchi. Probabilmente una stessa sala lo ospitava insieme ai libri: Giulio Mannaioni vi aveva progettato il palcoscenico e le scansie lignee. C’erano diversi ingressi per i lettori e uno segreto per il marchese, attraverso una porta celata da fregi. Ai viaggiatori dell’epoca le guide di viaggio segnalavano Palazzo Rinuccini per la galleria d’arte e il patrimonio librario, curato via via da uomini di fiducia della famiglia, laici o sacerdoti. Quando però fu venduta la biblioteca (nel frattempo accresciutasi di continuo con rarità antiche e con quanto di nuovo si pubblicava in Europa), la destinazione a teatro restò la sola». E qui comincia l’ultima vita, gli estremi momenti di gloria per questo spazio cruciale per la città. Sono ancora le guide turistiche a raccontare quel che vi si faceva a fine Ottocento, principalmente concerti e prosa. Dopodiché il declino, la memoria che svanisce, e finalmente adesso, dopo un secolo di buio, la rinascita.



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