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SICILIA - Emergenza incendi bruciati in dieci anni 81mila ettari di boschi
di Claudio Reale
LA REPUBBLICA 29 giugno 2019 - PALERMO

di Claudio Reale
In dieci anni è andato in fumo un bosco grande quanto un terzo della provincia di Trapani. Con un passo che aumenta drammaticamente, e che rispetto al decennio precedente è del 30 per cento più veloce. Dal 2009 al 2018 in Sicilia sono andati in fumo 81mila ettari di boschi: il calcolo è stato fatto dal corpo forestale della Regione, che in questi giorni fa fronte — con le armi spuntate — a decine di incendi da un angolo all’altro dell’Isola. E la Regione, intanto, prova a svuotare il mare con un secchiello: il dipartimento dello Sviluppo rurale, infatti, ha pubblicato un avviso per ripristinare i boschi danneggiati dagli incendi, ma lo stanziamento è di appena 5 milioni di euro. Il mini-bando per i boschi Il bando è rivolto ai Comuni, ai privati e alla stessa Regione, che possono così ottenere il finanziamento dei piani di rimboschimento. Il contributo — proveniente dai fondi europei — copre tutta la spesa per la «ricostituzione del potenziale forestale rovinato», come recita un po’ burocraticamente l’avviso. Tanto basta al presidente della Regione Nello Musumeci per esultare: «Il mio governo — evidenzia in una nota che apre alla possibilità di assegnare altri fondi al bando — vuole dare una risposta per il ripristino dei boschi siciliani che negli anni precedenti sono stati ripetutamente danneggiati, soprattutto dagli incendi. È un’altra azione concreta che mettiamo in campo per la conservazione del patrimonio naturale, paesaggistico e forestale, e per la salvaguardia delle biodiversità». Per intervenire, però, bisognerà aspettare che siano passati cinque anni dall’incendio: un’attesa che alla Regione spiegano come un disincentivo ai piromani, per evitare insomma che la domanda per i contributi segua un incendio doloso. Gli anni orribili Così, però, esce dal range coperto dal bando il 2017, che a conti fatti è il secondo peggior anno degli ultimi 40: gli incendi furono 1.221, e in fiamme — stando ai rapporti conservati nella banca dati del Sistema Informativo Forestale — andò qualcosa come 18.972 ettari di boschi (oltre a quasi ventimila ettari di superficie non coltivata), in un anno che fra gli altri casi vide 900 persone costrette a fuggire in fretta e furia dal villaggio turistico Calampiso di San Vito Lo Capo. Peggio andò però nel 2012, il peggiore anno da quando esistono le serie storiche del Corpo forestale: gli incendi furono addirittura 1.251, la superficie di boschi andati in fumo arrivò a quota 27.326 e quella complessiva oltre quota 55.500 ettari. «Il problema — annotano dalla Regione — è che gli incendi sono drammaticamente aumentati negli ultimi anni, con picchi soprattutto nel 2012, nel 2016 e nel 2017». Per toccare con mano la situazione basta un dato: in quei tre anni sono andati in fumo quasi 60mila ettari, un quarto dei boschi incendiati negli ultimi 40 anni. Un esercito senz’armi Il 2019, d’altro canto, è già cominciato male: ieri le fiamme hanno raggiunto anche la città di Palermo (provocando soprattutto tanta paura a Mondello) e distrutto fra gli altri un bosco nell’Agrigentino, ma dall’inizio della settimana i roghi sono stati addirittura 112 in tutta l’Isola. Un’emergenza continua alla quale la Sicilia si presenta con le armi spuntate: alla chiamata del servizio anti-incendio hanno risposto infatti solo 4.900 uomini, mentre ne servirebbero 5.600, e 300 non possono lavorare perché — come ha denunciato qualche giorno fa Legambiente — sono sprovvisti di certificato medico. Una beffa, considerando che i mezzi a disposizione non sono pochi: ai 400 fra furgoni e autobotti — in alcuni casi malconci, secondo i sindacati — si sono aggiunti nei giorni scorsi 11 elicotteri (8 forniti da E+S Air ed Helixcom dopo una gara da due milioni e mezzo bandita dal Corpo forestale e tre grazie alle convenzioni con carabinieri, aeronautica e marina). I vigili del fuoco, invece, possono contare su tre elicotteri e diversi Canadair, ma secondo i sindacati devono fare i conti con la carenza di autobotti e piccoli mezzi. Un esercito con le armi spuntate, di fronte a un’emergenza che non cessa.



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