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Le Accademie di Belle arti sono un crocevia di cultura. Altro che università di serie B
Maurizio Di Fazio
IL FATTO QUOTIDIANO, 1 Luglio 2019


Ci sono luoghi di insegnamento raro, piccoli, grandi patrimoni darte e cultura che schiudono tutto un universo fluido di conoscenza e tecnica. Direttamente spendibili nel mercato del lavoro, inoltre, il che certo non guasta. Parlo delle Accademie di Belle Arti, a lungo relegate nel limbo delle università di serie B, finalmente emancipatesi da questo stereotipo bugiardo. Anche formalmente offrono oggi titoli di studio equivalenti alla laurea di primo e secondo livello. Sono contesti dinamici, a misura duomo, dove il ragazzo viene seguito da vicino, ma senza ansie da prestazione o principi dautorità fuori tempo massimo. Formano persone creative, ma non trasmigrate in iperuranio. Cè sempre più bisogno di loro in questItalia conformista e grigia.

Sono stato di recente in una delle più prestigiose tra le Accademie di Belle arti italiane. Quella di Macerata, istituita nel dicembre del 1972 con un decreto dellallora presidente della Repubblica Giovanni Leone. Sono rimasto stupito dallenergia esistenziale e artistica che promana da questo posto. Dal patto sincero tra generazioni che la anima. Dalla simpatia e dallirrituale modestia del corpo insegnante, dalla gioia e dalla serenità negli occhi dei ventenni che lo frequentano (ma ci sono anche over 50, 60 e 70 tra gli iscritti), da questa fermentazione quotidiana di idee e concretezza, che trova alla fine sfogo nel cielo della cultura artistica largamente intesa. E il viaggio formativo vale da solo il costo del biglietto, cosparso come sarà stato di giornate mai banali o uguali a se stesse.
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LAccademia di Belle arti di Macerata è un crocevia di ragazze e ragazzi coloratissimi, anche se si vestono di nero, difficilmente distinguibili dai loro professori. In questa struttura hanno insegnato artisti e personaggi anticonformisti come Remo Brindisi, Luciano Gregoretti e Antonello Falqui, per fermarci ad alcuni tra i più famosi; e pure i docenti di oggi, dal rettore Rossella Ghezzi a Luigi Pagliarini, da Antonello Tolve a Maria Letizia Paiato (e tutti gli altri), stupiscono per vivacità intellettuale e brillantezza umana. Si frequentano fuori dallaula, e tutto fa aula e comunità in questaccademia, anche un bar in piazza o una trattoria alla sera. Fanno vita collettiva. Non cè apartheid di sorta con gli studenti, che quando escono da queste mura girevoli diventano artisti, scenografi, designer, pubblicitari, fotografi, comunicatori, restauratori, scultori, affabulatori, fumettari, a loro volta insegnanti. Oppure sono assorbiti dallindustria che gravita intorno al locale, universale, straordinario Sferisterio.

Accanto agli insegnamenti artistici di lunga tradizione, come pittura, scultura, decorazione, grafica darte e scenografia, lAccademia punta sui percorsi formativi per i nuovi professionisti dellarte, della multimedialità e del design. E spicca il dipartimento di illustrazione e fumetto, che vede in cattedra fumettisti e illustratori di livello internazionale. Inesauribile la produzione di mostre, spettacoli, convegni, workshop, festival, laboratori: lAccademia di Belle arti restituisce molto al territorio su cui insiste. Concorre davvero alla tutela e alla valorizzazione dei beni artistici, storici e culturali. E da queste parti gli scambi Erasmus marciano a pieno regime: sono ben 56 le università europee partner.

Dislocata in varie sedi, si apre a ventaglio sulle salite e sulle discese di questa città medievale. Comè la vita. Labbraccia e se ne fa avvincere, nel segno e nel sogno dellarte.



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