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Potenza, Giovani Unesco. Il coordinatore Zotta: "Mettere a sistema patrimonio culturale"
di ANNA MARTINO
LA REPUBBLICA 02 luglio 2019




Intervista al trentaduenne potentino da poco eletto coordinatore per il meridione dell'associazione italiana Giovani per l'Unesco

Trentadue anni, la laurea in archeologia all'università di Firenze, la specializzazione in beni culturali all'università di Basilicata - dove consegue anche il master di primo livello in progettazione e comunicazione per i beni culturali - a cui si aggiungono la ricerca accademica in Europa e un obiettivo: "Trasferire le competenze maturate negli anni di studio, formazione e ricerca per rendere reali quelli che fino a poco tempo fa erano soltanto sogni in un cassetto".

Il potentino Luigi Zotta ha deciso di restare in Basilicata con lo sguardo fisso verso l'Europa e il Mediterraneo: di recente, infatti, è stato nominato coordinatore dell'associazione italiana Giovani per l'Unesco per il meridione. "Credo fortemente nelle idee - racconta - ne avevo alcune da applicare nella mia regione. Non ero sicuro di farcela ma ho messo in campo tutte le energie possibili affinché questi sogni non si spegnessero. C'è voluta tanta fatica, non lo nascondo, ma è stata ampiamente sorpassata dalla gratificazione nel vedere che molte azioni erano, oltre che possibili, proficue e generavano ulteriori progettualità coinvolgendo sempre più realtà e persone. Bisogna credere nelle idee".

Il riconoscimento arriva dopo quattro anni da membro dell'associazione, prima come referente dell'area cultura e dei rapporti con le istituzioni regionali dell'ambito Mibact, poi come rappresentante del coordinamento regionale lucano, frutto del "mio impegno e della mia dedizione nel credere fortemente nelle potenzialità dei nostri territori", afferma.

Luigi Zotta, qual è il suo compito in qualità di coordinatore dell'associazione italiana Giovani per l'Unesco per il meridione?
Coordino le attività che l'associazione a livello nazionale indirizza sui territori, facilitandone i rapporti con le rappresentanze regionali del meridione, ne curo l'andamento e fungo sostanzialmente da raccordo unico tra questi e i vertici dell'organizzazione. Nello svolgimento di eventi, attività e progetti locali sono chiamato a rappresentare l'associazione in qualità di coordinatore territoriale.

Che progetti ha l'associazione per il mezzogiorno e per la Basilicata?
L'associazione, in accordo con le attività di Unesco, stimola buone prassi sulle tre aree strategiche quali l'educazione, la scienza e la cultura. Da diverso tempo stiamo portando avanti, in partnership con il Miur, il progetto Unesco Edu nelle scuole, che stimola progetti di sensibilizzazione all'educazione consapevole sui patrimoni, sul rispetto dell'ambiente e sulla conoscenza dei luoghi che viviamo quotidianamente. In Basilicata abbiamo prodotto un volume sull'odonomastica della città di Matera capitale europea della Cultura 2019, abbiamo avviato partnership con la cattedra Unesco dell'Università degli studi di Basilicata e stiamo partecipando a eventi e progettualità inerenti lo sviluppo sostenibile e gli obiettivi dell'agenda 2030. Quest'anno il nostro slogan sarà #unite4earth, dunque dedicheremo la maggior parte delle nostre attività sul tema del rispetto dell'ambiente e sulle buone prassi relative al riciclo e alla diminuzione delle plastiche con un focus sugli oceani. Tutto ciò fa sì che si crei un circuito virtuoso di iniziative che dal basso tentano di stimolare l'interesse e la partecipazione dei giovani a contribuire alla crescita dei nostri territori, che continuano inesorabilmente a perdere abitanti, menti fresche e preparate. Il nostro impegno è quello di avvicinare sempre più giovani alle nostre iniziative e nel contempo valorizzane le competenze, alimentare in loro la voglia di emergere e confrontarsi con la realtà che li circonda.

Qual è a suo avviso la situazione del patrimonio culturale al sud?
È indiscutibile il valore del patrimonio culturale del meridione d'Italia, riconosciuto nella sua unicità a livello globale. Potremmo agevolmente asserire che contrariamente a quello che è diventato un concetto mainstream ossia "con la cultura non si mangia", il sud potrebbe risollevarsi anche e soprattutto mettendo a sistema questo immenso potenziale che ad oggi fa vetrina di sé ma senza brillare. È opportuno chiedersi quali siano le reali esigenze e come invertire la rotta in un contesto generale che riduce gradualmente ed inesorabilmente le risorse da allocare nei settori della cultura, del turismo e dell'educazione. La mancanza di infrastrutture all'avanguardia minano l'espansione dei nostri territori, ne vediamo le risultanze anche a Matera, su cui si sta intervenendo, ma ciò non basta a stimolare una ripresa generale. Ci vorrebbe a mio avviso una coscienza nuova, un nuovo approccio e dei punti di vista slegati da visioni stereotipate del meridione e maggiormente aderenti ad un concetto di insieme. Qualcosa si sta muovendo ma il futuro è affidato all'inventiva e alla forza che le nuove generazioni avranno nell'invertire alcune tendenze e ad affermarne altre.

Cosa potrebbero fare i governi regionali e nazionale per la tutela del patrimonio culturale del sud? Ha delle proposte?
Le istituzioni a mio parere dovrebbero dialogare maggiormente tra di loro affinché non si vanifichino gli sforzi che quotidianamente non solo lo Stato ma anche la società civile mettono in campo per la tutela, promozione e valorizzazione del patrimonio culturale. Il nostro comitato ha impostato negli anni proprio questo dialogo costante e proficuo con gli interlocutori istituzionali e non che operano all'interno dell'ambito dei beni culturali e in generale della valorizzazione dei patrimoni culturali, sviluppando progettualità e buone prassi riconosciute a livello nazionale e internazionale. Garantire una collaborazione e un impegno reciproco tra queste parti significherebbe rendere maggiormente efficaci le tante iniziative che vengono organizzate e ampliare quella rete che lentamente sta emergendo e che deve necessariamente fungere da collante tra le realtà locali.

Giovani e lavoro, quali le opportunità al sud secondo l'associazione italiana Giovani per l'Unesco e quali le criticità?
Il lavoro è un tema dirimente per i giovani ma non solo, perché costituisce l'asse fondamentale su cui si imposta la vita di ognuno dopo il periodo di formazione e degli studi. Scontiamo purtroppo una tendenza sfavorevole oramai consolidata nell'inserimento lavorativo al sud che genera scompensi a livello produttivo, sociale ed economico ma soprattutto è protagonista dell'emorragia di giovani menti che quotidianamente emigrano in cerca di occupazione e futuro. La nostra associazione è attiva anche sui temi della formazione e della ricerca di opportunità di crescita non solo culturale ma anche lavorativa. Infatti il comitato lucano è in procinto di firmare un accordo di collaborazione con il consorzio ConUnibas che gestisce i Comincenter di recente apertura di Potenza e Matera, contenitori eccezionali di buone prassi e ricerca di possibilità formative e lavorative a stretto contatto con i giovani lucani. Molto spesso non si conoscono le reali possibilità che il mercato del lavoro e della formazione offrono e si preferisce andare via invece di scommettere sui nostri territori. In questo percorso saremo al fianco di questa importante realtà innovativa per offrire il nostro contributo e mettere a disposizione la nostra esperienza.

Lei è anche consigliere comunale del piccolo comune di Pietragalla, in provincia di Potenza. Cosa porta della sua esperienza Unesco sul territorio e viceversa, quanto dei territori determina la sua funzione all'interno dell'associazione italiana Giovani per l'Unesco?
Vivere il territorio grazie alle attività che organizziamo mi ha dato modo negli anni di avere una visione di insieme delle peculiarità ma anche delle difficoltà che si incontrano soprattutto nelle piccole comunità. Rappresentare in veste istituzionale il mio paese rappresenta senz'altro un importante riconoscimento per il mio impegno quotidiano nel realizzare ed incentivare lo sviluppo del territorio. Credo che le due cose siano in stretto legame perché l'esperienza nelle associazioni valorizza il mio compito di consigliere e mi dà modo di poter trasferire in entrambi i ruoli competenze e buone prassi.

Recente è anche la sua nomina come deputato per l'Italia del Global Youth Parliament. Quale è la sua idea di Europa e quali le relazioni con il sud dell'Italia e in generale del mondo?
Sono fiero di poter rappresentare l'Italia in questo consesso che valorizza le competenze dei giovani nei rapporti internazionali in un momento storico in cui le relazioni tra i Paesi si stanno man mano deteriorando. Credo in un'idea di Europa fortemente progressista, che difenda l'unione e prosegua nell'incentivare rapporti sempre più intensi e positivi con i Paesi membri e non solo. Stiamo assistendo ad un pericoloso fenomeno quale il ritorno a ideologie sovraniste e populiste che minano il concetto stesso di Europa. Certo, tutto è perfettibile, ma in ogni grande progetto ci possono essere aspetti da limare e da perfezionare e ciò va approntato con serietà e sollecitudine. Il mondo sta cambiando i propri assetti, l'idea di un'Europa chiusa su se stessa mi preoccupa anche in relazione ai fenomeni migratori che sono un tema all'ordine del giorno da affrontare collettivamente. Non solo, bisogna ragionare sui cambiamenti climatici in atto e scongiurare catastrofi ambientali irreversibili che solo un'entità unita e coesa come l'Europa può affrontare mantenendo rapporti positivi con i restanti Paesi e poli a livello mondiale. Singolarmente non avremo la forza di gestirli. Il sud deve svincolarsi dalla condizione di cenerentola ed iniziare a far sentire la propria presenza come area strategica; nel sud dell'Europa storicamente sono avvenuti fenomeni che hanno segnato la storia del vecchio continente. Bisogna riprendere un percorso di crescita che abbia come obiettivo l'affermazione di un concetto di sud proteso verso l'esterno e non chiuso su se stesso, che sappia captare le opportunità che provengono dall'Europa, che valorizzi i giovani e non li costringa ad andarsene in un nord sempre più lontano, fuori confine, addirittura fuori dall'Europa. Per fare ciò è fondamentale l'unione, mantenerla salda per stabilizzare e proseguire un cammino che deve necessariamente interfacciarsi con il mondo che c'è la fuori senza timori né diffidenze ma con un'ottica positiva e di fiducia verso il futuro.



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