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FIRENZE - Il ministro annuncia: "Uffizi e Accademia in un solo polo"
di Elisabetta Berti
LA REPUBBLICA 27 giugno 2019 - FIRENZE


Alla fine i timori sulla perdita dello status di autonomia da parte della Galleria dell'Accademia, suscitati nei giorni scorsi dalla fuga di notizie riguardanti la prossima riforma dei beni culturali, hanno trovato un fondamento. Il museo del David verrà unito agli Uffizi: Verrà creato un polo che unisce Accademia e Uffizi, e di due direzioni se ne farà una ha annunciato ieri mattina il ministro dei beni culturali Alberto Bonisoli che ha trascorso la mattinata a Firenze per partecipare ad un convegno sul sistema cultura. L'Accademia manterrà un'autonomia scientifica, quindi avrà un suo comitato scientifico. E ci sarà poi una regia generale di Uffizi più Accademia. Per quanto riguarda la figura che si troverebbe ad assommare in sé i poteri di direzione di due dei musei più frequentati del mondo, Bonisoli è stato lapidario: Dobbiamo trovare un direttore per questo lavoro . Dunque quello che profila la "controriforma" gialloverde dei beni culturali è un super- museo composto da due dei maggiori musei italiani e del mondo: da una parte la Galleria degli Uffizi diretta da Eike Schmidt e dall'altra la Galleria dell'Accademia, attualmente guidata da Cecilie Hollberg, entrambi tedeschi, entrambi nominati quattro anni fa dopo un concorso internazionale dall'allora ministro Franceschini, e ancora in attesa di conoscere il loro destino allo scadere del mandato a fine anno.

Cambierà tutto dunque? La bozza di riorganizzazione che il ministro e il suo staff hanno sfornato è in scadenza il 30 giugno, ma il quadro è tutt'altro che limpido. I critici della riforma sono molti, sia dentro che fuori il governo. A poche ore dall'annuncio di Bonisoli, Lucia Borgonzoni, sottosegretario leghista ai beni culturali, ha rilasciato dichiarazioni di segno opposto a quelle del capo del suo dicastero: La riorganizzazione del Mibac e la riforma del codice beni culturali stanno suscitando un malcontento generale - ha detto Borgonzoni - si impone una riflessione sull'opportunità di avviare una revisione profonda dei testi che evidentemente non sono il frutto di un confronto con tutte le parti . E pensare che giusto la mattina il ministro, in quota Cinque stelle, aveva detto proprio che la riforma prende spunto da questioni che riguardano l'attività del ministero, e nasce dopo aver sentito tutte le parti che hanno segnalato delle criticità . Del resto la giornata fiorentina di Bonisoli era cominciata subito male, partita con l'attacco di Nardella il quale, in veste di coordinatore dei sindaci delle città metropolitane, aveva annunciato di voler scrivere una lettera per bloccare l' iter della riforma; Leggerò la lettera aveva risposto Bonisoli, che si è detto favorevolissimo alle autonomie: Per quanto mi riguarda in futuro ci saranno più musei autonomi di quelli che ci sono oggi. Ma autonomia non significa anarchia. Ci vuole un'armonizzazione ed è la ragione per cui, come necessario in tutte le aziende che hanno un'articolazione sul territorio, ci sarà una regia centrale di come girano i soldi e di come vengono prese le decisioni . Non si è fatta attendere la replica: Non si possono usare i musei del nostro paese come se fossero il Lego ha detto Nardella spiegando che si determinerà piuttosto una centralizzazione eccessiva unita a una forte burocratizzazione . Sull'annuncio fiorentino di Bonisoli no comment sia da Hollberg che da Schmidt. Non mi esprimo su ipotesi e possibilità. Sarebbe come chiedere a un semplice carabiniere cosa pensa di una scelta strategica del comando generale dell'Arma ha detto Schmidt ai giornalisti mentre inaugurava la mostra degli Uffizi Tutti i colori dell'Italia ebraica.

E nel frattempo fioccano le critiche. Rosa Maria Di Giorgi, parlamentare Pd, ha presentato un'interrogazione urgente per chiedere quali siano i criteri usati per l'avvio del processo di declassamento della Galleria dell'Accademia di Firenze , che comporterà la fine della libertà di movimento dei direttori . Gabriele Toccafondi, deputato centrista ex Pdl, commenta così: Unire il primo e il secondo museo d'Italia per numero di visitatori ha solo una ragione: punire Firenze e i fiorentini per motivi politici. Dovevano dare un segnale politico contro Firenze e ci sono riusciti con una decisione priva di buonsenso e di ragioni oggettive.





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