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NAPOLI-In Floridiana il confronto sullo sviluppo locale attraverso i beni culturali I
Il Mattino, 04/07/2019

talia, (Bel)Paese dei paradossi. Il settore dei beni culturali ne è un esempio concreto: stando alla nota classifica internazionale «Best Countries 2019» di «Us news & world» - stilata su un raffronto tra 80 Paesi di tutti i continenti, dove siamo al diciottesimo posto complessivo – alle voci “eredità” e “influenza cultural” figuriamo addirittura primi al mondo; e tuttavia, precipitiamo al 46esimo posto quando si parla di ”open for business” (apertura agli affari), ovvero burocrazia, costi di trasformazione e produzione su scala industriale, corruzione, agevolazioni fiscali, trasparenza nelle pratiche governative.

Dato che fa il paio con i (tristi) dati Eurostat (l’Ufficio statistico dell’Ue) dai quali si evince che, malgrado un “bagaglio” archeologico, artistico, culturale e naturalistico ragguardevole (abbiamo ben 53 siti riconosciuti e tutelati come patrimonio dell’umanità dall’Unesco) i lavoratori occupati nel settore della cultura siano solo (al 2016) il 3,4% del totale (a fronte di una crescita media europea del 7%, tra 2011 e 2016, con Estonia e Lussemburgo in pole position): ponendoci tra i fanalini di coda dei 28 paesi dell’Unione Europea. E il nostro Paese retrocede a una misera terzultima posizione, se si analizza il segmento di età dei lavoratori più giovani (15-29 anni), e addirittura al penultimo posto se si considera il grado di istruzione degli occupati.

Non solo. Sempre secondo le analisi di Eurostat, l’Italia è penultima in Europa per percentuale di spesa pubblica destinata alla cultura (peggio di noi solo la Grecia): 1,4%, rispetto a una media Ue che è superiore al 2%. Se poi guardiamo alla percentuale sul Pil, la spesa italiana per la cultura si attesta a un esiguo 0,7%, contro l’1% della media europea. Quanto alla ricerca scientifica e innovazione tecnologica – non irrilevanti anche per la valorizzazione dei beni artistico-culturali – la cifra di investimento è dell’1,2% del Pil, a fronte dell’oltre 2% dei Paesi avanzati in cui la spesa per la ricerca scientifica continua a crescere. Eppure, l’Unesco continua a insistere sul valore etico della cultura come opportunità di scambio, di dialogo, di arricchimento spirituale: in quest’ottica, assume un rilievo particolare il convegno in programma l’8 luglio (dalle ore 9.30) a Napoli, nella bella sede del Museo Duca di Martina nel parco della Floridiana, dal titolo: «Musei e sviluppo locale: strategie per l'Handmade in Italy».

L’incontro di studi, ideato e promosso da Claudio Gambardella, presidente dall’associazione culturale non profit “I love Pompei”, con il Polo museale della Campania e il MUSA - Museo Universitario delle Scienze e delle Arti dell'Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” - è non a caso dedicato ad Alessandro Mendini: brillante architetto, artista e designer milanese scomparso a 88 anni nel febbraio di quest’anno, più volte insignito del premio Compasso d’Oro. La densa giornata di studi si avvale del patrocinio del Consiglio Regionale della Campania, del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale della Vanvitelli, dell’Unione Industriali Napoli, dell’'ADI-Associazione per il Disegno Industriale, dell’associazione MUSEIMPRESA e della Delegazione Territoriale ADI Campania, media partner la rivista «Interni.

«Nel corso del convegno - sottolinea Luisa Ambrosio, direttore del Museo Duca di Martina che con la sua guida ha aperto le porte dell’istituzione a molteplici iniziative culturali di attrazione per la città - verranno esplorate, attraverso casi di studio e le diverse competenze, le possibili relazioni tra musei e imprese: le raccolte dei musei saranno fonte di ispirazione per designer e artisti, le loro creazioni potranno diventare prodotti di eccellenza». Perché nello scenario sommariamente descritto in apertura, la sinergia pubblico-privato, associazionismo, istituzioni e imprese diventa sempre più l’unica strategia praticabile per rilanciare sviluppo (e coesione sociale) a partire dalla “risorsa cultura”. Rientra in questa logica la convenzione recentemente stipulata tra l’associazione “I love Pompei” e il Polo museale per promuovere cultura d’impresa attraverso azioni comuni che coinvolgono le tre strutture museali del Vomero: la Certosa e Museo di San Martino, Castel Sant'Elmo e il Museo Duca di Martina. «Questa giornata di studi rappresenta il primo passo del progetto - afferma Claudio Gambardella – poiché incoraggiare lo sviluppo dell'Handmade in Italy è l'asse prioritario della salvaguardia del nostro artigianato, di quel “design dei territori” che deve rientrare di diritto nel più ampio pianeta del Made in Italy; e a questo tema è dedicata anche una commissione tematica dell’ADI-Associazione per il Disegno Industriale».

Questo il programma dei lavori: nella prima sessione (9.30–10.30) interverranno Anna Imponente, direttore del Polo museale della Campania; Angelo Itro, direttore del MUSA della Vaaaanvitelli; Luigi Maffei, direttore del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale (DADI) della Vanvitelli; Luisa Ambrosio, direttore del Museo Duca di Martina e membro della Commissione Tematica ADI “Handmade in Italy” e Claudio Gambardella, presidente di “I love Pompei”. Nella sessione successiva, dalle 11 alle 13, interverranno Mario Casillo, referente regionale del Grande Progetto Pompei; Rodrigo Rodriquez, componente del Cda del Parco Archeologico di Pompei; Luciano Galimberti, presidente nazionale ADI; Francesca Appiani, vicepresidente Associazione Museimpresa e curatore del Museo Alessi; Patrizia Ranzo, professore del DADI/Vanvitelli e rappresentante del progetto “Officina Vanvitelli”; Alba Cappellieri, professore del Politecnico di Milano e direttore del Museo del Gioiello di Vicenza e Giovanna Cassese, docente dell'Accademia di Belle Arti di Napoli e attuale presidente ISIA Faenza.

Nella sessione pomeridiana (dalle 14 alle 16) sarà la volta dei contributi di Mauro Ascione, amministratore delegato Ascione Coralli 1855; Pietro Pasini, consulente della Fondazione MAIO (Museo Arti e Industria Omegna); Paolo Jorio, direttore del Museo del Tesoro di San Gennaro; Claudio Gambardella, nel ruolo di professore del DADI/Vanvitelli, membro del Comitato Scientifico del MUSA e coordinatore della Commissione Tematica ADI “Handmade in Italy”; Francesco Izzo, docente del Dipartimento di Economia della Vanvitelli e membro del Comitato Scientifico del MUSA; Susanna Moccia, vicepresidente Giovani Imprenditori di Confindustria; Alessia Guarnaccia, Consigliere con delega a Ricerca, Sviluppo e Innovazione del Direttivo Gruppo Giovani Imprenditori - Unione Industriali Napoli. A presiedere i lavori del convetno sarà Anty Pansera, critico e storico del design. Alla fine della giornata di studi, alle ore 18, i partecipanti al convegno potranno visitare con la guida degli asistenti del Servizio Educativo la mostra «Vesuvio quotidiano_ Vesuvio universale», allestita al Museo di San Martino a cura di Anna Imponente, in collaborazione, per la parte storica, con Rita Pastorelli, direttore della Certosa.

https://www.ilmattino.it/cultura/periferie/al_museo_duca_di_martina_un_confronto_strategico_sull_hand_made_italy_sviluppo_locale_attraverso_beni_culturali-4598294.html


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