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Beni archeologici all’asta dei privati: cosa prevede la legge internazionale
Giuseppe Gaetano
Corriere della Sera, 04/07/2019

Statue, quadri, perfino scheletri di dinosauri: opere d’arte vendute per milioni al miglior acquirente. In Italia le leggi più dure, il fenomeno su eBay



Sculture, dipinti, anfore e sesterzi:tutto in vendita, chi offre di più? L’ultimo affare è la testa di Tutankhamon battuta all’asta da Christie’s a 4,7 milioni di sterline, alla faccia del governo del Cairo che la rivoleva indietro sostenendo che fosse stata rubata. Chiariamo subito che le leggi internazionali non hanno mai vietato possesso e commercio di manufatti archeologici e l’obbligo di denuncia e consegna alle autorità riguarda chi ne rinvenga durante degli scavi o una ristrutturazione e non chi ha ereditati o se li è aggiudicati in un’asta. Fa discutere tuttavia l’idea che dei pezzi tanto antichi e preziosi, che dovrebbero essere patrimonio dell’umanità, finiscano ad arredare il salotto di qualche nababbo, per il godimento dei suoi soli occhi.
Chiediamo delucidazioni a Paolo Persano, capodipartimento Archeologia classica ed egizia della Casa d’Aste Pandolfini.

Ci sono leggi internazionali che disciplinano questo mercato?
«L’alienazione di materiale archeologico è normata, oltre che dalle specifiche leggi del paese in cui è conservato, da due convenzioni internazionali: quella Unesco di Parigi del 1970 sulle misure per impedire l’illecito trasferimento di proprietà dei beni culturali; e quella Unidroit di Roma del 95, sui beni rubati o illecitamente importati. Hanno però valore solo fra le nazioni che le hanno firmate. Nel Regno Unito la convezione Unesco vige dal 2002 e la richiesta di restituzione dell’Egitto è problematica: se l’oggetto è stato esportato lecitamente, in accordo con le leggi vigenti all’epoca, c’è poco da fare; se è stato invece illecitamente esportato, dovrebbero esibire qualche prova che accerti il furto. In quel caso è possibile appellarsi alle convenzioni e ai tribunali, come ha fatto anche l’Italia».

Come funziona da noi, che siamo i principali “produttori”?
«Noi siamo avanti, abbiamo la legislazione più restrittiva: siamo una realtà particolare, che funziona bene. Il nostro patrimonio archeologico è tutelato dalla prima metà del 900. Il Codice Urbani del 2004 stabilisce una serie di obblighi: case d’asta e mercanti lavorano sotto controllo delle Soprintendenze e del Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri. E’ alienabile solo materiale il cui possesso è riconosciuto come legittimo e, comunque, quello di provenienza italiana non può essere esportato: deve restare nei nostri confini. Per questo adesso chi si rivolge ai pochi canali regolari controllati dal ministero sa di comprare pezzi di collezioni certificate».

Reperti storici si trovano in vendita perfino su Ebay, è possibile?
«Molto del materiale in Rete non è autentico, poi dipende dov’è venduto: anche il venditore online si attiene alle regole dei luoghi in cui questo materiale è venduto. Trattandosi di esborsi onerosi, i clienti devono esigere la documentazione di provenienza: negli ultimi 20 anni è aumentata la sensibilità verso la ricostruzione dei passaggi di proprietà».

Nei blitz in abitazioni private vengono spesso rivenuti piccoli tesori, sequestrati dalla Finanza: cosa succede dopo?
«Scattano gli accertamenti della magistratura per appurare se e siano o meno posseduti legittimamente - e quindi restituiti - o frutto di reati come rapine e riciclaggio: in questo caso vengono confiscati e, se rintracciabile, riconsegnati al proprietario. Altrimenti restano allo Stato».

Dal punto di vista etico, così non si sottraggono per sempre delle opere alla vista del pubblico?
«Questo vale per qualunque proprietà privata: si pensi alle ville, ai palazzi storici e agli oggetti d’arte di età moderna e contemporanea. Si tratta di pezzi di collezioni private che già prima non erano in mostra, non di dismissioni museali: nulla dunque viene sottratto all’occhio pubblico».

Non ci sono preoccupazioni su come verranno conservati?
«Trattandosi di oggetti acquistati da persone che ne conoscono il valore, per cui hanno pagato cifre ragguardevoli, gli acquirenti hanno tutto l’interesse a custodirli nel modo migliore. In Italia per gli oggetti dichiarati di eccezionale importanza dal Ministero vigono delle prescrizioni sulle modalità di conservazione»

Senza fare nomi e cognomi, chi sono i facoltosi acquirenti?
«A differenza di quanto si pensi, a fronte del valore culturale estremamente elevato, il valore economico del materiale archeologico è spesso contenuto. Sopratutto in Italia, dove molta è l’offerta e ridotta la domanda. Il fenomeno del collezionismo oggi è trasversale e interessa soprattutto appassionati, che capiscono quanto siano affascinanti le testimonianze del passato. Ma in casi non infrequenti oggetti significativi sono stati acquistati anche da fondazioni o musei pubblici, con lo specifico intento di esporli al pubblico».

https://www.corriere.it/cronache/19_luglio_04/beni-archeologici-all-asta-privati-cosa-prevede-legge-internazionale-438fadb8-9ca3-11e9-b87c-e5d25052c984.shtml?refresh_ce-cp


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