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Le navi passano. E a Venezia non cambia nulla
Gian Antonio Stella
Corriere della Sera 9/7/2019

Cosa deve succedere, ancora? Unaltra mastodontica sbandata verso la Riva dei Sette Martiri e i Giardini come quella della Deliziosa domenica? Un altro blackout capace di mandar fuori controllo un bestione lungo 251 metri col peso di 6.500 autocisterne come un mese fa la Msc Opera? Unaltra strage sfiorata coi passanti in fuga dallimmenso bastimento poco più corto del Titanic che avanzava sulla banchina di San Basilio trascinandosi via con lancora un lancione da 110 metri come fosse una barchetta?

Cosa deve succedere ancora, perché gli accaniti difensori del business delle navi da crociera si sentano tremare le vene e i polsi? Perché chi ha lonore e lonere di fare delle scelte decida infine di assumersi le proprie responsabilità? Sono passati quindici anni da quel 12 maggio 2004 in cui la Mona Lisa, facendo a pezzi le assicurazioni date per anni sullimpossibilità che si verificasse un incidente simile, si arenò davanti a San Marco. Quindici anni. Quasi il doppio dei nove bastati ai cinesi per costruire linterminabile viadotto sul mare e le gallerie sottomarine del ponte Hong Kong-Zhuhai-Macao lungo 55 chilometri. Quindici anni di dubbi. Pensamenti. Ripensamenti. Immobilismo. Che fare?

È la goccia che fa traboccare il vaso: va impedito il passaggio di queste gigantesche navi da crociera nel tratto dacqua tra Piazza San Marco e lisola di San Giorgio, dichiarò il sindaco di allora, lex ministro ed ex rettore Paolo Costa. Oggi ricorda: Fu uno choc. Da paura. Pensai: vanno portate fuori. Immagini se non fosse un incidente ma un dirottamento.... Aveva, quella Mona Lisa andatasi ad arenare nella nebbia nel cuore della città, una lunghezza di 201 metri (93 in meno della Deliziosa), una stazza di 29mila tonnellate (un terzo delle 92mila) e portava 750 passeggeri, quasi quattro volte meno dei 2.826 ospiti possibili sulla nave alla deriva domenica.

Da allora sono passati compreso questo gialloverde otto governi (due di Berlusconi), quattro sindaci, quattro giunte regionali (due con Galan, due con Zaia), una litania di ministri dei Trasporti, delle Infrastrutture e di altri dicasteri coinvolti, una miriade di esperti, scienziati, ingegneri, idraulici, praticoni, ciacoloni e logorroici... Macché: niente. Lallora presidente dellAutorità portuale Giancarlo Zacchello fu anzi così spaventato dallammonimento Mona Lisa, nel 2004, che disse: Non cè alcuna alternativa per il transito della navi da crociera in bacino di San Marco, a parte lulteriore diminuzione della velocità e la presenza di un secondo rimorchiatore. Prova provata che fino ad allora i transatlantici facevano il percorso a rischio con uno solo. Da brividi.

Già che cera, Zacchello spiegò anche che litinerario attraverso il bacino di San Marco e il canale della Giudecca, era non solo la via più breve e la più bella ma anche la più sicura. Tre studi, uno del Comune e due nostri, hanno dimostrato che lo spostamento delle masse dacqua non ha effetti negativi, mentre un altro studio delluniversità di Portsmouth ha concluso che qualora una nave uscisse dalla rotta in bacino San Marco si arenerebbe a una distanza variabile tra gli 80 e i 120 metri dalla riva, a seconda della stazza.

E lipotesi dun allargamento del canale Vittorio Emanuele sul quale anni dopo insisterà, in polemica con Danilo Toninelli (entro giugno la soluzione) lo stesso ministro dellInterno (e di molto altro...) Matteo Salvini? Impraticabile. Dovremmo scavare da sei a 12 milioni di metri cubi di terra, quando non sappiamo neppure come toglierne 300 mila per conservare lagibilità del porto. Due anni dopo il presidente della Venezia Terminal Passeggeri Sandro Trevisanato esultava per il raddoppio del business (abbiamo calcolato che una nave da crociera su tre al mondo attracca a Venezia) e nellottobre 2012, dopo mesi di polemiche sui paragoni con la tragedia della Costa Concordia e la decisione del governo Monti di mettere un limite di 40 mila tonnellate alle Grandi navi a San Marco, scartava lipotesi di spostare il terminal crociere a Marghera ventilato dallallora sindaco Giorgio Orsoni (sarebbe come spostare laeroporto di Venezia dal Marco Polo al Nicelli del Lido) e teneva la barra sullitinerario attuale: Da un traffico oggi sicuro, si passerebbe a una situazione ritenuta assolutamente pericolosa da chi è chiamato a valutare il traffico. Infatti, gongolava, in una domenica di picco passano per la Marittima circa trentamila passeggeri, duemila macchine in parcheggio, tra i sessanta e i settantamila bagagli vengono movimentati e decine di autotreni scaricano merci sulle navi. Dove si trovano strutture adeguate a Marghera? E i rischi di incidenti? Mah...

A novembre 2015, nonostante la sentenza del Tar contro il blocco delle navi più spropositate, sospirava comunque contro lintroduzione del limite delle 96.000 tonnellate, che è antistorico, perché porta qui navi più obsolete e insicure. Rileggiamo: vietare laccesso a Venezia a una nave come la Divina lunga il doppio di piazza San Marco (333 metri) e alta il doppio (66 metri) del Palazzo Ducale sarebbe antistorico. Una ne abbiamo, di Venezia. Una sola. In tutto il mondo.

Pino Musolino, il presidente dellautorità portuale veneziana, laltra sera, dopo la paurosa sbandata della Deliziosa ripresa col telefonino da amici veneziani che urlavano spaventati e furenti guardando la nave puntare verso riva (Varda cossa che i gà combinà! Varda! Parché i se ga mosso co sto tempo? Deinquenti! Tuti! Mama mia, varda che roba Non dovevano muoversi, porca miseria! Avevano le previsioni. Era tutto nero. Da denuncia! Varda la nave che va dosso ai giardini!) aveva il morale basso. Come chi ha visto andare in pezzi alcune certezze in cui credeva. Sono scosso. Sono molto provato da questa situazione. A questo punto voglio che vengano fatte tutte le verifiche e che si porti a compimento unanalisi seria di quello che è successo e di quello che poteva succedere... La sicurezza per noi è un cardine.

E questo è il punto. Qualunque cosa sia successa nel giro di un mese prima alla Msc Opera (finita addosso alla banchina della Marittima e alla nave da crociera fluviale River Countess spezzando perfino il cavo dacciaio del rimorchiatore di prua il cui pilota aveva disperatamente tentato di raddrizzare il bestione fuori controllo) e poi domenica alla Deliziosa, una cosa è fuori discussione. Difficile fidarsi di nuove promesse rassicuranti.

Sarà successo per colpa di un guasto ai sofisticatissimi impianti elettronici che regolano ogni respiro meccanico dei transatlantici. Sarà successo a causa di un errore umano che può capitare anche ai migliori professionisti. Sarà successo per uninterpretazione errata dei dati atmosferici. Sarà successo per un ghiribizzo di qualche Dio capriccioso. Ma nessuno potrà mai più affermare che un incidente nelle acque della città più delicata, gentile, elegante del mondo è impossibile. Nessuno. E questo, piaccia o no ai sostenitori delle crociere, è un problema impossibile da risolvere con una battuta. O con una accelerazione a prescindere.

Dice il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, esasperato per le lentezze e le indecisioni del ministro delle Infrastrutture grillino, che la soluzione è lì, sotto gli occhi di tutti, immediata: lallargamento del canale Vittorio Emanuele. Che si può realizzare in circa un anno con capitali privati, in attesa di progetti alternativi che necessitano di tempi più lunghi, di almeno cinque o dieci anni. Ma proprio quello è il nodo: chi garantisce ai veneziani, agli italiani, agli amanti di Venezia di tutto il mondo, che saranno portati a termine i lavori per gli esperti indispensabili per contenere i danni alla morfologia della laguna che potrebbero venire da quella specie di raddoppio del Canale dei petroli? E se finisse come troppe volte da noi, con lapertura in tutta fretta del canale e il rinvio dei lavori necessari alle calende greche? Non bastasse, Paolo Costa, che per anni è stato presidente anche dellautorità portuale e confessa oggi dessere turbato a rileggere le sicurezze che aveva (Mi fidavo degli studi dei tecnici, forse troppo...) dice davere un rovello in più: Va a finire che per salvare le crociere rischia di andare in malora il porto....



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