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Ambiente, sanità, beni culturali. Com’è nata la bozza e com’è oggi, tutti i «sì» e i «no» del M5s
Martina Zambon
Corriere del Veneto 10/7/2019

La laguna e il suo bacino Beni culturali ed edilizia

Venezia. La mappa del «ce l’ho, manca» inizia dalle risorse che restano «il» problema. Venendo, però, alle materie, il Veneto ha chiesto, bozza dopo bozza, mano libera su una serie di questioni. Alcune sono state cassate, come la compartecipazione al gettito per gli investimenti pubblici anche mediante il sistema del credito d’imposta. Al netto del capitolo risorse, si parte con l’organizzazione della Giustizia di pace, qui si porta a casa la facoltà di scegliere dove dislocare gli uffici. Arci noto il capitolo Istruzione: c’è stallo sulle richieste venete e lombarde di gestione autonoma del personale e sulla costituzione di fondi ad hoc ad esempio per le università ma anche per le residenze universitarie e soprattutto su concorsi e contratti regionali sul modello trentino. Altro capitolo complicatissimo è quello ambientale. Di questi giorni una riscrittura sostanziale da parte dei tecnici del dicastero guidato da Sergio Costa che mantiene un caposaldo - il no secco alla Via, valutazione di impatto ambientale, regionale e, per il resto, stempera di molto i desiderata veneti. Parliamo soprattutto di rifiuti (e nel 99% si tratta di rifiuti industriali) su cui si voleva mano libera, fino a una classificazione autonoma. Richieste che per il ministero dell’Ambiente cozzano con norme Ue ad esempio sugli sversamenti. C’è una concessione, invece, sulle funzioni amministrative, non su quelle legislative. No, ad esempio, al «formulario di identificazione del rifiuto» che il Veneto avrebbe voluto scriversi da sé o su una classificazione autonoma dei rifiuti pericolosi.Si concede, in cambio, una maggiore libertà di manovra sulle bonifiche spesso rallentate dalle procedure statali. Nella colonna dei «sì», tutto il capitolo «Rapporti internazionali e con la Ue», «Commercio con l’estero», «Rafforzamento regionale dei servizi per il lavoro», un fondo regionale per la cassa integrazione guadagni (autofinanziato...) e per la potestà legislativa sulle professioni non ordinistiche come le guide turistiche o i maestri di sci. Sì a buona parte del capitolo sugli strumenti che incentivano ricerca scientifica e innovazione per i settori produttivi ma anche in raccordo con gli atenei veneti. Resta un dubbio sull’ancorare questi temi al sistema del credito d’imposta per le «nuove assunzioni di profili altamente qualificati», una sorta di Industria 5.0. Accordo praticamente chiuso sulla Sanità a partire dalla facoltà di attivazione di «percorsi alternativi di formazione specialistica dei medici». Sì alla competenza in materia di prodotti bio ma anche per «pesca e acquacoltura». Il Veneto strappa la competenza sullo sport, incluse manutenzioni e nuove realizzazioni degli impianti con fondo ad hoc (anche qui autofinanziato...). Più pesanti i sì alla gestione della Protezione civile e a un margine maggiore sui piani regolatori che significa scriversi da sé le norme di distanza fra edifici, di altezza, i limiti della densità edilizia. Su infrastrutture e trasporti, ormai è noto, c’è il niet quasi su tutto: no a autostrade, ferrovie, porti e aeroporti regionali salvo qualche piccola concessione. Sì alla competenza sul rischio sismico. Ma anche, ed è un bel colpo, la gestione della laguna di Venezia e bacino scolante, insomma, la Regione subentra al Magistrato alle Acque e «vince» la segreteria del Comitatone, Mose escluso. Cassate tutte le pretese sull’energia, dal gas all’idrico, fino all’accisa sul gas rigassificato in Veneto. Sì alla previdenza complementare (costo zero), no pesantissimo all’autonomia tributaria (tassa automobilistica ad esempio), resta tutto in capo allo Stato. Idem per il richiesto «coordinamento della finanza pubblica regionale: Comuni e Province continuano a rispondere a Roma. No a passaggi demaniali mentre si sta ancora dando battaglia per avere sovrintendente regionali e autonomia su beni culturali e paesaggio veneto. Qualcosa dovrebbe arrivare su spettacolo, cinema e patrimonio librario.



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