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Firenze. Dehors in Santa Maria Soprarno. «E i vincoli Unesco dove sono?»
Antonio Passanese
Corriere Fiorentino 21/7/2019

Dopo i lavori di riqualificazione i residenti chiedono che gli spazi tornino alla città. E invece...

In piazza Santa Maria in Soprarno da qualche settimana sono spuntati ombrelloni, sedie e tavolini. Tutto a ridosso della spalletta sull’Arno. E l’associazione Via Maggio si chiede «come sia possibile visti i vincoli e le limitazioni che sono state messe in atto grazie al regolamento Unesco in questi ultimi anni continuare a sfruttare oltremisura lo spazio pubblico per fare impresa?». La presidente dell’associazione, Olivia Turchi sottolinea «che il locale ha già una bellissima terrazza panoramica e non avrebbe certamente la necessità dello spazio che solo fino a poche settimane fa era dotato di un arredo verde e panchine per cittadini e turisti e che in città mancano quasi completamente».

Insomma, chi pensava che, dopo i lunghi lavori di riqualificazione, questo piccolo fazzoletto di Firenze tornasse alla città e ai residenti, si è dovuto ricredere. E ora chi abita lì si chiede come mai la soprintendenza e Palazzo Vecchio abbiano autorizzato il «Winebar Signorvino» a occupare uno degli ultimi spazi rimasti liberi nella piazzetta che divide in due via dei Bardi per istallarci un dehors di tipologia A (senza pedana) con sedie e tavolini da rimuovere di sera, quando l’attività tira giù il bandone.

«Perché nel caso di Santa Maria in Soprarno non si è tenuto conto del ‘cono visivo’ come è stato fatto in piazza Duomo e in altre strade fiorentine? — la domanda che chi vive nel quartiere pone al Comune — Forse perché la riorganizzazione di quell’area era funzionale all’occupazione da parte dei locali?». Al di là dei permessi e delle regole, insomma, è un fatto che ormai la parte sinistra dell’Arno, negli ultimi anni abbia visto la crescita di locali notturni e di spazi per il ristoro anche utilizzando i dehors.

«Ci sono voluti oltre quattro anni per ottenere il permesso dello spazio esterno al nostro store — replica Luca Pizzighella, brand manager di Signorvino (Gruppo Calzedonia) — Un procedimento burocratico lungo che adesso ci vede soddisfatti. Signorvino ha sempre avuto l’obiettivo di mettere a disposizione di tutti il meglio dell’enologia italiana negli angoli più suggestivi delle città — chiude — . In questa ottica, abbiamo deciso di proporre ai fiorentini e ai turisti un’abitudine all’utilizzo di questo spazio in maniera diversa. Siamo disponibili a confrontarci con i residenti per spiegare loro le nostre ragioni».



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