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Barcellona. L'appello di Barcellona ai turisti "Non dite che siete stati qui"
Francesco Olivo
La Stampa, 09/08/2019

Alle masse in coda alla Sagrada Familia finisce in mano un volantino: Non dite a nessuno di essere stati a Barcellona. Il messaggio è per lo meno originale e i turisti si guardano intorno, a casa lo abbiamo già detto risponde qualcuno. L'invito è bonario, più che altro una provocazione: Come quando si va a cercare i funghi, non si racconta a tutti la strada per trovarli, così dovete fare con Barcellona, aiutateci a custodire il segreto, nessuno deve sapere quanto è bella.
A firmare la nota bizzarra è la Favb, l'associazione che rappresenta i comitati di quartiere della città, da anni in lotta contro l'invasione di turisti a Barcellona. Lo scopo dell'iniziativa, oltre ai riflettori dei media, è coinvolgere i turisti nella battaglia per una città a misura dei suoi abitanti. Rispetto a qualche anno fa, persino le associazioni più combattive hanno capito che prendersela con i turisti non ha senso. Così abbiamo cercato un modo per far capire che non sono i nostri nemici spiegano dall'associazione. I riflettori, per qualche ora, sono arrivati. Ma i turisti difficilmente, quanto più nell'epoca di Instagram, avranno rispettato l'invito, il museo Picasso e la Rambla d'altronde non sono sentieri di montagna dove cercare funghi. Al di là della provocazione il tema resta di grande attualità e tutto sommato irrisolto. La città riceverà quest'anno 15 milioni di visitatori, secondo le cifre ufficiali, molti di più secondo quelle ufficiose, che tengono conto dell'offerta di alloggi non registrati. Il fenomeno non è solo catalano, ma qui gli effetti sono più evidenti, tanto che sono stati coniati termini, turismofobia, turistificazione, che pur senza approvazione della Crusca sono entrati nel lessico della strada. Escludendo il fatto che il successo turistico di Barcellona viva di passaparola, come si affronta il tema?
La sindaca Ada Colau vinse le elezioni 4 anni fa puntando molto sul tema: È assurdo che nel centro ci siano più letti per i turisti che per i residenti ripeteva. Nei suoi primi 4 anni al potere Colau è riuscita a imporre delle regole alla giungla degli affitti di appartamenti turistici (Airbnb e dintorni), ha messo un freno agli appetiti immobiliari dei fondi di speculazione e ha bloccato la costruzione e persino il restauro di molti hotel, con misure molto contestate (anche dalla giustizia). Ma basta fare due passi nel Barrio Gotico, al Born o alla Barceloneta per vedere che quelli che furono quartieri popolari oggi hanno cambiato volto: via le panetterie e i barbieri, sostituiti da negozi di souvenir (nel migliore dei casi). E soprattutto via gli abitanti e dentro i turisti.
Ora che Ada Colau, con qualche peripezia politica, è riuscita a rimanere sindaca della città in molti le chiedono di cambiare approccio. Stavolta bisogna dialogare, dice Mateu Hernández, Ceo di Barcelona Global, un'associazione no profit che racchiude oltre 200 imprese della città. Alle proteste dei cittadini si risponde solo con una buona gestione del fenomeno. Le leggi ci sono, ma vanno fatte rispettare, se un abitante denuncia l'esistenza di un appartamento turistico illegale, la polizia deve intervenire subito, sennò si instaura una sensazione di impotenza. Invece, secondo molti imprenditori il tema è stato politicizzato, con molti slogan gridati e poco lavoro discreto. È giusto regolare le nuove costruzioni di hotel in centro, ma senza creare un'insicurezza giuridica che si ripercuote sulla città. La risposta ci sarebbe: Investire in cultura, perché se non c'è un'offerta valida resta quella di sempre: spiaggia e feste alcoliche.





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