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Lecce. Vuoto il museo più antico di Puglia
Antonio della Rocca
Corriere del Mezzogiorno - Puglia 17/8/2019

Lo spreco Dopo l’inaugurazione di due mesi fa i reperti giacciono nei depositi. Imbarazzo degli addetti all’ingresso

Il Castromediano di Lecce aperto 15 ore al giorno senza i suoi tesori. Sconcerto tra i visitatori

Fa orario continuato dalle 9 del mattino a mezzanotte, con tanto di dipendenti al front office e accompagnatori. Ma il museo Sigismondo Castromediano di Lecce, il più antico della Puglia e inaugurato in pompa magna nella sua versione rinnovata due mesi fa, è una scatola vuota. Il più prestigioso scrigno della memoria messapica è regolarmente aperto al pubblico, ma, a chi si affaccia, il personale - gentile e disponibile - fa sapere che c’è poco da vedere. Come dimostrano sale e teche vuote.


LECCE. Fa orario continuato, dalle nove del mattino a mezzanotte, con tanto di dipendenti al front office e accompagnatori, ma il Museo Sigismondo Castromediano di Lecce, il più antico della Puglia e tra i più importanti dell’intera regione, è una scatola vuota. Il più prestigioso scrigno della memoria salentina, custode di preziose vestigia che abbracciano interi millenni, dalla preistoria all’età contemporanea, è regolarmente aperto al pubblico, ma a chi vi si affaccia, il personale, molto disponibile e gentile, fa presente che da vedere c’è davvero poco o nulla.

Sul viso dei tre dipendenti si legge chiaro l’imbarazzo. Parlano poco. Ma più di ogni altra cosa dicono i silenzi, le smorfie che tradiscono mortificazione: «Stiamo qui a fare il nostro lavoro, ma sentiamo tante lamentele». Traduzione: li hanno messi lì in prima linea a prendersi i rimbrotti di chi resta di stucco nell’osservare la nudità assoluta degli spazi. Se si esclude la colonnina messapica di Patù, al primo piano, e l’opera I bachi da setola di Pino Pascali, al terzo piano, nei 5 mila metri quadrati del nuovo museo, inaugurato il 22 giugno scorso, impera il nulla. È stato il battesimo di un contenitore privo della sua sostanza vitale, dei suoi reperti, delle sue opere d’arte, della sua linfa. Ma è stata l’occasione, questo sì, per organizzare una passerella di personalità. Nella lista degli invitati figuravano Giuliano Volpe, del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, Luigi De Luca, direttore del Polo biblio-museale, il presidente della Regione, Michele Emiliano, l’assessora regionale all’Industria turistica e culturale, Loredana Capone, il presidente della Provincia di Lecce, Stefano Minerva, il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, solo per citare alcuni personaggi. Ciliegina sulla torta, il concerto dell’Orchestra sinfonica di Lecce e del Salento Oles. Tutto questo per presentare un museo ristrutturato da cima a fondo, ma senz’anima, sospeso in un limbo, in una dimensione surreale.

C’è tutto: personale in divisa, accoglienza cortese, il libretto dei contenuti, accompagnatore, aria condizionata, ascensore. Manca la cosa più importante: l’enorme tesoro museale che aspetta di essere tirato fuori dall’oscurità dei depositi ed esposto nelle teche che giacciono accantonate. «Le novità? Tante, tantissime. Le scopriremo insieme il prossimo 22 giugno, quando tutti gli spazi del museo saranno restituiti alla città con una serie di interventi site-specific concepiti per permettere una fruizione innovativa e visionaria dei 5 mila metri quadri di spazi espositivi completamente rinnovati. Tutto questo dopo il restauro voluto dall’assessorato all’Industria turistica e culturale della Regione Puglia, che da circa un anno, con la nascita dei Poli Biblio Museali, e avvalendosi della collaborazione del Teatro Pubblico Pugliese – Consorzio Regionale per le Arti e la Cultura, ne ha assunto la cogestione con la Provincia di Lecce, divenendo un originale modello gestionale a livello nazionale». Così fu annunciata l’inaugurazione dalla Provincia di Lecce il 17 giugno. Venne anche detto che gli allestimenti sarebbero stati avviati a settembre.

Ma che senso ha annunciare «tantissime novità» da scoprire a partire dal 22 giugno, finendo poi per creare false aspettative? Qual è la logica nell’impiegare cinque persone (due sarebbero attualmente assenti per ferie) in turni che coprono 15 ore al giorno in una struttura vuota che tiene il suo immenso patrimonio chiuso nei depositi? Non è uno spreco di risorse umane? E non è forse uno spreco di risorse finanziarie mantenere attivo un museo di 5 mila metri quadrati completamente spoglio, dove i visitatori restano impietriti davanti alle vetrine vuote, alle sale disadorne, al palpabile sconcerto del personale? «Tutti i reperti sono conservati, perché gli esperti non hanno fatto in tempo ad esporli», spiegano gli operatori. La speranza è che i loro superiori li tolgano al più presto dall’imbarazzo leggendo le critiche messe nero su bianco sul libro dei visitatori.

Ieri mattina, una coppia di ragazzi, lui di Desenzano del Garda e lei di Carpi, ha girato le spalle ed è andata via, come molti altri turisti delusi: Tanta strada per nulla. Ce ne torniamo a casa». Ecco, tra le altre cose, ciò che si sono persi: collezioni numismatiche, reperti archeologici, antropologici, beni demo-etnoantropologici, opere d’arte contemporanea. E ancora, le pregevoli collezioni nelle sezioni Preistorica, Archeologica, Medievale, Barocca, Ottocento e Novecento salentino, reperti provenienti da scavi della fine dell’Ottocento e delle campagne di finanziate dalla Provincia di Lecce a Roca, Rudiae, Cavallino e Poggiardo. Tesori negati, almeno per ora. Ma il Museo Castromediano è lì, nudo e comunque aperto al pubblico che, volendo, può pure prenotare una visita. Ma per vedere cosa? Nella torrida calura agostana vi troverà almeno un po’ di refrigerio godendo dell’aria condizionata di cui non si fa parsimonia all’interno delle sale sgombre. Così come dell’illuminazione, quella che accompagna le rampe elicoidali in stile Guggenheim Museum di New York, e quella dei faretti puntati sul busto di Sigimondo Castromediano, fondatore del museo, illustre patriota, archeologo e letterato leccese, che dinanzi a tanta sciatteria si starà rivoltando nella tomba.



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