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Opere in fuga dal Regno Unito: le gallerie pronte allArtexit
Matteo Persivale
Corriere della Sera 18/8/2019

Il divorzio dallUe alzerà i dazi: collezionisti espatriano, musei anticipano mostre

Londra. La battuta, tra collezionisti e galleristi, viene pronunciata sobriamente, allinglese, ma senza concludere con la classica risata leggera o la lieve alzata di sopracciglio di colui che ha studiato a Eton e Cambridge. Anzi, la battuta tradisce a ben guardare un certo lieve nervosismo, magari la mandibola un po rigida, lo sguardo teso: Hai per caso la patente per guidare i camion?. Perché questi sono i giorni di Artexit, le opere darte che cominciano a lasciare il Regno Unito prima che la Brexit (31 ottobre) faccia cessare come per magia il favorevolissimo regime fiscale e di dazi che ha contribuito a mantenere Londra al centro del mercato dellarte globale (le altre capitali sono New York e Hong Kong). Ma cè anche traffico in senso inverso, per i galleristi londinesi che preparano mostre da novembre in poi e vorrebbero evitare dazi doganali post Brexit.

I primi segnali erano arrivati il mese scorso dalle aste di Sothebys e Christies, in calo rispettivamente del 10% e del 22% nel primo semestre del 2019 rispetto allo stesso periodo dellanno scorso. La ragione più importante? Lincertezza provocata dalla Brexit. Londra rappresenta il portale dingresso redditizio, efficiente, altamente professionale e molto, molto discreto in Europa per larte globale. La libera circolazione dei beni infatti è stata per gallerie darte e case daste londinesi una benedizione: il Regno Unito ha le tasse dimportazione per le opere darte più basse della Ue, soltanto il 5%. Per questo, il modo più pratico per far entrare nellUnione unopera proveniente dal resto del mondo è quello di mandarla a Londra. Da lì, lopera può muoversi senza problemi. E così è stato, finora. Però, come ha ricordato ieri il Financial Times, la realistica possibilità di unimminente traumatica uscita dallUnione Europea con il salto nel buio del No Deal ha fatto sì che il mondo londinese dellarte stia organizzando in anticipo, per tutelare i propri interessi e i propri consistenti margini (è un business enorme, da sola Sothebys nel 2018 ha concluso vendite per 5,7 miliardi di euro). Luscita in versione No Deal, per i londinesi che vivono darte (e di dazi doganali bassi), è una catastrofe: che si aggiunge al senso generale di un possibile rallentamento delleconomia globale che ha fatto sì che nel 2019 il cosiddetto top end del mercato (le opere sopra i 50 milioni di euro) si sia già sensibilmente raffreddato.

Un anonimo collezionista citato dal quotidiano della City si è gia portato avanti svuotando la magione di Mayfair della sua collezione, trasferita in Francia. Le gallerie che hanno programmato mostre da novembre in poi cercano invece di portarle a Londra in largo anticipo per aggirare il rischio di nuove regole doganali post Brexit. Ottobre poi è il mese più importante per il mercato britannico dellarte, con il maxi evento Frieze durante la prima settimana, a soli venti giorni dalla Brexit.

La politica pensa a un governo ad interim, larte pensa a una soluzione ad interim, la sospensione dei dazi e dellIva: una consulente però ha definito limplementazione di questo sistema in poche settimane un incubo.



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