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Padova. Cade lintonaco, in Basilica spunta un Giotto nascosto
Barbara Codogno
Corriere del Veneto 28/8/2019

Tracce di unopera trecentesca: Riportiamola alla luce. Studiosi divisi

Padova. Alla Basilica del Santo un affresco di Giotto ancora tutto da svelare. Si tratterebbe di una Crocifissione, rivela la Reverenda Arca del Santo dopo le numerose indagini condotte dallUniversità di Padova coinvolgendo, tra gli altri, il Centro Circe che si occupa di ricerca per lo Studio dei Materiali Cementizi, lIstituto Cnr-Isac e il Dipartimento dei Beni Culturali.

Siamo allinterno della Sala del Capitolo, luogo liturgico molto amato dai fedeli di SantAntonio. La sala fu completamente intonacata e riaffrescata nel Seicento ma intorno al 1900 una parte dellintonaco crollò, lasciando intravedere due frammenti dellaffresco trecentesco sottostante. Una Crocifissione che, con buona attendibilità, è stata attribuita a Giotto.

A partire dallanalisi dei due frammenti, gli studiosi hanno ipotizzato il possibile posizionamento delle figure di Cristo e della Croce, compiendo delle indagini sulla parte alta della parete. Le indagini geognostiche effettuate in profondità sulla muratura sono servite a verificare che laffresco non fosse stato rimosso in seguito a interventi di apertura sul muro, come ad esempio lapertura di una porta o di un qualsiasi altro varco architettonico. I risultati delle indagini, effettuate con interferometria laser, hanno quindi dimostrato che le porzioni di affresco si estendono con continuità al di sotto dellintonaco. Non è escluso allora che si tratti di Giotto: un capolavoro ancora tutto da svelare.

Siamo certi che Giotto abbia lavorato alla Basilica del Santo racconta Giuliano Pisani, uno dei massimi esperti giotteschi e nella sala del Capitolo ci sono evidenti rifacimenti che potrebbero aver coperto le tracce della sua presenza. Di questa possibile testimonianza giottesca si parla ormai da ventanni. Queste recenti scoperte sono quindi la riprova di unipotesi che già si avanzava. Per lo studioso padovano il valore dellaffresco che si potrebbe palesare è senzaltro superiore a quello dellaffresco seicentesco successivo, anche se sottolinea Pisani - dallanalisi dei frammenti si palesa un Giotto completamente diverso da quello che, nella Cappella degli Scrovegni, mostra tutta unaltra dimensione.

La Crocifissione della Basilica di SantAntonio infatti, più che il Giotto della Cappella degli Scrovegni ricorderebbe il Giotto della Crocifissione conservata nel Convento di Santa Croce a Villa Verucchio (Rimini), a lui attribuita.

Cauto lo storico dellarte Arturo Carlo Quintavalle: Nulla si può dire fino a quando non potremo analizzare leventuale scoperta. Ci vuole prudenza. Molte volte è capitato che poi gli affreschi emersi fossero attribuiti a minori contemporanei. Ma quando verrà riportato alla luce? La decisione di rimuovere lintonaco sarà frutto di un lungo iter che coinvolgerà anche lo Stato Pontificio.

Nel frattempo, alla Basilica del Santo anche altri affreschi sono tornati alla luce. Grazie ai lavori di restauro nella cappella della Madonna Mora sono tornati a splendere quattro figure di Santi, tra cui san Bartolomeo, e la coppia di santi medici Cosma e Damiano che vestono tuniche eleganti dal colletto rigido, copricapi in vaio, e reggono il vaso degli unguenti. Grazie alla nuova leggibilità restituita dal restauro, lipotesi è di riconoscervi la mano di Stefano di Benedetto da Ferrara, che senzaltro lavorò nella basilica del Santo. Mentre in tutta larea della parete che sta sopra i quattro Santi, su uno strato di intonaco posteriore, si distende invece unimponente, anche se frammentaria, Madonna in trono con il Bambino. Gli studi realizzati dalla professoressa Cristina Guarnieri ne indirizzano lattribuzione al Maestro di Roncaiette. Il nome, di convenzione, è usato per designare un maestro attivo a Padova nellultimo decennio del XIV e i primi del XV secolo, autore del polittico della chiesa di San Fidenzio a Roncaiette di Ponte San Nicolò, a Padova. La realizzazione della Madonna in trono con il Bambino vedrebbe il Maestro di Roncaiette allapice della sua carriera artistica. Sotto è tornata leggibile una data, seppure incompleta, che colloca la pittura intorno al 1410. E rende quindi tutte le attribuzioni molto attendibili.



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