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Firenze entra nell’alleanza europea per fermare l’assalto del turismo
Marzio Fatucchi
Corriere Fiorentino 28/8/2019

Nasce a settembre l’alleanza europea contro l’overtourism e per difendere la residenza nelle città d’arte e turistiche. Dall’Italia, ci sarà Firenze, con l’assessore al Turismo e Urbanistica Cecilia Del Re, al primo incontro organizzato per il 26 settembre. ««Più che una alleanza “contro”, anche se uno dei temi centrali è l’abuso di Airbnb e simili, è una alleanza “per”: per mantenere la residenza in centro, per difendere le identità di queste città» spiega Del Re. Capofila del gruppo, Amsterdam, per l’Italia ha aderito anche Bologna. Obiettivo: ottenere dall’Unione poteri e fondi per contrastare gli eccessi del turismo.

Nasce a settembre l’alleanza europea della città per difendere i residenti dei centri assediati dall’overtourism e dal boom degli affitti tramite piattaforme web. E la prima città italiana ad aderire è Firenze.

Capofila del gruppo è Amsterdam. Il «braccio scientifico» che studia cosa stanno reagendo le città a questi fenomeni è Barcellona: lo fa con un questionario già consegnato a tutte le città. Amsterdam e Barcellona sono infatti due delle realtà più colpite, soprattutto per la residenza, dal boom di Airbnb. Ed infatti hanno introdotto vincoli a questa forma di ricettività.

A Bruxelles, il prossimo 26 settembre, per il Comune di Firenze ci sarà l’assessore Cecilia Del Re, che oltre all’Urbanistica ha la delega al Turismo. «Più che una alleanza “contro”, anche se uno dei temi centrali è l’abuso di Airbnb e simili, è una alleanza “per”: per mantenere la residenza in centro, per difendere le identità di queste città», spiega. Ed infatti, oltre ad una regolamentazione europea unica — con la possibilità di differenziare gli interventi a seconda delle specificità delle singole realtà — da questa riunione potrebbe arrivare anche una richiesta specifica di fondi per aiutare l’«abitare nei centro storici», dal social housing all’edilizia popolare fino a nuove forme di residenza, come il coliving. «Perché no? — commenta Del Re — Nei primi contatti che abbiamo avuto, per capire il senso del lavoro comune, è stato evidente che la prima preoccupazione di Amsterdam e di molte altre città è proprio la residenza nei centri storici».

La «scintilla» per far partire il gruppo di lavoro, l’«alleanza», è stato però un problema puntuale: un parere della Corte di giustizia europea lascia intendere che molte dei regolamenti, norme e vincoli utilizzati da diverse città per frenare il boom di case affittate tramite Airbnb, potrebbero decadere. I magistrati dell’Unione hanno infatti espresso la convinzione che queste piattaforme web non siano «agenti immobiliari», ma «digital service provider», società di servizi digitali. Di conseguenza, non si possono mettere limiti alla libera circolazione del loro business in Europa: le municipalità, anche le «città Stato» come Berlino, non possono mettergli vincoli.

I regolamenti, in queste città (in alcuni casi spinti fino al divieto) erano nati invece proprio per evitare che la spinta del mercato veicolato da queste piattaforme potesse incidere sugli (a volte delicati) equilibri di residenza e attività commerciali tradizionali di questi luoghi di cultura, storia, arte. Ed ecco quindi l’appello all’Unione Europea per interventi puntuali, più estesi di quelli legislativi già approvati sull’economia collaborativa (sharing economy, anche se tecnicamente ormai sono solo piattaforme di logistica).

«Sappiamo — insiste Del Re — che è quasi impossibile fermare il turismo globale, l’aumento degli arrivi. Ma introdurre regole e sostegni alla residenza ed all’identità delle nostre città è fondamentale». E Del Re critica il governo gialleverde: «Aveva introdotto, col Decreto Crescita, il codice identificativo obbligatorio, anche da inserire nelle inserzioni sul web, per chi faceva affitti brevi. Ci avrebbe consentito di conoscere in modo esatto il fenomeno e evitare elusione ed evasione fiscale. Ma i decreti attuativi non sono mai stati pubblicati dal ministro del Turismo». E lo stesso ministro Gian Marco Centinaio non ha mai erogato i fondi, alcuni milioni di euro, alle città d’arte (stanziati dal suo predecessore Dario Franceschini) per realizzare analisi, app contro le file ai musei, mobilità sostenibile per il turismo. Interessante notare come, tra le varie domande fatte nei questionari inviati da Barcellona, si chieda anche quante persone lavorano per il Comune a regolamentare il settore, se ci sono esperti di big data, strumenti statistici per «intercettare» il fenomeno. Solo Berlino, ha 50 dipendenti per controllare Airbnb.



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